Lo scopo della convenzione tra Italia ed Austria consiste nell’evitare da una parte le doppie imposizioni e dall’altra l’evasione fiscale.

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Ogni Stato, come sancito dal diritto internazionale, ha la facoltà di tassare il reddito prodotto da un’azienda sia internamente sia all’estero nei modi che ritiene più favorevoli ai propri interessi. Questo diritto crea sostanzialmente delle zone in cui è più favorevole investire o con cui è più conveniente fare business. L’imposizione fiscale avviene secondo due principi fondamentali: quello di territorialità e quello di residenza.
Il primo prende in considerazione il Paese in cui produce il reddito, il secondo il Paese in cui risiede il soggetto. Il risultato è che all’impresa può capitare di vedersi il reddito tassato due volte.

Infatti, la ragione principale che induce uno Stato a concordare con un altro Stato norme internazionali in materia tributaria è proprio quella di evitare che medesimi fenomeni economici e giuridici siano soggetti ad una doppia imposizione, una nello Stato dove vi è la residenza ed un’altra nello Stato dove il reddito è prodotto, comportando per gli operatori evidenti gravami economici.

Tali regole si concretizzano nella stipulazione di Trattati bilaterali che vengono recepiti con un provvedimento legislativo del singolo Stato.

Occorre ribadire che le Convenzioni, se esistenti, operanti ai sensi di legge ed applicabili alla fattispecie concreta, hanno la prevalenza sulle leggi interne del paese, salvo diversa scelta del contribuente.

Il Trattato è in pratica lo strumento più diffuso per rimuovere o almeno contenere gli effetti distorsivi che derivano dalle duplicazioni di imposta subite dallo stesso soggetto od applicate allo stesso reddito in Stati diversi.

Questa nozione è prevista anche dall’ordinamento fiscale italiano in materia di accertamento delle imposte, dove l’art. 75 del DPR 600/73 dal titolo Accordi internazionali prevede esplicitamente che nell’applicazione delle disposizioni concernenti le imposte sui redditi sono fatti salvi gli accordi internazionali resi esecutivi in Italia, riferendosi chiaramente ai Trattati contro le doppie imposizioni.

La generalità delle Convenzioni internazionali ha adottato come base di negoziazione il cosiddetto modello OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico istituita a Parigi nel 1959) predisposto da tale organizzazione nel 1963 e successivamente integrato e rivisto nel 1977 ed infine nel 1993 (anno in cui sono state raggruppate tutte le modifiche intervenute).

Il modello OCSE si articola in sette capitoli ed in trenta articoli.In particolare, il capitolo V dell’art. 23 del modello OCSE ha per titolo Eliminazione della doppia imposizione ed illustra il metodo dell’esenzione dall’imposta e il metodo del credito d’imposta entrambi basati sul principio della distribuzione delle competenze tra le varie amministrazioni fiscali a seconda del luogo di produzione dei redditi.
Infatti, se i redditi sono in stretta relazione con il paese di produzione degli stessi, è a quest’ultimo paese che spetta l’imposizione; in caso contrario è competente sull’imposizione il paese di residenza del soggetto produttore. In dettaglio:

1) il metodo dell’esenzione dell’imposta si basa sul principio secondo cui lo Stato di residenza del soggetto esenta da tassazione il reddito prodotto all’estero, negando però la possibilità di compensare le perdite; l’esenzione può essere integrale (se lo Stato di residenza del soggetto riconosce allo Stato estero in cui è prodotto il reddito la completa sovranità d’imposizione rinunciando totalmente alla propria) oppure progressiva (se, ipotizzando che un soggetto abbia sia redditi prodotti in un Paese estero sia nel proprio, il reddito prodotto all’estero è sì esente, ma allo stesso tempo va sommato a quello prodotto all’interno al fine di determinare l’aliquota d’imposta applicabile al reddito prodotto all’interno e perciò tassabile nello Stato di residenza).
2) il metodo del credito d’imposta fa sì che il reddito prodotto all’estero sia tassato anche nello Stato di residenza, ma permette la deduzione delle imposte già pagate nel Paese di produzione; la deduzione può essere integrale (se sono deducibili le imposte pagate all’estero anche se superiori a quelle che il soggetto avrebbe sostenuto nello Stato di residenza) od ordinaria (se sono deducibili le imposte pagate all’estero solo fino a concorrenza delle imposte che il soggetto avrebbe eventualmente pagato nel Paese di residenza). Il credito d’imposta può spettare per ogni singolo paese oppure globalmente per tutti i paesi da cui il soggetto riceve reddito.

In Italia, l’art. 15 del TUIR prevede il credito d’imposta ordinario separatamente per paese di provenienza del reddito.
Ad esempio, i redditi di natura immobiliare o di lavoro dipendente vengono sempre tassati nel paese in cui vengono prodotti e non in quello in cui risiede il contribuente.
Le Convenzioni generalmente non impongono carichi fiscali superiori a quelli normalmente previsti quando esse mancano.
L’art. 128 del TUIR contiene una rilevante novità entrata in vigore il 1° gennaio 1988: il principio di non aggravamento.
In base a tale principio, le disposizioni del TUIR si applicano, se più favorevoli al contribuente, anche in deroga agli accordi internazionali contro la doppia imposizione.

Nell’ordinamento fiscale italiano esiste comunque, per ragioni di equità e giustizia, il divieto della doppia imposizione ex art. 127 TUIR ed ex art. 67 DPR 600/73, che:
· evita l’applicazione in più volte della stessa imposta in dipendenza dello stesso presupposto;
· prevede che l’imposta personale pagata dal soggetto erogante il reddito a titolo definitivo a seguito di accertamento sia scomputata e quindi detratta dall’imposta dovuta dal percipiente sul medesimo reddito.
Per appurare l’applicazione di una convenzione, occorre verificare che:
· sia effettivamente in vigore tra gli Stati;
· la questione di cui si vuole conoscere il trattamento fiscale rientri nella previsione della Convenzione.
Successivamente, viene individuato l’articolo da applicare a seconda della tipologia del reddito o dell’attività considerata.

Da ultimo, vengono individuati:
– il metodo che viene utilizzato per evitare la doppia imposizione (metodo dell’esenzione dell’imposta o del credito d’imposta);
– le conseguenze pratiche della sua applicazione.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Roberta Braga
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