D.L.ivo 297/2004 pubblicato in G.U. il 15.12.2004 inerente le sanzioni di carattere amministrativo per le violazioni connesse alla vendita di prodotti tutelati Dop e Igp

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Il D.L.ivo 297/2004 è inerente le sanzioni Amministrative connesse con le violazioni delle regole sottese alla produzione, commercializzazione e finanche comunicazione e pubblicità die prodotti/beni di consumo protetti dalla denominazione di origine controllata e/o d’indicazione geografica protetta ( Dop/Igp = Denominazione Origine Protetta/Indicazione Geografica protetta) in adempimento, sia pure in ritardo, del Regolamento CEE 2081/92.
Ovviamente non appare essere compito del presente e susseguente articolo, di carattere semplicemente esplicativo, analizzare ed analiticamente completare le singole fattispecie amministrativamente sanzionabili. 

Stante che il D.L.ivo in trattazione si picca da una parte (forse con termini legislativi non molto comprensivi e comunque poco idonei a rispettare i parametri costituzionalmente garantiti affinché il tenuto possa e/o debba adempiere) spiegare i suoi effetti su tutta una serie di pregressa legislazione statale ( L. n°128/99 art.14 L.199/526) Decreti Ministeriali e dall’altra parte presupporre la conoscenza di carattere tecnico normativa di rilevanti Istituti del rilevanza codicistica ( il Consorzio. Il Marchio oltre le singole legislazioni rilevanti ai fini della pubblicità dei prodotti e quant’altro di diritto). 
Pertanto, stante la premessa, appare dalla semplice lettura del D.L.ivo in parola l’esigenza del testatore di precisare, articolo per articolo, che la massima parte delle ipotesi rubricate fanno anche parte di fattispecie di natura penale .

Inoltre e secondo una collaudata tecnica legislativa si sono previsti due “capi” intitolati rispettivamente dei “Produttori” e degli organismi di controllo e consorzi di tutela “suddivisi per articoli. Dacché si avrà una serie di articolo inerenti l’uso commerciale del prodotto tutelato e/o connesso con l’iter tecnico amministrativo ai fini della designazione, marchio e/o con il piano di controllo e la seconda parte inerente le inadempienze relative alla struttura di controllo con sanzioni amministrative che possono andare dai €.500,oo a €.60.000,oo

Pertanto salva l’applicazione delle norme penali vigenti

1) Chiunque impiega commercialmente direttamente o indirettamente una “denominazione protetta” ( Dop-Igp) o il segno distintivo o il marchio registrati è sottoposto alle sanzioni amministrative di seguito previste per 

A) i prodotti compatibili (appartenenti alla stesso tipo ed es. olio, vino ecc) ma non in possesso di denominazione :

– per mancato controllo della struttura di controllo autorizzata dal Ministero delle politiche agricole la sanzione pecuniaria và dai i Tremila ai Ventimila Euro

– per il mancato ottenimento della certificazione di conformità rilasciata dalla struttura di controllo la sanzione pecuniari và duemilacinquecento a tredicimila Euro.

– per l’accertata violazione della disciplina di produzione del prodotto la sanzione amministrativa và duemila a tredicimila Euro.

B) i prodotti non compatibili (non appartenenti allo steso tipo es caffe Lavazza pantaloni Lavazza) ma rilavanti nella misura in cui il trasgressore possa avvalersi della denominazione protetta al fine di sfruttarne indebitamente la reputazione. In tal caso la sanzione pecuniaria và da cinquecento a tremilacinquecento.

C) i prodotti composti, elaborati o trasformati che recano nell’etichettatura, nella presentazione (anche in vetrina) o nella pubblicità il riferimento ad una denominazione protetta ( si pensi ad es. ad un cestino natalizio formato da diversi prodotti ed incartato con il logo di un solo prodotto a denominazione controllata). In tal caso la sanzione pecuniaria và da duemilacinquecento a sedicimila Euro salvo che il riferimento alla denominazione protetta non dipenda dalla :

– circostanza che il prodotto tutelato e la sua denominazione non siano il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza (si pensi al cioccolato Perugina composto da diversi prodotti che possono anch’essi essere a denominazione protetta ed es. latte Parmalat.) . O che gli utilizzatori del prodotto composto, elaborato o trasformato siano stati a ciò autorizzati dal Consorzio di tutela e, pertanto, debitamente registrati O, in mancanza, che siano stati autorizzati , e autorizzabili, dal Ministero delle politiche agricole – Direzione Generale per la qualità dei prodotti agroalimentari e la tutela del del consumatore.

– circostanza che il riferimento alla denominazione protetta è riportato tra gli ingredienti del prodotto confezionato che lo contiene o in cui è elaborato o trasformato. 

Pertanto nel caso dei prodotti composti di cui al punto C la sanzione ivi prevista è applicabile solo quando l’accertatore abbia preventivamente verificato la non vigenza delle singole ipotesi di cui ai punti a) e b) che, stante la loro varietà e molteplicità, devonsi analizzare caso per caso.

2) Chiunque detiene per la commercializzazione o l’immissione al consumo prodotti, che pur tutelati e certificati conformi al Dop-Igp, siano privi delle indicazioni inerenti alla denominazione è sottoposto ad una rilevante sanzione pecuniaria che è di Euro 100.oo per ogni chilo, litro o frazione di essi o, comunque, per ogni singola confezione sempre che prodotto oggetto d’accertamento sia di peso e di capacità inferiore al chilo o al litro.

3) In ultimo e per tutte le violazioni di cui al presente articolo è prevista la sanzione accessoria dell’inibizione dell’uso della denominazione violata oltre, a seconda della gravità dell’illecito commesso, la pubblicazione del provvedimento irrogante a spese dell’autore a cui la sanzione viene applicata. 

Prima di procedere all’analisi dell’art. 2 del Capo I del D.L.ivo in trattazione appare opportuno evidenziare come l’intento del legislatore in questo caso sia stato non solo quello di prevenire, ma anche quello di sanzionare situazioni in essere. Per fare ciò dovevasi necessariamente fare riferimento a situazioni e fattispecie di fatto da tempo conosciute dalla Dottrina e dalla Giurisprudenza . La superiore argomentazione è confortata dalla semplice lettura dell’intitolazione dell’Art. 2 in parola “ Designazione e presentazione della denominazione del segno distintivo e del marchio”.

Pertanto salva l’applicazione delle norme penali vigenti

1) Chiunque modifica per la commercializzazione o l’immissione al consumo il Dop-Igp , il segno distintivo o il marchio come registrati ed inerti ad un prodotto tutelato (Dop-Igp) è sottoposto alla sanzione pecuniari da tremila a quindicimila Euro.

2) Chiunque, “usurpa” (nella designazione e presentazione del “proprio” prodotto) o “evoca nella denominazione (sia pure frutto di traduzione non consentita – vedasi normativa CEE ) il segno distintivo o il marchio” o comunque accompagna la presentazione del proprio prodotto violando le anzidette norme fosse anche per il genere,tipo,metodo e/o per la maniera (di presentazione), imitazione o simile è sottoposto alla sanzione pecuniaria da duemila a tredicimila Euro.

3) Chiunque “utilizza e imita ” indicazioni non conformi e non veritiere, nella confezione o nell’imballaggio, nella pubblicità e nell’informazione o nei documenti connessi alle superiori tutele; O “impiega” per le confezioni, recipienti che possano indurre in errore e sottoposto alla sanzione pecuniaria che và da tremila a ventimila Euro. Tale sanzione è applicata anche a chi “pone in essere altra prassi o comportamento ideneo ad indurre in errore il consumatore – Punto n° 4 –

5) Chiunque, poi , usa un marchio d’impresa che riproduce od evoca una denominazione protetta, o contraffa ( il distintivo, marchio, sigillo e simbolo) il prodotto registrato è sottoposto alla sanzione pecuniaria da cinquemila a cinquantamila Euro.

6) Chiunque, finanche , usi espressioni nella “pubblicità dei prodotti e nella informazione dei consumatori” dirette a garantire, ad affermare o presupporre la previa autorizzazione del Ministero delle politiche agricole o forestali o dei Consorzi legittimati nei confronti delle tutele del prodotto è sanzionato con la pena pecuniaria di cinquantamila Euro.

7) In ultimo anche nelle superiori ipotesi di cui all’art. 2 del D.L.ivo in parola è prevista la pena accessoria dell’inibizione e della pubblicazione.

Ed ancora prima di procedere all’analisi del capo I art. 3 del D.L.ivo in parola devesi precisare che, a fronte di una tecnica giuridica di normazione tendente a coprire le situazioni di fatto in essere oltre prevenire le nuove, il legislatore non poteva non disciplinare le ipotesi inerenti il controllo da una parte e gli ordini di controllo dall’altra.

Pertanto salva l’applicazione delle norme penali vigenti

L’Art. 3 del capo I del D.L.ivo in parola, intitolato “Piano di controllo” prevede che :

– A) il Soggetto a carico del quale gli organi preposti accertino una “non” conformità classificata grave nel piano di controllo del Dop-Igp e …. “sfornite di contestazione presso le competenti autorità (ricorso avverso l’accertamento) o oggetto di decisione definitiva” rispondono per una sanzione pecuniaria da duemila a tredicimila Euro; 
– B) il Soggetto, poi, che fosse immesso nel sistema di controllo ponga in essere comportamenti diretti a non consentire le ispezioni e/o intralciare le ispezioni dei preposti risponde con una sanzione pecuniaria da cinquencentosedici Euro previo accertamento dell’organo competente. (Ministero o Consorzio).
– C il Soggetto ammesso al sistema di controllo (autorizzato ai benefici di cui al Dop-Igp) che non provveda a corrispondere gli obblighi pecuniari del sistema e limitatamente alla struttura di controllo inerente la “Denominazione protetta” risponde nella misura pari al triplo dell’importo dell’obbligo pecuniario accertato.
– D Il soggetto ammesso al sistema di controllo di cui superiore punto C, limitatamente alle violazione connesse alla struttura di controllo risponde nella misura del triplo dell’obbligo pecuniario accertato 

Salvi in ogni caso le pene accessorie della sospensiva di utilizzare (Inibitoria) e della rimozione della causa che ha dato origine oltre, per i punti C e D, la previa verifica del Ministero delle politiche Agricole e Forestali.

Dopo l’articolata ed esplicativa disamina del capo I del D.L.ivo in trattazione e stante le premesse innanzi riportate il capo II ° Intitolato “Degli organismi di controllo e dei consorzi” non poteva che riguardare le “Inadempienze della struttura di controllo” ed a tal fine prevedere 

Salve le applicazioni delle norme penali vigenti 

1) Alla struttura (Consorzi autorizzati all’accertamento delle violazioni) che non adempia alle prescrizioni o agli obblighi impartiti dalle competenti autorità (Ministero delle politiche agricole e forestali) è imposta una sanzione pecuniaria di cinquantamila Euro salva la sospensione o la revoca del provvedimento autorizzatorio dell’anzidetto e competente ministero.
2) Ove l’anzidetta struttura (consorzio autorizzato) nell’espletamento delle attività di controllo di competenza “discrimini ovvero pone ostacoli all’esercizio del diritto “ è sottoposta alla sanzione amministrativa di sessantaduemila Euro .

In ultimo e sempre salve le norme penali vigenti sono previsti gli artt. 5 e 6 del capo II del D.L.ivo in parola che da una parte tutelano i consorzi riconosciuti prevedendo per la “Tutela dei consorzi incaricati “ una sanzione amministrativa pari a €. Ventiseimila oltre la sanzione accessoria dell’inibizione a carico dei trasgressori; ed ancora per i soggetti non immessi nel sistema di controllo, fossero finanche “soggetti privati”, una sanzione amministrativa di diecimilacinquecento. E dall’altra parte le “Inadempienze dei consorzi di tutela (art. 6)” che prevedono una sanzione pecuniaria di cinquantamila Euro ove non si adempiesse alle prescrizioni Impartite dal Ministero delle politiche agricole e forestali e/o non si adempiesse alla singola intimazione imposta caso per caso al trasgressore. 

Ed ancora una sanzione di sessantaduemila Euro ove i consorzi riconosciuti pongano in essere comportamenti tendenti alla “ discriminazione tra i soggetti associati e partecipanti al consorzio ove la diversità di trattamento non sia prevista dallo statuto costitutivo del consorzio in parola” (ed es. segmento o meno della filiera ) ; o comportamenti tendenti a porre ostacoli all’esercizio del diritto d’accesso al consorzio e/o a violare, in ultimo, le disposizione impartite del decreto Ministeriale delle politiche agricole e forestali n° 410/2000 ed inerente i costi.
Messina 31.01.2005

Articolo scritto dall’ Avv. Pietro Giunta
email avvgiunta@tiscali.it

Sottocategoria  Sanzioni-amministrative-

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