Guida rapida alla scelta dell’assetto societario tra società e cooperativa.

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La nota riforma societara che ha avuto effetto dal 1 gennaio 2004, e la precedente Legge n. 142 del 2001, integrata con il decreto del 23 giugno 2004 del Ministero Attività Produttive, concernente la riforma delle cooperative, offrono lo spunto per affrontare ora in maniera esaustiva il quadro normativo complessivo degli assetti societari praticabili, in virtù dei vantaggi e svantaggi propri di ogni tipologia scelta.

Per quanto riguarda le società, inutile forse ricordare che esistono nel nostro ordinamento:

– società di persone :
. società semplici (s.s.);
. società in nome collettivo (snc) con responsabilità illimitata e solidale in capo 
a tutti i soci;
. società in accomandita semplice (sas) con responsabilità illimitata e solidale
in capo ai soci accomandatari amministratori e limitata alla quota conferita 
per i soci accomandanti;

– società di capitale :
. società a responsabilità limitata anche unipersonale (srl) ;
. società per azioni (spa);
. società in accomandita per azioni (sapa);

ove la responsabilità per le srl ed spa è limitata per il capitale sottoscritto eccetto per le s.a.p.a. ove è invece illimitata e solidale per i soci accomandatari.

Per quanto riguarda poi , il capitale sociale, per le società di persone rimanendo in vigore le precedenti disposizioni questo è rappresentato dal capitale sottoscritto senza un importo minimo prefissato mentre per le srl il capitale minimo deve essere di 10.000,00 euro e per le spa di 120.000,00 euro, e se il capitale è formato da versamenti in denaro, almeno il 25% deve essere depositato presso un istituto bancario ovvero supportato da una fideiussione bancaria o assicurativa.

Per la tassazione inoltre, le società di persone sono soggette alla discussa imposta regionale sulle attività produttive (Irap) ed il reddito conseguito viene tassato in capo ai soci che lo indicheranno nel quadro H della propria dichiarazione fiscale, mentre le società di capitale soggiacciono alla imposta sul reddito delle società (Ires) in genere pari al 33% .

La cooperativa

aIn questo contesto, merita una particolare attenzione la cooperativa, che nonostante le precedenti riforme e quelle preannunciate per il futuro, rimane pur sempre una aggregazione societaria agevolata, persistendo ovviamente i requisiti di mutualità di cui all’art. 26 del D.Lgs. 1577/47 e di destinabilità quindi degli utili residui a fini di mutualità e beneficenza come prescritto dall’art. 29 del D.L. 69/1989, e l’eventuale ma non necessaria iscrizione all’Albo nazionale degli enti cooperativi di cui all’art. 15 del D.Lgs. n. 220/2002 che sostituisce il previgente registro prefettizio, mentre è già stato firmato il decreto delle Attività Produttive del 23 giugno 2004, che istituisce l’Albo delle società cooperative presso il Registro imprese in due sezioni , una per quelle a mutualità prevalente e l’altra per quelle senza mutualità prevalente per introdurre l’invio del bilancio on line ma soprattutto per attuare un radicale censimento sulle attività svolte e che costringerà anche a modifiche statutarie, le coop. a mutualità prevalente nel caso in cui non fossero state inserite le clausole di cui al novellato art. 2514 del codice civile e già contenute nell’art. 4 comma 6 della Legge 31/01/1992 n. 59 .

Questo nuovo decreto merita una qualche attenzione in quanto ripristina, entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto stesso, che avverrà presumibilmente entro fine giugno o i primi di luglio 2004, la formalità pubblica della iscrizione, demandata alle Camere di commercio territorialmente competenti, e che a seconda della sezione di appartenenza determinerà o meno le esenzioni fiscali (concesse appunto con i parametri di cui sotto si dirà e per le cooperative con mutualità prevalente, ovvero che operano prevalentemente con i soci, etc..); tale iscrizione peraltro (art. 7), attribuirà un numero con la relativa sezione di appartenenza, che dovrà essere indicato dalla cooperativa nei propri atti e nella propria corrispondenza, e, annualmente (art. 5) dovrà essere depositato il relativo bilancio con il modello approvato dal ministero e gli amministratori dovranno documentare in nota integrativa (con riferimento agli artt. 2512,2513 e 2514 del codice civile) la persistenza della condizione di mutualità prevalente.

La cooperativa può anche essere costituita da un minimo di tre soci (precedente piccola cooperativa) con responsabilità limitata e senza un minimo capitale sociale prefissato , anche con unico amministratore ed evitando il collegio sindacale , se pur rimane l’obbligatorietà della revisione biennale ai sensi del D.Lgs. 220/2002 attribuita al Ministero delle attività produttive.

Concentreremo la nostra attenzione sulle cooperative di produzione e lavoro che sono indubbiamente le più diffuse nel nostro Paese stante la varietà di attività svolgibili (mettono in atto un ‘attività finalizzata alla produzione dei beni e servizi attraverso il lavoro da parte dei soci) e precisiamo che per ottenre l’esenzione totale da Ires necessita ulteriormente :

– ai sensi della L. 59/1992, il 3% degli utili annuali e del patrimoni residuo delle cooperative in liquidazione deve essere devoluto a fondi mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione;

– ai sensi della L. 904/1977 , deve essere costituto un fondo di riserva indivisibile, con esclusione della distribuzione fra i soci anche all’atto dello scioglimento;

– ai sensi dell’art. 11 D.P.R. 601/1973 l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano con continuità la propria opera non devono essere inferiori al 50% dell’ammontare complessivo degli altri costi esclusi quelli relativi alle materie prime e sussidiarie; sono tuttavia deducibili dal reddito le somme erogate ai soci lavoratori come integrazione delle retribuzioni sino ad un massimo dei salari aumentati del 30% e l’Ires si riduce a metà se l’ammontare delle retribuzioni è inferiore al 50% ma non al 25% degli altri costi come sopra specificato.

Per quanto attiene quest’ultimo punto, avendo parlato di retribuzioni e non già di altre forme di compenso elargite al socio della cooperativa, occorre una precisazione, anche perché nella nuova formulazione di cooperazione a mutualità prevalente ( suscettibile quindi delle agevolazioni fiscali) nella cooperativa di produzione e lavoro assume un requisito fondamentale il costo del lavoro relativo all’opera dei soci che deve essere anche’esso superiore al 50%del complessivo costo del lavoro, come risultante dal conto economico.

La Legge n. 142 del 2001, confermando la preminenza del rapporto associativo su quello di lavoro e specificando che il rapporto di lavoro è strumentale al vincolo associativo ed obbligando ad un regolamento interno che contenga il richiamo ai contratti collettivi applicabili ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato (art. 6 comma 1, lettera a) , non sembra ponga l’obbligatorietà affinche il socio sia obbligatoriamente un lavoratore dipendente, anzi, proprio per il concetto della preminenza del rapporto associativo, sembrerebbe che le altre forme di collaborazione (esempio lavoro a progetto) non siano da considerarsi elusive ai fini della contribuzione Inps; concetto questo ribadito se pur non esplicitamente dalla circolare n. 10 del 18 marzo 2004 del Min.Lavoro che ribadisce il concetto della prevalenza del rapporto associativo su quello di lavoro dipendente, se pur nel caso di lavoro subordinato devono essere riconosciuti tutti i privilegi tipici di tale rapporto ( minimo contrattuale, scatti di anzianità etc…).

Tale considerazione del tutto personale, ma sorretta da un ragionamento logico e giuridico, dovrebbe tuttavia essere passata al vaglio degli Enti preposti in materia di lavoro e previdenza, che come noto, tendono spesso ad equiparare anche talune indiscusse forme di prestazione autonome come subordinate.

Articolo a cura del Commercialista Dott. Fabrizio Fava
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