L’impresa Italiana tra rispetto dell’ambiente e l’esigenza della produzione. Da anni ormai si è radicato anche nel nostro paese l’esigenza di tutelare l’ambiente tanto che oggi possiamo tranquillamente parlare di legislazione ambientale

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L’attuale problema non è quello di tenere alta l’attenzione del legislatore sulla rilevanza dei beni e dei valori ambientali ma quello di riportare ordine e razionalità in contesto normativo che negli ultimi trenta anni è stato arricchito da norme, regole, codicilli e dettami onerosi rispetto agli obiettivi effettivamente conseguiti. Si pensi a tutta la normativa inerente l’acqua, l’aria, i rifiuti ed i rumori oggetto attualmente di una legislazione specifica ed oserei dire “speciale”, scoordinata nel contenuto e nella forma e che rispecchia fedelmente la tradizione codicistica della nostra legislazione.

In altri termini e secondo la tradizione codicistica di legiferare “i nuovi diritti ambientali e le forme di tutela degli interessi sottostanti hanno trovato ingresso nella nostra legislazione solo per un impulso esterno che è stato foriero di un interesse sociale nuovo che corrispondeva al mutamento ed orientamento della nuova cultura ambientale della società. 

Un modo codicistico di legiferare che tentava di contemperare gli interessi individuali dell’imprenditore tendente alla produzione (quasi un diritto soggettivo ala produzione) con gli interessi diffusi e sociali della tutela ambientale. 
Oggi si assiste invece ad una nuova metodologia del legiferare non si tratta più solo di tutelare il bene ma di fornire il sistema di criteri d’efficienza che snelliscano le norme creando chiarezza interpretativa e soprattutto una corretta distribuzione di oneri e responsabilità tra i vari destinatari delle norme (si pensi alla divisione di competenze tra Stato Regioni ed Enti Locali).

In questa nuova prospettiva l’ambiente non è solo un bene da tutelare ma un “fattore primario” di valutazione in tutte le scelte di politica economica e sociale. L’ambiente quindi non può essere considerato una materia a se stante, un insieme di obbiettivi ambiziosi non supportati e non connessi con la realtà.

L’ambiente al contrario deve confrontarsi necessariamente con le politiche sociali che definiscono i sistemi economici e sociali dell’Unione Europea . In altri termini si deve tener conto delle possibili pressioni sulla compatibilità dei sistemi macroeconomici e sulle conseguenze in termini sociali ed occupazionali.
Pertanto è necessario che le leggi, i principi e le norme poste a tutela dell’ambiente devono essere semplificati in modo da potersi “sposare” e connettersi con altri differenti e diversi interessi primari e/o aree di influenza. Si pensi alle politiche dei trasporti o a alle politiche energetiche. 

Al legislatore oggi si chiede un approccio integrato ambiente, società, economia che, dalla vecchia legislazione (Legge quadro Valdo Spini) “paghi l’imprenditore” e nell’ottica di prevenzione, precauzione e correzione, impone una corposa normativa inerente i nuovi reati ambientali con le consequenziali sanzioni, lo porti ai testi unici integrati ed esempio gestione dei rifiuti e dei siti contaminati, gestione delle aree protette e V.I.A. (valutazione di impatto ambientale). 
Il cammino è ancora lungo ed è a solo titolo esemplificativo che segue una parziale e non esaustiva elencazione della normativa in essere 

Esistono quattro grandi settori ambientali e conseguentemente si hanno quattro fattispecie di reato ambientale 

1) I reati attinenti all’aria
In questa prospettiva le leggi di riferimento sono la L.615/86 inerente agli impianti termici, all’inquinamento atmosferico industriale, il D.P.R. 203/88 inerente ai nuovi impianti realizzati senza autorizzazione e dopo l’ordinanza di chiusura e/o per violazione delle prescrizione imposte e il D.Lgs 97/92 inerente i limiti di zolfo nel gasolio.

2) I reati attinenti all’acqua 
che inferiscono ad una moltitudine di fattispecie penali che vanno dagli scarichi non autorizzati alle sostanze pericolose immesse nell’ambiente, dai frantoi oleari inosservanti delle prescrizioni dell’autorità amministrativa costituita agli scarichi pericolosi per la salute pubblica. L.319/76 e L.119/87 
Ed ancora il DPR 217/88 inerente alle sostanze pericolose immesse nei bacini, nei fiumi o nelle acque adibite all’irrigazione dei campi.
Ed infine i numerosi D.Lgs attuativi il 130/92, 131/92 e 132/92 esplicanti le superiori fattispecie connesse alle acque dolci, alla molluschi-coltura ad alle relative autorizzazione ed ordinanze di sospensione, revocazione e diniego di scarico. 

3) I reati ambientali attinenti allo smaltimento dei rifiuti.
Ove da una legislazione d’emergenza si è passati ad una articolata normativa che và dallo smaltimento abusivo degli oli-usati DP.R. 691/82 alla smaltimento non autorizzato dei rifiuti speciali prodotti da terzi DPR 915/82 dalla realizzazione/gestione di discarica in conto terzi all’inottemperanza dell’ordine di sospensione.
Ed ancora dall’omessa ed infedele comunicazione di dati e irregolare tenuta dei registri all’inosservanza delle prescrizioni inerenti la spedizione transfrontaliera di rifiuti speciali L.475/88.
Ed ancora dallo scarico di oli usati in acqua e nel suolo all’utilizzazione industriale di oli usati come combustibili DLgs 95/92 
L’utilizzazione di rifiuti tossico nocivi in agricoltura all’utilizzazione di fanghi non autorizzati in agricoltura. DLG 99/82 . Immissione nell’ambiente di rifiuti contenenti biossido di Titano. 

4) I reati ambientali attinenti alla rumorosità
Nei reati Ambientali rientra anche il rumore basti pensare all’esercizio di attività rumorosa superante 1,6 decibel DPCM 1.3.91 art. 659 c.p. o gli schiamazzi, l’abuso di strumenti sonori e/o lo strepitio d’animali.
Ma d’inquinamento ambientale ed acustico si parla anche a proposito delle onde elettromagnetiche inferente agli impianti della telefonia mobile o alle recentissime onde elettromagnetiche inerenti al sistema digitale terrestre. 

Articolo scritto dall’ Avv. Pietro Giunta
Per info e-mail avvgiunta@tiscali.it

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