3. La documentazione giustificativa della trasferta. 4 I contributi previdenziali alla Gestione separata dell’INPS sui rimborsi spese. 5. La disciplina IVA dei rimborsi spese ai co.co.co..

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3. La documentazione giustificativa della trasferta

La documentazione giustificativa delle spese di vitto, alloggio e viaggio, sostenute dal dipendente o dal collaboratore in trasferta, deve essere intestata agli stessi con l’indicazione del relativo codice fiscale.

In particolare, se viene utilizzata la ricevuta fiscale è necessario che la stessa sia integrata, a cura dell’emittente, con il nominativo e codice fiscale del dipendente o del collaboratore che ha sostenuto la spesa.
Le spese sono documentabili anche con scontrino fiscale purché vi siano indicati il codice fiscale del dipendente, la natura, la qualità e la quantità dell’operazione (C.M. n. 97/E del 4/4/1997).
E’ consentito utilizzare carte di credito intestate alle aziende come ha precisato la R.M. n. 8/727 del 5/10/1985.
Il requisito dell’intestazione non è necessario per alcuni documenti di viaggio (es. biglietti ferroviari) come pure per i prospetti di liquidazione delle indennità chilometriche che possono ritenersi idonei ai fini in esame, anche in mancanza dell’intestazione, a condizione che tali documenti siano manifestamente correlati rispettivamente all’incarico conferito al lavoratore ed alla specifica autorizzazione per l’uso di mezzi propri.

Per i collaboratori autonomi, il documento di spesa per vitto e alloggio deve essere integrato con il nominativo e il codice fiscale del collaboratore che ha sostenuto la spesa ex C.M. n. 8 del 30/1/1982.

Dall’1/1/1998 si ritiene che le spese sostenute in trasferta possano essere comprovate anche da documenti non intestati al dipendente, a condizione che le spese risultino sostenute nei luoghi e nei periodi in cui è effettuata la trasferta come da C.M. n. 188/E del 16/7/1998.
Relativamente alle spese effettuate in un Paese estero, è idonea la documentazione che risulti conforme alla normativa del Paese stesso, anche se diversa da quella richiesta dalle norme italiane (R.M. n. 9/423 del 4/5/1984).

Per escludere il rimborso delle predette spese dal reddito del dipendente o del collaboratore, occorre provare che le spese sono inerenti all’attività esercitata dal soggetto erogante.
Pertanto, occorre avvalersi di ulteriori documenti quali le lettere di incarico, il contratto di lavoro dipendente, i verbali di autorizzazione e i contratti di collaborazione, che devono mettere in evidenza l’inerenza delle prestazioni rese dal dipendente o dal collaboratore in trasferta per conto del soggetto erogante.

Infine, la Commissione Tributaria Centrale, con decisione n. 3472 del 26/6/1996 ha affermato che, per ragioni di cautela fiscale, i documenti di spesa per vitto e alloggio dovrebbero essere intestati sia all’impresa sia al dipendente (o collaboratore) ed essere conformi alla vigente normativa in materia di IVA.


4. I contributi previdenziali alla Gestione separata dell’INPS sui rimborsi spese

Se il professionista è soggetto alla disciplina del contributo previdenziale alla Gestione separata dell’INPS, il rimborso delle spese concorre alla formazione della base imponibile per l’applicazione del contributo citato in tutti i c
asi in cui il rimborso delle spese concorre alla formazione del reddito imponibile.
Viceversa, se il rimborso spese non concorre alla formazione del reddito imponibile del collaboratore, oltre a non scontare la ritenuta fiscale, non sarà neppure assoggettato alla disciplina del contributo previdenziale alla Gestione separata presso l’INPS.

Infatti, i criteri per la determinazione della base imponibile del predetto contributo alla Gestione separata dell’INPS coincidono con i criteri previsti per la determinazione del reddito imponibile ai fini dell’IRPEF.

Pertanto, il soggetto erogante il rimborso spese deve provvedere anche ad operare la ritenuta del contributo previdenziale a carico del collaboratore (1/3) ed a versare l’intero importo del contributo (2/3 a carico del committente ed 1/3 a carico del collaboratore).

5. La disciplina IVA dei rimborsi spese ai co.co.co.

Il regime IVA dei rimborsi spese erogati ai co.co.co. corrisponde a quello dei compensi corrisposti agli stessi in relazione alle prestazioni rese.

Le prestazioni di servizi inerenti ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa che non rientrano nell’oggetto dell’arte o della professione non si considerano effettuate nell’esercizio di arti e professioni e, pertanto, ai sensi dell’art. 5 del DPR n. 633/72, sono escluse dal campo di applicazione dell’IVA.

Tale esclusione comporta conseguentemente l’esonero da tutti gli obblighi e dalle formalità previste dal decreto citato (emissione della fattura, etc.).

Il compenso per l’esercizio delle funzioni di amministratore di una società che svolge un’attività industriale, se viene percepito da un agronomo titolare di partita IVA per l’esercizio della professione di agronomo, è fuori del campo di applicazione dell’IVA.

Se, al contrario, le prestazioni di servizi inerenti ai rapporti di collaborazione rientrino nell’oggetto dell’arte o della professione del soggetto, il corrispettivo della predetta prestazione di collaborazione deve essere assoggettata ad IVA e, conseguentemente, il collaboratore/professionista deve emettere la relativa fattura.

Il compenso derivante dall’esercizio dell’ufficio di sindaco di una società di capitali, se percepito da un ragioniere commercialista che esercita la libera professione, deve essere fatturato con applicazione dell’IVA.

L’aliquota applicabile al compenso relativo all’ufficio di sindaco è quella prevista per le prestazioni di servizio in genere (20%).

Articolo scritto dalla Dott.ssa Roberta Braga
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