Il contribuente può trovarsi in credito verso il fisco per svariati motivi, ad esempio perché ha versato erroneamente delle somme in più, o è stato obbligato a pagare somme non dovute, o risulta creditore da una dichiarazione dei redditi. A seconda dei casi, i procedimenti di rimborso possono iniziare d’ufficio oppure su richiesta degli interessati. 

I rimborsi sono eseguiti d’ufficio 
– per i crediti risultanti dalla dichiarazione dei redditi, quando il dichiarante non ha optato per la compensazione o per il riporto del credito all’anno successivo oppure quando, avendo scelto per il riporto, si è poi dimenticato di effettuarlo (in questo caso può essere consigliabile presentare comunque una domanda di rimborso);
– per i crediti derivanti da errori materiali imputabili allo stesso Ufficio (ad esempio, iscrizione a ruolo di una somma superiore a quella accertata). In questi casi, se l’amministrazione si accorge dell’errore ha il dovere di provvedere alla restituzione dell’indebito senza necessità di istanza dell’interessato;
– per i rimborsi da effettuare a seguito di una decisione delle Commissioni tributarie: se l’imposta da iscrivere a ruolo in base alla decisione è inferiore a quella già iscritta e riscossa, l’Ufficio deve disporre lo “sgravio” parziale per effetto del quale il Concessionario della riscossione restituirà le somme riscosse. 

Per tutte le altre ipotesi di versamenti indebiti o comunque fatti in eccedenza rispetto a quanto dovuto è necessaria, di regola, una domanda del contribuente, che deve essere presentata, a pena di decadenza, entro un determinato termine dal versamento: il termine è di 4 anni per la imposte sui redditi (Irpef, Irpeg, Ilor, ecc.) e di 3 anni per le imposte indirette.

L’istanza del contribuente è necessaria anche per far ripristinare la procedura di rimborso per i vaglia estinti a causa del mancato recapito (derivante, ad esempio, dal cambio di indirizzo).

Alla domanda di rimborso possono seguire 3 risultati: 
1. l’amministrazione accoglie la domanda;
2. l’amministrazione la respinge;
3. l’amministrazione non risponde.

Nel caso di rigetto della domanda, il contribuente può proporre ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento. Se l’amministrazione non risponde, l’interessato può ricorrere alla Commissione tributaria quando siano trascorsi almeno 90 giorni dalla presentazione della domanda e fin quando il diritto al rimborso non sia caduto in prescrizione.

Per alcuni tributi minori (come l’imposta di bollo, l’imposta sugli spettacoli, la tassa di concessione governativa) non è previsto il ricorso alle Commissioni ma occorre instaurare un contenzioso amministrativo presso la direzione regionale delle entrate (o l’ufficio delle entrate, se istituito) oppure rivolgersi al giudice civile.

Insieme alla somma da rimborsare, l’ufficio tributario deve calcolare anche gli interessi nella misura fissata dalle leggi tributarie. Gli interessi decorrono per semestre intero, escluso il primo, dalla data di versamento a quella dell’ordinativo del rimborso. 

I crediti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, per i quali il contribuente non ha optato in dichiarazione né per il riporto né per l’utilizzazione in compensazione, sono rimborsati dagli Uffici in base a procedure automatizzate.
Per i crediti fino a 8 milioni l’erogazione del rimborso viene effettuata con una nuova procedura, che prevede l’invio al contribuente, tramite Postel, di due diverse tipologie di avvisi, in considerazione dell’ammontare del credito. 
Per gli importi fino a 3 milioni di lire il contribuente riceve l’invito a presentarsi in una qualsiasi agenzia postale, presso la quale può riscuotere il rimborso in contanti.
Per gli importi da 3 a 8 milioni, invece, al contribuente arriva una comunicazione contenente un modello – da compilare e consegnare ad un’agenzia postale – nel quale deve essere espressa la preferenza per l’accreditamento su c/c bancario o postale, e devono essere indicate le coordinate del conto. Se il contribuente non consegna il modello, il rimborso viene eseguito con l’emissione di un vaglia cambiario della Banca d’Italia ovvero, se il contribuente ha fornito a suo tempo le coordinate del proprio conto corrente bancario, mediante l’accreditamento su tale conto.

Ricordare, quando si va a incassare il vaglia o l’ordinativo di pagamento presso la Banca d’Italia, che in caso di somme superiori a 10.000.000 è necessario essere conosciuti dal cassiere o accompagnati dal notaio.
In alternativa è possibile chiedere direttamente alla Banca d’Italia l’accreditamento sul proprio conto corrente bancario.

Con l’entrata a regime del nuovo sistema di trasmissione telematica delle dichiarazioni , i tempi dei rimborsi sono ora notevolmente velocizzati.

Ecco alcuni consigli per accelerare per quanto possibile i tempi dei rimborsi.

La prima regola da seguire per chi ne ha la possibilità è quella di utilizzare il modello 730, che consente di ottenere l’accredito del rimborso direttamente sulla prima busta paga o sul primo rateo di pensione utile a partire dal mese di luglio. 

Per chi presenta il modello UNICO esiste la possibilità di effettuare compensazioni tra debiti e crediti (dal ’99 estesa anche ai contribuenti non titolari di partita Iva). 

Per velocizzare i rimborsi è ora possibile presentare on line una richiesta di accredito sul proprio c/c bancario dei rimborsi riconosciuti a seguito della liquidazione della dichiarazione dei redditi.
Possono presentare questa richiesta le persone fisiche che hanno ottenuto il Pin necessario per avvalersi di Uniconline e degli altri servizi telematici resi disponibili dall’amministrazione finanziaria.

Per ottenere il rimborso Iva, il contribuente deve presentare al concessionario un’apposita istanza in due esemplari (modello VR), dal 1° febbraio fino alla data di scadenza della dichiarazione annuale.

A seguito della richiesta dell’Ufficio competente o del concessionario, dovranno essere presentati alcuni documenti tra cui:
– per tutti i contribuenti: il certificato unico del Registro delle imprese (o dichiarazione sostitutiva di atto notorio);
– per le società e gli enti, dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’assenza dei requisiti per la qualificazione di società di comodo;
– per i soggetti che non sono esonerati, una garanzia. 

Per ottenere informazioni sui rimborsi risultanti dalla dichiarazione senza doversi recare presso gli uffici, si possono interrogare gli “sportelli self service” inserendo il tesserino del codice fiscale. 
Per i casi più complessi ci si può rivolgere ai servizi di assistenza e informazione degli uffici tenendo presente che se c’è da svolgere un’istruttoria presso vari Uffici questa può richiedere tempi tecnici anche lunghi.

Fonte: Ministero delle Finanze, 2001

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