Molti Paesi europei hanno introdotto da tempo regimi fiscali di favore a presidio delle operazioni di cessione di partecipazioni e di distribuzione di dividendi fra imprese.

Austria
Le condizioni per fruire delle agevolazioni previste dall’ordinamento sono limitate a che la società madre austriaca detenga la partecipazione da almeno 2 anni e che questa non sia inferiore al 25%.
Ricorrendo tali presupposti, i dividendi provenienti da una controllata non residente sono totalmente esenti dall’imposta sul reddito delle persone giuridiche.
Per i primi due anni di detenzione delle quote, gli utili percepiti sono assoggettati a tassazione a titolo provvisorio; decorso tale periodo, se sussistono ancora le condizioni su menzionate, la holding può usufruire di un credito corrispondente all’ammontare del tributo scontato o chiedere un rimborso pari all’imposta precedentemente versata.
Anche la plusvalenza eventualmente realizzata a seguito di cessione di partecipazioni in enti non ubicati in territorio austriaco, è totalmente libera da imposizione, fermo restando il rispetto del termine biennale di possesso delle stesse.

Belgio
Il 95% dei dividendi percepiti da una controllata estera è esente da imposizione, a condizione che la holding belga possegga almeno il 5% del capitale sociale della partecipata medesima o il prezzo di acquisto dello stesso sia stato pari o superiore a un determinato ammontare.
Inoltre, è richiesto che la controllata non sia soggetta ad un regime fiscale privilegiato nello Stato di sua residenza: a questo fine sono individuati i paesi-paradisi fiscali con il metodo delle black lists, mentre è esclusa la fruizione del regime agevolato laddove i dividendi derivino da altre società finanziarie a loro volta soggette a una normativa di favore.
Sussistendo questi due requisiti, è totalmente esente anche il capital gain derivante dalla cessione di partecipazioni, indipendentemente dalla percentuale di consistenza delle stesse e dal periodo di detenzione.

Danimarca
In questo Paese è prevista l’esenzione totale da tassazione dei dividendi e dei capital gains, sia di fonte interna che estera, a condizione che la detentrice possegga ininterrottamente da almeno un anno (tre per i capital gains), una partecipazione minima del 25% del capitale della figlia e questa non sia una finanziaria già soggetta a regime agevolato.
Secondo il Ministero delle finanze danese, è parametro di riferimento per individuare un regime agevolato l’aliquota complessiva gravante sulla società, quando questo sia inferiore al 23%.
I dividendi in uscita godono di un regime di favore solo laddove operi la direttiva U.E. c.d. madre-figlia o esista fra la Danimarca e lo Stato di destinazione una convenzione contro le doppie imposizioni. 
In casi diversi, si applica una ritenuta alla fonte nella misura del 28%. 

Germania
Dal 1° gennaio 2002 è prevista l’esenzione del 95% dei dividendi e dell’ammontare totale dei capital gains, a prescindere dalla quota di partecipazione nell’ente estero.
Oneri finanziari, interessi passivi e costi inerenti le partecipazioni sono indeducibili dal reddito della holding tedesca. 

Lussemburgo
Esistono due forme di “privilegio d’affiliazione” in questo Paese.
Il regime della c.d. Holding del 1929 permette di fruire dell’esenzione totale da imposte sui redditi, con assoggettamento solo a quella sui conferimenti con aliquota dell’1% e alla tassa di registrazione annuale dello 0,2%.
Per accedere all’agevolazione è richiesto, però, il requisito della detenzione di una partecipazione minima pari al 10% del capitale della figlia oppure l’accollo di un costo stabilito dalla legge locale.
Il favore di questa normativa va, comunque, valutato tenendo presente che le società che ne godono sono, per converso, escluse dal regime della direttiva madre-figlia e da quello fissato dalle convenzioni contro le doppie imposizioni, finendo, in definitiva, per vedersi tassati i dividendi in uscita sia con ritenuta che a destinazione. 
Inoltre, le holding lussemburghesi di questo tipo non possono svolgere attività industriale e commerciale, né fruire di alcuna agevolazione sugli utili percepiti da controllate ubicate in paradisi fiscali e sui capital gains tratti da cessione di partecipazioni in società parimenti ivi localizzate. 

Il regime estero è ritenuto privilegiato se sulla partecipata grava un carico fiscale complessivo inferiore al 15% del reddito dalla medesima prodotto.
Altra disciplina di favore contemplata dall’ordinamento del Granducato è quella applicabile alle c.d. Soparfi. 
Sino alla riforma attuata nel 2002, era riconosciuta, a beneficio di queste ultime, la totale esenzione da imposizione dei dividendi dalle medesime percetti.

Unica condizione imposta riguardava la soglia minima di partecipazione pari al 10% del capitale della controllata.
Per godere dell’esenzione da imposizione delle plusvalenze scaturenti dalla cessione delle quote era, invece, richiesto che la soglia raggiungesse almeno il 25%.
A decorrere dall’1 gennaio 2002, la percentuale minima necessaria per fruire del regime di favore descritto è stata livellata al 10 per cento, tanto in relazione ai dividendi, quanto in materia di capital gains.
Laddove questa condizione non sia rispettata è, comunque, possibile assicurarsi il beneficio di che trattasi se il valore di acquisto della partecipazione sia stato almeno pari a € 1.2 milioni.
La plusvalenza da cessione resta, dal canto suo, esente allorché, pur non detenendo la holding il 10% del capitale della figlia, il valore di acquisto non sia stato inferiore a € 6 milioni.

E’ richiesto, inoltre, un periodo minimo di detenzione della partecipazione affinché trovi applicazione la riferita participation exemption: le quote della controllata devono, infatti, essere possedute dalla controllante, ininterrottamente, per almeno un anno.

Condizione essenziale per godere del beneficio è, inoltre, quella per cui la società partecipata sia soggetta ad imposizione nel Paese estero di residenza secondo un’aliquota effettiva pari ad almeno il 15% di quella ordinaria in vigore nel Granducato. 
Sono fatte salve le società residenti nell’Unione Europea per le quali la participation exemption è applicabile a prescindere dal livello di tassazione domestico.
Sempre in occasione della riforma attuata nel 2002 è stata introdotta un’ipotesi di esenzione del 50 per cento del dividendo percepito, proveniente da società ubicata in altro Paese UE, anche laddove la partecipazione detenuta nel capitale non sia qualificata. 
Ciò detto, trova applicazione anche la c.d. direttiva madre – figlia, in base alla quale i dividendi provenienti da partecipate residenti in altro Paese comunitario non concorrono alla formazione del reddito imponibile, se le quote di capitale detenute siano qualificate.

Olanda
Il regime della participation exemption olandese prevede l’esenzione totale di imposta sia sui dividendi che sui capital gains di provenienza estera,
E’ sufficiente, per accedere all’agevolazione, che la holding residente detenga una partecipazione minima del 5% nella capitale della figlia e che quest’ultima sia assoggettata ad imposizione sui redditi nel luogo dov’è localizzata, a prescindere dall’aliquota applicata.
E’ richiesto, inoltre, che la partecipazione non sia stata acquisita con intento puramente speculativo.
L’amministrazione fiscale dei Paesi Bassi ha ritenuto che sussista un interesse economico effettivo all’acquisto della partecipazione qualora la holding acquirente svolga attività finanziaria e di coordinamento di altre società di un gruppo (anche estere).
Nel caso di quote di capitale detenute a scopo speculativo, opera ugualmente l’esenzione se la partecipata risiede in uno stato U.E. o in altro con cui l’Olanda abbia stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni.

Spagna
La tassazione è esclusa sui dividendi e i capital gains a condizione che la società spagnola detenga, anche indirettamente, una partecipazione di almeno il 5% da almeno un anno e la partecipata sia ubicata in un Paese a regime fiscale simile a quello iberico. 
E’ richiesto, inoltre, che quest’ultima svolga effettivamente attività di impresa.
(Relazione al Convegno UBS del 15 marzo 2004 – parte terza)

Articolo scritto dall’ Avv. Massimiliano Nicodemo
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