Nuova disciplina delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro: diffida e sue conseguenze ai sensi del Decreto Legislativo del 23 aprile 2004, n. 124

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La delega in materia di riorganizzazione dell’attività di vigilanza in materia di lavoro- nell’ambito del sistema di principi e criteri direttivi contenuti nella legge-delega n. 30/2003 art. 8- è stata esercitata con il D.Lgs. n. 124/04- G. U. 12 maggio 2004, n. 110. 
Con la circolare n. 24/2004, il Ministero del Lavoro ha fornito chiarificazioni e indicazioni operative sul D.lvo 124/2004. 
Il Decreto Legislativo del 23 aprile 2004, n. 124 introduce nell’ordinamento una riforma organica dei servizi di vigilanza in materia di lavoro, in attuazione della delega legislativa prevista dall’art. 8, legge 14 febbraio 2003, n. 30, con particolare riferimento all’organizzazione complessiva e al coordinamento dell’attività ispettiva di tutti gli organismi competenti in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché di quelli comunque impegnati sul territorio in azioni di contrasto al lavoro sommerso e irregolare, per profili diversi da quelli di ordine e sicurezza pubblica. 

In particolare riguardo alla diffida prevista dall’art. 13 del d.lvo- che trova applicazione a decorrere dal 27 maggio 2004 ed è applicabile anche alle violazioni commesse antecedentemente a tale data- la circolare chiarisce che il personale ispettivo, anche degli Enti previdenziali per i profili di competenza, il quale durante un accertamento constati inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, nel verbale di ispezione, ha l’obbligo di diffidare il datore di lavoro “alla regolarizzazione delle inosservanze comunque sanabili”, ovvero “le violazioni amministrative relative ad adempimenti omessi, in tutto o in parte, che possono ancora essere materialmente realizzabili, anche qualora la legge preveda un termine per l’effettuazione dell’adempimento” fissando il relativo termine.
Non rientrano nell’ambito della diffida le violazioni in cui gli interessi sostanziali protetti dalla legge non siano raggiungibili. Pensiamo a quelli relativi alla tutela dell’integrità fisica, psicologica e della personalità; lo stesso Ministero individua alcune fattispecie esemplificative, quali l’aver fatto superare le 48 ore medie di lavoro settimanale, il non aver rispettato adempimenti in materia di apprendistato, lavoro minorile e genitori lavoratori ecc. 
La procedura che esaminiamo può essere altresì adottata quando il trasgressore abbia, prima dell’emanazione della diffida, adempiuto al comportamento dovuto, anche se tardivamente. Una sorta di diffida ora per allora. Chiaramente nella suddetta ipotesi “non si avrà un vero e proprio atto di diffida ma un accertamento della condotta posta in essere e conseguente ammissione al pagamento della sanzione ai sensi dell’articolo 13 del decreto”.

Per coloro che effettuano un adempimento oltre il termine è prevista una sanzione in misura ridotta. 
In altre parole, se il datore di lavoro ottempera alla diffida potrà essere ammesso al pagamento delle sanzioni nella misura pari al minimo fissato dalla legge oppure nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa. In tal modo il procedimento sanzionatorio si estingue. 
La diffida, ancora, interrompe i termini di cui all’art. 14 della l. n. 689/81, “fino alla scadenza del termine per la regolarizzazione”, dopodichè se sarà accertata inottemperanza l’attività ispettiva riprenderà il suo corso. 
In caso di inottemperanza alla diffida il procedimento sanzionatorio prosegue e viene definito, in caso di accertamento, con un’ordinanza-ingiunzione emessa ai sensi della L. 24/11/1981 n. 689. In tal caso, il datore di lavoro potrà ricorrere – ai sensi dell’art. 16 del D.lvo 124/2004 – o immediatamente al giudice ordinario competente (in applicazione dell’art. 22 l. 689/81), ovvero, in via alternativa, al direttore della direzione regionale del lavoro entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza-ingiunzione emessa (salvo il caso di contestazione dello stesso rapporto di lavoro, fattispecie in cui si ricorre al Comitato regionale per i rapporti di lavoro istituito ai sensi dell’art. 17 D.lvo. 124/2004). Il ricorso, inoltrato alla direzione regionale del lavoro, è deciso nel termine di 60 giorni dal ricevimento sulla base della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella già in possesso dell’Amministrazione (art. 16, comma 2, D.lvo 124/2004). Decorso inutilmente il termine previsto, il ricorso si intende respinto. Nel caso di ricorso respinto (manifestamente o per il verificarsi del silenzio rigetto) l’interessato può proporre ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria, ai sensi dell’art. 22 della L. 689/81, e davanti al giudice competente ai sensi dell’art. 22 bis della predetta legge. In tale ipotesi, il termine per la proposizione del ricorso giudiziale decorre dalla notifica del provvedimento che conferma o ridetermina l’importo dell’ordinanza-ingiunzione ovvero – in caso di silenzio rigetto – dalla scadenza del termine fissato per la decisione (art. 16, comma 3, D.lvo 124/2004). 

Articolo scritto dalla Dr.sa Francesca Orefice
email francescaorefice@tim.it

Sottocategoria  Pensioni-

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