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Personale Medico e la scelta tra attività intramoenia o extramoenia

luglio 6, 2004 6:38 pm Categoria: Imprese e Startup A+ / A-

Differenze per il personale medico tra prestazioni erogate con attività intramoenia o extramoenia.

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Sommario:
1) Definizione di attività intramuraria (o intramoenia) ed extramuraria (o extramoenia).
2) Modalità di espletamento dell’attività intramuraria.
3) Il trattamento tributario dei compensi derivanti dall’attività intramuraria.
4) Il trattamento tributario dei compensi derivanti da attività extramuraria


1) Definizione di attività intramuraria (o intramoenia) ed extramuraria (o extramoenia).

E’ considerata intramoenia l’attività svolta dai soggetti che rispondono a determinati requisiti soggettivi:

– Personale dipendente del servizio sanitario nazionale quale medici chirurghi, odontoiatri, veterinari ed altre professionalità che ricoprono l’incarico di dirigenti del ruolo sanitario quali biologi, farmacisti, fisici, chimici e psicologi;
– Docenti universitari e ricercatori che effettuano attività assistenziale presso cliniche e istituti universitari di ricovero e cura anche se gestiti direttamente dalle università;
– Personale laureato e medico di ruolo in servizio nelle strutture delle facoltà di medicina e chirurgia delle aree tecnico-scientifica e socio-sanitaria;
– Dipendenti degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico con personalità giuridica di diritto privato, dipendenti degli enti ed istituti di cui all’art. 4 comma 12 del D.L.G.S. 502/1992, nonché dipendenti delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) che svolgono attività sanitaria e degli enti pubblici che già applicano al loro personale l’istituto dell’attività libero-professionale intramuraria della dirigenza del servizio sanitario, a condizione che i predetti enti ed istituti abbiano adeguato i propri ordinamenti ai principi di cui all’art. 1 commi da 5 a 19 della L. 662/96 e al D.M. Sanità 31/7/1997;
– Personale autorizzato ad operare presso studi privati o strutture non accreditate, purché l’attività rispetti i criteri fissati dal D.M. Sanità 31/7/1997 e successivamente negli atti adottati dai direttori generali delle strutture sanitarie.

L’attività intramuraria consta nell’adempimento dell’attività professionale libera all’interno della struttura ospedaliera e comunque al di là dell’impegno di servizio; si chiama al contrario extramuraria quella svolta al di fuori al di fuori della struttura ospedaliera.
A decorrere dall’1/1/1999, i medici dipendenti devono operare una scelta tra la modalità extramoenia e l’intramoenia per le modalità di esercizio della libera professione, sulla base di un calcolo di convenienza economica.
Ad esempio, chi svolge l’attività extramoenia può dedurre integralmente i costi inerenti, ma deve rinunciare agli eventuali fringe benefits (buoni pasto, auto aziendali, polizze sanitarie, liberalità in occasione di festività, regime delle trasferte, etc.) che la struttura pubblica gli eroga.
D’altro canto, solo ai medici che optano per la modalità intramoenia si possono conferire o confermare gli incarichi dirigenziali di struttura.

2) Modalità di espletamento dell’attività intramuraria.

La libera professione intramoenia può essere svolta nelle seguenti forme:
– quale libera professione individuale contraddistinta dalla scelta diretta da parte dell’utente del singolo professionista cui è richiesta la prestazione;
– come attività libero-professionale a pagamento, esercitata in équipe all’interno delle strutture aziendali e contrassegnata dalla richiesta di prestazioni da parte dell’utente singolo o associato, anche attraverso forme di rappresentanza, nei confronti dell’équipe, che vi provvede nei limiti delle disponibilità orarie concordate;
– sottoforma di partecipazione ai proventi dell’attività professionale richiesta a pagamento da singoli utenti e svolta individualmente o in équipe, in strutture di altra azienda del SSN o di altra struttura sanitaria non accreditata, previa convenzione con le stesse;
– in forma di partecipazione ai proventi di attività professionali a pagamento richieste da terzi (utenti singoli, associati, aziende o enti) nei confronti dell’azienda anche al fine di consentire la riduzione dei tempi d’attesa, secondo programmi predisposti dall’azienda stessa, d’accordo con le équipe dei servizi coinvolti.

Sono considerate prestazioni erogate nei regimi a pagamento su richiesta di terzi anche quelle richieste, in via eccezionale e temporanea, ad integrazione dell’attività istituzionale da parte delle aziende ai propri dirigenti al fine di diminuire le liste di attesa o allo scopo di acquisire delle prestazioni aggiuntive, soprattutto in presenza di carenza di organico e in caso di impossibilità, anche momentanea, a coprire i relativi posti con personale in possesso dei requisiti che la legge prescrive, d’accordo con le équipe interessate e nel rispetto delle direttive regionali in materia.

Si ricorda che la libera professione va espletata nella disciplina di appartenenza del sanitario: tuttavia, il personale che, in base alle funzioni svolte o alla disciplina di appartenenza, non può compierla nella propria struttura o nella propria disciplina può essere autorizzato dal direttore generale, col parere favorevole del collegio di direzione e delle organizzazioni sindacali, ad esercitare l’attività intramoenia in altra struttura dell’azienda o in una disciplina equipollente a quella di appartenenza o ancora in altra disciplina sempre che sia in possesso della relativa specializzazione o di un’anzianità di servizio di cinque anni nella disciplina stessa.

Se le aziende sanitarie non dispongono di proprie strutture idonee e di spazi distinti per l’esercizio dell’attività libero-professionale intramoenia, le stesse autorizzano i dirigenti medici ad utilizzare studi professionali privati o strutture private non accreditate, con apposita convenzione.
A tal fine devono essere comunicati dai sanitari i volumi di prestazioni presunti e l’impegno orario richiesto e devono essere definite le tariffe, il numero e la collocazione delle sedi sostitutive degli spazi aziendali.

3) Il trattamento tributario dei compensi derivanti dall’attività intramuraria.

I compensi percepiti dai medici del S.S.N. in relazione all’attività intramoenia costituiscono redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente a norma dell’art. 47 comma 1 lettera e) del D.P.R. 917/86.
Su tali redditi non competono pertanto le detrazioni per i redditi di lavoro dipendente ex art. 13 del T.U.I.R., mentre per converso si applicano le ritenute d’acconto secondo le aliquote IRPEF.
Ai fini della determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente si applicano le disposizioni dell’art. 48 del T.U.I.R..
Il reddito imponibile è dato da tutti gli emolumenti corrisposti nel periodo di imposta, secondo il principio di cassa, in denaro o in natura, al netto delle trattenute previdenziali.
Tale reddito può essere erogato anche sotto forma di partecipazione agli utili.
In particolare, in base all’art. 48 bis comma 1 lettera a bis), i compensi percepiti dal personale dipendente del S.S.N. per l’attività libero-professionale intramuraria, esplicata in studi professionali privati, dietro autorizzazione del direttore generale dell’azienda sanitaria, rappresentano reddito nella misura del 75% del loro ammontare.
E’ di tutta evidenza che i costi e le spese sostenuti dal medico ospedaliero a tempo pieno, che ha aderito all’opzione intramoenia per la sua attività libero-professionale, non sono deducibili in maniera analitica, ma rientrano nella riduzione forfetaria del 25%.
La C.M. 69/E/1999 ha chiarito che i compensi riscossi dai medici e da altre figure professionali del servizio sanitario nazionale in ordine all’attività intramurale sia all’interno della struttura sanitaria pubblica sia presso strutture accreditate sia, previa autorizzazione, presso studi privati o strutture non accreditate, sono sempre classificabili tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente purché siano osservati i limiti e le condizioni contenuti nell’art. 72 della L. 448/1998, nel D.M. Sanità 31/7/1998 e negli emanandi atti di indirizzo e coordinamento.
Ne consegue che i medesimi soggetti non hanno alcun obbligo di presentare la richiesta dia attribuzione del numero di partita IVA – e, se già in possesso, non sono tenuti a mantenerla e, se già in possesso, non sono tenuti a mantenerla – e, pertanto, non sono soggetti agli adempiementi in materia di I.V.A..
Non vi è da ultimo alcun obbligo per loro di presentare la dichiarazione annuale unificata in relazione ai redditi indicati.

4) Il trattamento tributario dei compensi derivanti da attività extramuraria

Per tutte le attività non rientranti tra quelle svolte secondo le condizioni ed i limiti imposti dalla normativa vigente, i relativi compensi sono collocabili fra quelli di lavoro autonomo professionale ex art. 49 comma 1 del D.P.R. 917/86.
Chi ha espresso l’opzione per l’attività extramoenia produce quindi un reddito di lavoro autonomo professionale e non gli è consentito rendere prestazioni professionali, anche se di natura occasionale e periodica, a favore o all’interno di strutture pubbliche o private accreditate.
Il reddito imponibile è dato dalla differenza tra i compensi incassati e le spese sostenute per l’esercizio della professione, applicando il principio di cassa.
Inoltre, sul compenso va operata la ritenuta d’acconto nella misura del 20% a cura dei soggetti che lo erogano se esercitano attività di impresa o se rivestono la qualifica di enti o società di ogni tipo o di professionisti o da ultimo di condominio. 
Infine, come qualsiasi altro libero professionista, il medico extramoenia, in quanto soggetto possessore del numero di partita IVA, è obbligato alla tenuta delle scritture contabili e a presentare la dichiarazione dei redditi in forma unificata.
Tale soggetto ha però la facoltà di revocare la scelta esercitata per l’attività extramuraria entro il 31 dicembre di ogni anno. 4/7/2004

Articolo scritto dalla Dott.ssa Roberta Braga
info@studiobraga.com – www.studiobraga.com

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