In vigore dal 1° gennaio 2004 la normativa transitoria. E’ stato infatti pubblicato il decreto di attuazione della riforma organica del diritto societario.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio u.s. è stato pubblicato il decreto di attuazione della riforma organica del diritto societario la cui entrata in vigore, per i soggetti che si costituiranno dopo il 1° gennaio 2004, coinciderà con l’inizio del nuovo anno, mentre, per quelli a tale data già esistenti, sarà postergata al 30 settembre 2004, ai sensi della previsione di cui all’art. 223 bis delle disposizioni attuative del codice civile (introdotto dall’art. 9 D.Lgs. 17 gennaio 2003).

Nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 30 settembre 2004, dunque, opererà un regime transitorio che, a mente della richiamata statuizione, permetterà che “(..) le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto conservino la loro efficacia anche se non sono conformi alle disposizioni inderogabili del (..) decreto” di riforma.

Il legislatore ha, infatti, inteso concedere alle società già attive un ampio lasso temporale per adeguare i propri statuti alle nuove regole.

Questa opportunità, benché senz’altro utile, sarà anche fonte di problemi, attesa la non univoca interpretazione del testo del nuovo art. 223 bis disp. att. c.c., formulato in modo non particolarmente felice.

In particolare, non sarà facile definire i criteri di attuazione, da un lato delle modificazioni obbligatorie e, dall’altro, di quelle facoltative che dovranno intervenire nel corso del periodo transitorio.

Dubbi genererà, ad esempio, la disciplina dei quorum assembleari necessari a ratificare la sostituzione delle vecchie clausole statutarie non aderenti alla novella normativa.

L’incertezza che si determinerà è stata paventata da diversi autorevoli commentatori.

Ciò detto, resta, comunque, positivo il giudizio complessivo sul tessuto della riforma.
Duplice è, infatti, lo scopo che essa si propone di realizzare: da un lato esaltare (nelle S.p.A. come nelle s.r.l.) l’autonomia statutaria, dall’altro, differenziare, molto più marcatamente che in passato, le due figure principali di società di capitali.

Il legislatore ha, così, dato spessore alla libertà dei soci di stabilire assetti, struttura, organizzazione gestionale, anche al di fuori dei dettami codicistici il cui ruolo diventa residuale. 

Le norme generali si renderanno applicabili solo nei casi in cui i soci decideranno di non decidere.

La portata innovativa della nuova disciplina è evidente: essa non si limita ad imporre dei semplici cambiamenti uguali per tutti, ma propone una serie di opzioni, anche cumulabili, concernenti molti degli aspetti connotanti la struttura ed il funzionamento di ciascuna persona giuridica.

Basti pensare alle regole variabili in tema di governance (particolarmente rilevanti per le S.p.A.) che riflettono differenti esigenze di amministrazione dell’azienda, oppure alla disciplina del diritto di recesso del socio, o ancora all’indicazione, doverosamente più dettagliata, dell’oggetto dell’attività dell’impresa.

In linea con il secondo obiettivo segnalato, la struttura della s.r.l. ha subito una profonda rivisitazione che ne distinguerà in modo netto la disciplina da quella delle società per azioni.

La s.r.l., dunque, non sarà più una “S.p.A. senza azioni”, ma diverrà un soggetto giuridico dotato di una propria identità autonoma.

Una novità, su tutte, è degna di nota: la libertà di determinare natura ed entità dei conferimenti sancita dal nuovo disposto dell’art. 2464 c.c..

Quest’ultimo, infatti, legittima apporti diversi dal denaro – quali know how, diritti reali di godimento o di garanzia, obbligazioni negative o future – purché suscettibili di valutazione economica: il conferimento in denaro è obbligatorio solo nel caso in cui l’atto costitutivo non stabilisca diversamente.

Le società interessate avranno, dunque, in un panorama quale quello tracciato, l’importante (ed obbligatorio) compito di riscrivere il proprio statuto, modificando le regole di gestione, e recependo al meglio le opportunità loro offerte dalla riforma. 

Articolo a cura dell’Avv. Massimiliano Nicodemo – www.giuristionline.com

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