Per i professionisti non residenti in Italia vengono delineati i seguenti punti: A) Il trattamento ai fini IVA – B) Il trattamento ai fini delle Imposte Dirette

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A) Il trattamento ai fini IVA

L’assoggettamento ad IVA dei rimborsi spese erogati ad esercenti arti e professioni non residenti dipende dall’assoggettamento ad IVA della prestazione principale per effettuare la quale si sono sostenute le spese.

Ne consegue che se, in base ai criteri di territorialità per i servizi così come previsti dall’art. 7 del D.P.R. 633/1972, la prestazione resa dal professionista non residente va considerata non effettuata in Italia e quindi non sconta l’IVA, anche il rimborso spese relativo sfugge all’applicazione dell’IVA.

Viceversa se la prestazione va considerata effettuata in Italia, anche i rimborsi spese attribuiti vanno sottoposti ad IVA, mediante il meccanismo dell’autofatturazione da parte del committente italiano disciplinato dall’art. 17 comma 3 del D.P.R. 633/1972.

B) Il trattamento ai fini delle Imposte Dirette

I soggetti non residenti sono tassati in Italia solo per i redditi prodotti sul territorio nazionale.

Considerato che, fatta eccezione per le anticipazioni effettuate per conto dei clienti e debitamente documentate, i rimborsi delle spese ricevuti dai lavoratori autonomi esercenti arti e professioni vengono normalmente equiparati dall’Amministrazione Finanziaria ai redditi professionali, i rimborsi spese erogati da una impresa residente in Italia a professionisti non residenti relativamente ad attività esercitate al di fuori del territorio dello Stato non sono imponibili in Italia ai fini IRPEF e pertanto non devono essere assoggettati a ritenuta da parte del sostituto d’imposta.

Tuttavia, come precisano numerose Circolari e Risoluzioni Ministeriali, tra cui la R.M. 12/762 del 3/2/1973, l’esonero è condizionato alla circostanza che l’impresa italiana acquisisca la necessaria documentazione (certificato dell’autorità straniera attestante che il professionista è residente ai fini fiscali nello Stato estero e dichiarazione del beneficiario di avere effettuato la prestazione a favore dell’impresa italiana nello Stato estero).
Si precisa che la prestazione resa da un lavoratore autonomo non residente si reputa effettuata in Italia qualora lo stesso abbia compiuto in Italia atti inerenti all’esecuzione della prestazione.

Quanto ai rimborsi spese attribuiti ai professionisti non residenti per prestazioni effettuati in Italia, bisogna distinguere il caso in cui esiste una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi tra lo Stato di residenza del professionista e l’Italia da quello in cui tale accordo non sussiste.

Se manca la convenzione, a norma dell’art. 20 comma 1 lettera d) del T.U.I.R., i redditi di lavoro autonomo percepiti dal professionista non residente derivanti da attività esercitate in Italia si considerano prodotti in Italia e sono quindi imponibili ai fini IRPEF con applicazione della ritenuta a titolo d’imposta del 20% ex art. 25 comma 2 del D.P.R. 600/1973.
In presenza di convenzione, invece, occorre fare riferimento alle norme specificamente stabilite dalle leggi di ratifica ed esecuzione delle stesse.

Articolo scritto da Roberta Braga
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