Purtroppo nel nostro Paese, affinché ci si accorga che le leggi relative alle normative di sicurezza (antincendio, costruzioni edilizie pubbliche e private, gas, centrali termiche,ecc.) sono inapplicate, occorre che accada qualche sinistro, o peggio, tragedie come quella che ha colpito la scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Ma perché in Italia le leggi, che hanno già quale caratteristica generale un defatigatorio iter parlamentare con i D.P.R. attuativi che spesso bisticciano con la normativa di riferimento dando adito a possibili interpretazioni, non vengono applicate? Una delle ragioni è il regime delle cosiddette “proroghe” che il legislatore, il Governo, concede per l’applicazione della legge. 

Un esempio per tutti: la legge 05 marzo 1990 n° 46 Norme per la sicurezza degli impianti pubblicata sulla G.U. n° 59 del 12 marzo 1990. Il relativo decreto attuativo (D.P.R. 26/08/1993 n° 412) è stato pubblicato sulla G.U. in data 14/10/1993 n° 242. L’entrata in vigore della norma è stabilita 15 giorni successivi alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, quindi il 29 ottobre 1993. 

Già tra la legge e il suo DPR sono intercorsi ben 3 anni, ma, infine, il 29 ottobre 1993 era la data di entrata in vigore della legge per cui tutti avevano l’obbligo di rispettarla farla rispettare. La prima proroga spostava il termine al 31 dicembre 1998. Con D.P.R. n° 380 del 06 giugno 2001 si è ulteriormente posticipata la proroga al 01 gennaio 2002. Con successivo D.L. 20 giugno 2002 n° 122 il termine è stato spostato al 01 gennaio 2003. Ma non è ancora finita. Con la legge 01 agosto 2002 n° 185 il termine è stato spostato al 30 giugno 2003. 
Una legge del 1990, salvo ulteriori e probabili proroghe, viaggia in Italia con tredici anni di ritardo ! 

E’ evidente che in caso di un sinistro conseguente alla mancata applicazione delle norme di sicurezza di cui alla legge 46/90 i responsabili ben potranno far appello al fatto che la legge è in “itinere” nel senso che ciò che accade fino al 30 giugno 2003 non è perseguibile “per legge” atteso che per mettersi in regola, appunto, c’è tempo fino al giugno 2003. 
Inoltre, sulla mancata applicazione delle norme, grava un altro pesante handicap. La cronica carenza di controlli. Non esiste, nell’ambito delle costruzioni di civile abitazioni, Ente, Autorità preposta ai controlli. Se controlli ci sono riguardano annualmente gli impianti ascensori, ogni sei anni la verifica ai fini del rinnovo del certificato prevenzione incendi, e a campione, i controlli sugli impianti di riscaldamento. Escludendo i controlli a campione sugli impianti di riscaldamento centralizzati eseguiti da personale tecnico pubblico, tutti gli altri controlli sono affidati all’utente che deve farsi carico di far eseguire le verifiche da professionisti abilitati. Mancando in Italia una cultura della sicurezza è del tutto evidente che, spesso, per ignoranza o per risparmiare, le verifiche, i controlli, le manutenzioni, non vengono eseguite. 

Ogni tanto, purtroppo, drammi come quello che ha coinvolto ventisei bambini ed un’insegnante, ci riportano alla realtà. Restiamo sgomenti, increduli, sopraffatti dal dolore, si attivano inchieste da parte della Magistratura, del Governo, ma intanto ventisei bambini ed un insegnante non ci sono più, ed a poco servirà individuare responsabilità, se qualche responsabile ci sarà visto che i lacci ed i lacciuoli delle normative consentono di poter colpevolizzare tutti e, quindi, nessuno. 

Non credo siano sufficienti per quei genitori, nonni, fratelli, congiunti le pur accorate parole della più alte cariche dello Stato e della Chiesa, gli aiuti economici e morali che gli Italiani sapranno, come sempre, far giungere magari anche in tempi brevi. 
Ciò che è accaduto non doveva succedere e se è successo tutti, nessuno escluso, deve sentirsi, almeno moralmente, responsabile perché quel poco che poteva e doveva fare nello svolgere correttamente il proprio lavoro non l’ha fatto. Chi ha redatto i progetti di quella maledetta scuola, chi ha realizzato l’opera, chi ha controllato, seguito i lavori, chi ha rilasciato l’agibilità, chi doveva seguire precise norme antisismiche, chi non ha segnalato il rischio dell’area, chi non ha richiesto le mappe, chi li ha redatte e non ha preteso che venissero utilizzate. 

Anche noi Amministratori Condominiali ed Immobiliari ci sentiamo colpiti e responsabili perché, spesso, obbligati al rispetto di delibere assembleari indirizzate più verso un risparmio economico che scelte costose in ambito sicurezza, ci sentiamo manlevati da ogni responsabilità, e non spieghiamo, non spendiamo la nostra professionalità per creare quella cultura “della sicurezza” che invece dovrebbe qualificarci. 

Scritto dallo Studio Moreno Maini (Moreno Per.Ind.Moreno Direttore Centro Studi ANACI – Chiavari – Genova )

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