L’amministratore delle società è colui al quale è delegata gran parte della rappresentanza verso i terzi.
Il Codice Civile distingue i diritte i doveri degli amministratori in funzione dei vari tipi di società:

Società semplice 
L’amministrazione spetta disgiuntamente a ciascun socio, ma ciascuno degli altri soci può opporsi alle operazioni. In caso di disaccordo decide la maggioranza calcolata secondo le quote di divisione degli utili.
E’ possibile attribuire a più soci l’amministrazione congiunta. In tal caso, i soci amministratori decidono all’unanimità. Se si è convenuto che le decisioni possano essere prese a maggioranza, questa si calcola secondo le quote di divisioni degli utili.
L’amministratore nominato con il contratto sociale non può essere revocato senza giusta causa. L’amministratore nominato con atto separate è revocabile secondo le norme del mandato.

Società in nome collettivo
Gli amministratori compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, fatti salvi gli eventuali limiti dell’atto costitutivo e della procura.
I limiti posti all’operato degli amministratori sono opponibili ai terzi solo se iscritti al registro delle imprese o se i terzi ne erano a conoscenza.
Gli amministratori che hanno la rappresentanza della società devono depositare presso l’ufficio del registro le loro firme autografe entro quindici giorni dalla nomina.

Società in accomandita semplice
Per la nomina e per la revoca degli amministratori nominati con atto separato sono necessari il consenso dei soci accomandatari e della maggioranza, secondo il capitale sottoscritto, dei soci accomandanti.

Società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata
L’amministrazione può essere affidata anche ai non soci. In caso di pluralità di amministratori si parla di consiglio di amministrazione, tra essi l’assemblea o lo stesso consiglio nomina il presidente.
Il consiglio può delegare parte delle sue attribuzioni a un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi membri. Analogo potere spetta all’assemblea.
La nomina degli amministratori spetta all’assemblea , salvo i primi che sono nominati dall’atto costitutivo, e non può essere fatta per un periodo superiore a tre anni. Gli amministratori sono rieleggibili e liberamente revocabili dall’assemblea. In caso di revoca senza giusta causa sorge un diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni.
La nomina e la cessazione degli amministratori devono essere iscritti nel registro delle imprese.
Gli amministratori che hanno la rappresentanza della società possono compiere gli atti che rientrano nell’oggetto sociale purché non siano in contrasto con la legge o con l’atto costitutivo.
Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, salvo autorizzazione dell’assemblea.
L’amministratore, che in una determinata operazione ha, per conto proprio o di terzi, interesse in conflitto con quello della società, deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale, e deve astenersi dal partecipare alle deliberazioni riguardanti l’operazione stessa.
La deliberazione del consiglio, qualora possa recare danno alla società, può, entro tre mesi dalla sua data, essere impugnata dagli amministratori assenti o dissenzienti e dai sindaci se, senza il voto dell’amministratore che doveva astenersi, non si sarebbe raggiunta la maggioranza richiesta. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.
Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario, e sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori.
In ogni caso gli amministratori sono solidalmente responsabili se non hanno vigilato sul generale andamento della gestione o se, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.
La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.
L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.
La deliberazione dell’azione di responsabilità importa la revoca dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa col voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. 
La società può rinunziare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale.
Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.
Le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori (c.c.2392 e seguenti) si applicano anche ai direttori generali.

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