Con la Legge 27/2/2004 N. 47 (conversione in legge del D.L. 355/2003) il termine è stato ulteriormente prorogato al 30/9/2004 per il giuramento della perizia (all’1/7/2003 è fissata la data ultima di riferimento del valore)

L’art. 5 della Legge Finanziaria 2002 consente ai proprietari di quote di partecipazione in società di rivalutare – con spese piuttosto contenute i costi di carico di tali partecipazioni, consentendo così di pagare in futuro meno imposte sulle plusvalenze. 

Dal punto di vista soggettivo la disposizione si rivolge:
-alle persone fisiche, non in qualità di imprenditori ma come privati;
-alle società semplici e associazioni tra artisti e professionisti

sono quindi escluse le società commerciali quali SNC, SAS, SRL, SPA);
-ai soggetti non residenti, per diminuire eventuali plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni in società residenti in Italia, non riferibili a stabili organizzazioni.

Quindi il caso più ricorrente, quello classico, è quello dei privati, che possono godere dell’agevolazione indipendentemente dal regime di tassazione adottato per i proventi finanziari (della dichiarazione, del risparmio amministrato, del risparmio gestito).

La data di riferimento è quella del 1’ gennaio 2002: possono rivalutare i soggetti che già erano proprietari dei titoli, delle quote, dei diritti a quella data mentre, al contrario, ne sono esclusi coloro che hanno acquistato successivamente, anche se per successione o donazione.

Dal punto di vista oggettivo sono rivalutabili tutti gli strumenti finanziari rappresentativi di partecipazioni: titoli, azioni, quote, diritti, a condizione che non siano negoziati nei mercati regolamentati, in pratica che non siano quotati in Borsa.

E’ possibile rivalutare anche solo una parte delle partecipazioni possedute.

Il costo fiscale di questa operazione è pari al 4% del valore nei casi di partecipazioni qualificate o del 2% nel caso le partecipazioni NON siano qualificate.

Una partecipazione è considerata “qualificata” quando rappresenta una percentuale di diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria superiore al 20% oppure, se si tratta di una partecipazione al capitale o patrimonio, superiore al 25%.

Al disotto di questi limiti la partecipazione è considerata “non qualificata”.

Il valore della partecipazione al 1’ gennaio 2002 è determinato sulla base di una PERIZIA GIURATA DI STIMA redatta (esclusivamente) da soggetti iscritti all’albo dei dottori commercialisti o dei ragionieri oppure nell’elenco dei revisori contabili. Il professionista ne risponde ai sensi dell’art. 64 del Codice di procedura civile: in caso di colpa grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10.329,14 euro.

La perizia deve essere redatta e giurata entro il 30 settembre 2002 e comunque prima dell’eventuale cessione della partecipazione. (aggiornamento: la circolare 47/E del 5/6/2002 ha precisato che, salvo i casi in cui ci si rivolga ad un intermediario, è possibile redigere la perizia anche dopo la cessione delle partecipazioni). I dati della perizia non saranno indicati nella dichiarazione della società ma conservati dal contribuente ed esibiti o trasmessi all’Amministrazione finanziaria solo se e quando richiesti.

Se la perizia viene predisposta su “ordine” della società il relativo costo di estensione è deducibile dal reddito in quote costanti nell’esercizio in cui è stata sostenuta e nei quattro successivi. Se invece la perizia viene predisposta per conto dei soci la relativa spesa sostenuta aumenta il costo rivalutato delle partecipazioni.

Il pagamento dell’imposta sostitutiva del 4% o del 2% deve essere effettuato entro il 30 settembre 2002 ed è possibile rateizzare l’importo in tre anni con aggiunta di interessi del 3% annuo.

La rivalutazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate possedute alla data del 1’ gennaio 2002 permette di ridurre – se non annullare completamente – l’eventuale tassazione sulle plusvalenze che possono maturare al momento di cessione.

La tassazione ordinaria sarebbe quella del 27% calcolato sulla plusvalenza in caso di partecipazioni qualificate, oppure del 12,5% se non qualificate: il risparmio potrebbe quindi essere tanto! In particolare se il costo o valore d’acquisto è molto basso rispetto all’ipotetico valore di cessione. Al contrario invece se il valore di “carico” è già vicino al valore attuale allora potrebbe essere più conveniente pagare il 27% (o il 12,5%) sulla plusvalenza piuttosto che il 4% (o il 2%) sul valore totale periziato (più il costo della perizia).

L’importante è che chi ritiene possibile in futuro la cessione di partecipazioni possedute, sia a conoscenza di questa opportunità, da sfruttare entro il 30 settembre 2002, e possa pertanto valutare la convenienza fiscale dell’operazione.  

L’assunzione del valore delle partecipazioni alla data del 1’ gennaio 2002 non consente comunque il realizzo di minusvalenze detraibili: se si cede una partecipazione ad un prezzo inferiore al valore periziato non si ha diritto a detrarre alcunchè.

A cura del sito www.commercialistatelematico.com

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