Il parlamento ungherese il 12 novembre 2002 ha approvato una legge fiscale che include emendamenti atti a facilitare il programma di omogeneizzazione dell’ordinamento interno con quello degli altri Paesi continentali in vista dell’ingresso nell’Unione Europea, in programma per il 1° maggio 2004.

In particolare, il testo del provvedimento varato prescrive che le imprese insediate nello Stato, ma operanti all’estero, possono continuare ad esistere e a beneficiare dell’attuale tassazione ridotta (3%), rispetto a quella che grava sulle aziende a mercato interno, solo fino al 1° gennaio 2006.
A decorrere da tale data anche le società oggi agevolate dovranno scontare l’imposta sul reddito nella misura ordinaria del 18%. 

Lo status di impresa offshore che legittima il trattamento fiscale più favorevole potrebbe, peraltro, elidersi ancora prima del termine su indicato, qualora muti la maggioranza di riferimento nel capitale, salvo che sia una società collegata ad acquisire il controllo.
Inoltre, a far data dal 1° gennaio 2003, le aziende ungheresi (ad esclusione di quelle offshore) che intraprendano attività di finanziamento, di licenza e di holding, possono beneficiare di benefici tributari che hanno il proposito di rendere tali soggetti più attraenti agli occhi d’investitori stranieri. 

In generale, a tali società può essere permesso di ridurre la base imponibile nella misura del 50% del reddito da concessione di licenze e del 50% di quello da interessi relativo a prestiti infragruppo. 
Ciò si traduce in una significativa riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito di impresa fino al 9%, salvo ulteriori abbattimenti in presenza di costi per ricerca e sviluppo deducibili.

Infine, una volta perfezionato l’ingresso dell’Ungheria nell’Unione, sarà recepita la c.d. direttiva comunitaria madre – figlia.
Ciò si tradurrà nella previsione dell’esenzione dalla ritenuta d’acconto interna per i dividendi pagati a società residenti in Stati membri della UE.

Questo ulteriore vantaggio potrà essere goduto in presenza della condizione per cui il ricevente detenga almeno il 25% del capitale della società erogante, per un minimo di due anni prima della liquidazione dei dividendi.

Articolo a cura di Mr David Sykes
in collaborazione con La Rivista del Centro Studi – www.giuristionline.com

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