La vicenda delle obbligazioni Argentine, così come Parmalat e di Cirio, rappresentano per il suo epilogo negativo, l’incubo di tutti i risparmiatori.

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Molti piccoli investitori hanno imparato che il mercato mobiliare non sempre garantisce ciò che promette e, a causa di una crisi internazionale, migliaia di obbligazionisti, sottoscrittori dei cd “Tango bonds” hanno perso quanto risparmiato.

Quello che non è chiaro è il ruolo svolto, in alcuni casi, dagli intermediari che hanno consigliato l’investimento.
Infatti, come sembrano dimostrare due recentissime sentenze del Tribunale di Mantova (18.3.2004 e 12.11.2004), soggette peraltro ad appello, vi sarebbero episodi nei quali chi ha sollecitato la sottoscrizione (banca o altro intermediario) non ha rispettato le regole previste dal decreto legislativo n.58/98 e dalla delibera di attuazione n. 11522/98 Consob.

In queste ipotesi, la sottoscrizione delle obbligazioni dello Stato Argentino sarebbe avvenuta nonostante che, al momento dell’acquisto (anno 2001) le maggiori agenzie di valutazione del mercato mobiliare (Standard & Poor’s e Moody’s) avessero progressivamente declassato i tango bonds, proprio a causa dei maggiori rischi di insolvenza dello Stato Argentino che avrebbe potuto comportare, come è poi avvenuto, il mancato rimborso anche del capitale investito.

Nei casi citati il Tribunale ha ritenuto che la banca non avesse operato con la dovuta diligenza, poiché non aveva avvertito il cliente che l’operazione che stava per intraprendere era rischiosa, sia per la scelta del prodotto su cui investire, che per l’ammontare stesso dell’investimento, che comprendeva tutti i risparmi dei clienti.
Con la conseguenza che il Tribunale ha ritenuto fondate le richieste risarcitorie proposte .

Non è questo il luogo per iniziare un’analisi delle possibili violazioni delle norme che ho citato in precedenza, tuttavia riterrei di poter dare delle indicazioni di massima:

– chi sottoscrive un investimento in obbligazioni o in altri prodotti finanziari ha il diritto di ottenere, al momento della sottoscrizione, una copia di ogni documento che ha firmato. E’ un dovere dell’intermediario consegnarlo, pena una serie di pesanti conseguenze che possono portare anche alla nullità del contratto;
– leggere attentamente ciò che deve essere sottoscritto. In particolare fare attenzione, quando si sottoscrive l’ordine di acquisto dei titoli, a cosa vi è scritto. Se per esempio, si trova la dicitura “Ordine non adeguato”, sarà importante farsene spiegare la ragione. Infatti, questa dicitura viene apposta, per obbligo di legge, quando l’investimento consigliato presenta dei rischi maggiori. In queste ipotesi è meglio aspettare di avere maggiori informazioni perché, in caso di perdita dell’investimento, sarebbe difficile rivalersi contro l’intermediario;
– compilare i moduli relativi alla esperienza del cliente e alla sua propensione al rischio. Si tratta di schede necessarie per conoscere la capacità del cliente di comprendere le implicazioni dei contratti ed il rischio che è disposto ad accettare. Di solito ad un maggiore rendimento del titolo corrisponde un più alto rischio.

Pur essendo tali consigli difficili da seguire alla lettera, è tuttavia fondamentale ponderare bene quanto si sta per firmare. I troppi casi di insolvenze che hanno danneggiato i risparmiatori insegnano, purtroppo, che la fiducia non può più essere riposta ciecamente in chi consiglia l’investimento.

Articolo a cura del Avv. Damiana Rusconi
email damianarusconi@infinito.it

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