Come noto la Legge n. 212/2000 meglio conosciuta come lo statuto dei diritti del contribuente, ha regolamentato i rapporti tra il fisco ed il contribuente dando regole chiare.

Inoltre sono stati resi inequivocabili i principi cardine che regolano il rapporto fiscale tra l’ente impositore ed il cittadino, nonché le tutele e garanzie soprattutto per ridurre le liti che spesso si traducono in un contenzioso dispendioso ed inutile.

La figura del Garante del contribuente, non a caso, se pur ancora con funzioni secondo chi scrive limitate, costituisce per la prima volta nel nostro Paese, un segnale di grande civiltà giuridica in materia tributaria.
A circa quattro anni dall’emanazione della Legge, bisognerà leggere attentamente e conservare meticolosamente lo statuto del contribuente, che dopo i precedenti segnali giurisprudenziali, ora assume una rilevanza giuridica che lo pone in vetta alla gerarchia delle norme fiscali.

E’ infatti recente la Sentenza della Cassazione ( la n. 7080/2004) che attribuisce allo statuto, e si ritiene ora in maniera irreversibile, un rilievo percettivo e sostanziale ai principi nello statuto stesso enunciati, chiarendo una sostanziale superiorità delle proprie norme rispetto quelle vigenti in materia fiscale.
Leggendo la Sentenza sopra citata, risulta chiaro che con lo statuto si applica il principio di irretroattività anche alla normativa preesistente (art. 3 della L. n. 212/00) nonché il principio di buona fede e correttezza nei rapporti tra contribuente ed amministrazione finanziaria, con la rigorosa osservanza sia da parte dell’interprete della norma che dallo stesso legislatore.
Peraltro, per quanto attiene la irretroattività , già la Suprema Corte si era espressa con Sentenza n. 17576/02, ove si trattava delle garanzie per il contribuente in occasione di una verifica fiscale (art. 12 dello statuto) e questa ultima Sentenza, ne traccia i profili, rilevando che proprio perché lo statuto cita anche norme costituzionali, l’interpretazione conforme dello stesso si risolve con l’interpretazione delle norme costituzionali richiamate.

Un passo della Sentenza specifica :
“ qualsiasi dubbio interpretativo o applicativo sul significato e sulla portata di qualsiasi disposizione tributaria che attenga ad ambiti materiali disciplinati dalla legge n. 212/ 2000, deve perciò essere risolto dall’interprete nel senso più conforme ai principi dello statuto del contribuente, cui la legislazione tributaria, anche antecedente, deve essere adeguata anche al di là delle modificazioni, relativamente modeste, introdotte nella normativa previdente con il Dlgs. 26 gennaio 2001, in applicazione di una delega contenuta nell’art. 16 della stessa legge n. 212 del 2000.

Questa prescrizione non è diretta soltanto al futuro legislatore tributario, ma si riflette come criterio interpretativo sull’esercizio della stessa attività applicativa dell’interprete che è chiamato ad applicare quei principi anche con riferimento a leggi tributarie che non siano state oggetto di correzione, vale a dire virtualmente tutte le altre norme dell’ordinamento tributario” .
In Sentenza tuttavia è ben specificato che l’interprete della norma deve fare una attenta distinzione, tra norme espressione di principi già presenti nell’ordinamento e quelle talmente innovative da non potersi considerare tali e pone il divieto assoluto di retroattività per le misure fiscali tanto da dover dare la preferenza alla norma che escluda la retroattività nel caso in cui si ponga una eventuale doppia applicazione normativa.

A parere dello scrivente tuttavia, e titolo puramente dottrinale, permane la soluzione a favore del contribuente nel caso di dubbio secondo i principi generali che regolano il contenzioso tributario.

Articolo a cura del Commercialista Dott. Fabrizio Fava
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