Sentenza della Cassazione in controtendenza alla Corte Europea di Strasburgo sulla inammissibilità del ricorso per risarcimento in tema di lungaggine del processo tributario.

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Come noto con la Sentenza Ferrazzini c. Italia del luglio 2001 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali di Strasburgo (C.E.D.U.) si era pronunciata circa l’inammissibilità del ricorso per richiesta del risarcimento in tema di lungaggine del processo tributario.

Con la c.d. Legge Pinto n. 89/2001, lo Stato italiano si era adeguato ai dettami della Convenzione, il cui art. 13 obbliga ad una protezione effettiva nello stato di appartenenza, e tra i casi di ricorso interno ha anche indicato quello relativo le procedure tributarie ovvero ha indicato chiaramente che rientrano nei casi di risarcimento anche quelli riguardanti le lungaggini per procedimenti fiscali presso le commissioni tributarie ed in ultimo in Cassazione sezione tributaria. 

A seguito di tale norma erano state adìte alcune Corti di appello nazionali ed alcune si erano pronunciate a favore, riconoscendo il diritto all’equa riparazione (Perugia e Venezia) mentre altre avevano disconosciuto tale diritto facendo proprio riferimento al dettame della C.E.D.U. (Corte di appello di Brescia).

Giunge ora una autorevole pronuncia della Corte di Cassazione sez. civile che con la Sentenza n. 11350/04, chiarisce definitivamente la questione, e senza eccepire le ulteriori eccezioni di cui all’art. 111 della Costituzione (giusto processo) ritiene che all’eccessiva durata dei processi tributari non si applica l’equa riparazione.Non stiamo ora qui a spiegare le articolate motivazioni giuridiche e le precedenti Sentenze della Suprema Corte anche a Sezioni Unite circa l’applicazione del dettame della C.E.D.U. nel diritto interno, ma analiziamo invece se pur superficialmente la portata effettiva di tale Sentenza ai fini pratici.

Se pur è vero infatti che tale decisione limita la portata della Legge Pinto nel processo tributario non la esclude totalmente ed anzi fa chiarezza su un punto molto controverso da parte dei Giudici di merito.

Con tale pronuncia infatti non viene esclusa in toto la via del risarcimento, ma semplicemente limitata ad alcune casistiche che non hanno per oggetto la legittimità di una pretesa tributaria e quindi è applicabile tale norma sull’equa riparazione nel caso in cui il processo tributario abbia ad oggetto un giudizio ricompreso nella materia civile ovvero penale.

Da ciò quindi si può tranquillamente affermare che possono essere adìte le Corti di appello competenti in tema di lungaggine di processo tributario nel caso in cui il procedimento ad esempio riguardi un negato rimborso di imposta non contestato dall’ufficio, oppure un giudizio riguardante un contenzioso con almeno il 25% di sanzione sull’imposta accertata, secondo il principio della equiparazione alla controversia penale .

Lo scrivente peraltro, ha già adìto la Corte Europea affinché , diversamente da come deciso per la Sentenza Ferrazzini , la Convenzione trovi una totale applicazione nel diritto tributario ma si è ancora in attesa di conoscerne l’esito. 
Giugno 2004.

Articolo a cura del Commercialista Dott. Fabrizio Fava
info@favaconsulting.net – www.difensoritributari.org


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