Con la conversione del D.L. 30-09-2003, n. 269, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, il Governo ha provveduto ad introdurre nell’ordinamento una serie di misure di natura tributaria volte a favorire lo sviluppo e ad avviare, in modo complementare all’attuazione della legge delega di riforma fiscale, alcune delle principali riforme che riscriveranno l’intero sistema impositivo nazionale.

Articoli correlati Introduzione e sommario articoli (al 14-11-03)
Articoli correlati Legge finanziaria 2004 articoli 1-24
Articoli correlati Legge finanziaria 2004 articoli 25-55

In ogni caso, il D.L. di cui si discorre, come convertito in legge, non esaurisce le misure che costituiranno la manovra finanziaria per l’anno 2004; esso anticipa solamente alcuni contenuti della stessa che, per motivi di tempisitica, non è stato possibile dilazionare sino alla tradizionale data di approvazione della legge finanziaria, ossia i giorni non festivi compresi fra Natale e fine anno.
Si provvede qui di seguito a dare un quadro di alcune delle principali novità recate dal suddetto provvedimento.

Art. 1: c.d. Tecno – Tremonti.

Nell’intento di rilanciare l’attività di ricerca e sviluppo imprenditoriale nel nostro Paese, il Governo ha previsto un meccanismo di detassazione assimilabile alla c.d. legge Tremonti, già sperimentata con successo nel 1994 e nel 2001.

La norma di cui all’art. 1, D.L. n. 269/2003 prevede l’esclusione dal reddito d’impresa di “a) un importo pari al dieci per cento dei costi di ricerca e sviluppo iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali; a tale importo si aggiunge il 30 per cento dell’eccedenza rispetto alla media degli stessi costi sostenuti nei tre periodi d’imposta precedenti (…);

b) l’importo delle spese direttamente sostenute per la partecipazione espositiva di prodotti in fiere all’estero; sono comunque escluse le spese per sponsorizzazioni;

c) l’ammontare delle spese sostenute per stage aziendali destinati a studenti di corsi d’istruzione secondaria o universitaria, ovvero a diplomati o laureati per i quali non sia trascorso più di un anno dal termine del relativo corso di studi;

d) l’ammontare delle spese sostenute per la quotazione in un mercato regolamentato di cui all’art. 11″.

Si verifica, pertanto, una sostanziale duplicazione dei costi indicati dalla legge, i quali sono ordinariamente deducibili dal reddito d’impresa e, in aggiunta, determinano un ulteriore abbattimento dell’imponibile nella misura riferita dalla lettera del citato art. 1.

Dal punto di vista procedurale, gli adempimenti del contribuente saranno quelli che lo stesso già conosce dalle precedenti esperienze e si tradurranno nella compilazione dell’apposito rigo della sezione della dichiarazione recante le variazioni in diminuzione del reddito imponibile rispetto all’utile civilistico.
Si segnala, tuttavia, che in sede di conversione del decreto, è stato introdotto l’obbligo di compilazione e sottoscrizione di un apposito “prospetto sezionale” da parte del contribuente nel quale vengono rilevati i dati afferenti le operazioni che danno luogo alla citata detassazione. 
Tale prospetto, nei tempi e nei modi che saranno stabiliti dall’Agenzia delle Entrate, andrà trasmesso all’Amministrazione Finanziaria. 

I soggetti responsabili del controllo contabile sulla società che fruisce del beneficio sono, altresì, tenuti a rilasciare un’attestazione dell’effettività dei costi sostenuti, salva quella delle spese per stage, che invece deve risultare dalle convenzioni stipulate fra l’impresa e l’ente di formazione.
Possono fruire della detassazione in commento i soggetti percettori di reddito d’impresa e relativamente al periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 269, ossia, per le imprese con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, il 2004.

Per ciò che riguarda i beni immateriali di cui alla lettera a) del citato testo dell’art. 1, essi sono caratterizzati dall’intangibilità e dall’utilità pluriennale; sono spese di ricerca i costi sostenuti per l’acquisizione di nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche, mentre sono spese di sviluppo quelle sopportate per il trasferimento di dette 
cognizioni nel processo produttivo dell’azienda al fine di immettere sul mercato nuovi prodotti o di perfezionarne di preesistenti.

Art. 7: Sanzioni tributarie.

Questa norma modifica profondamente la disciplina precedente: a seguito della riforma operata con il D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, era stato introdotto nel nostro ordinamento il principio in base al quale, per le violazioni tributarie sanzionate amministrativamente, fosse chiamata a rispondere, in solido con la società, la persona fisica autore materiale della violazione.
Era, tuttavia, possibile per la società adottare un’apposita delibera assembleare con la quale la persona giuridica sollevava gli amministratori e i sindaci, ossia le persone fisiche cui poteva comunemente imputarsi la sanzione, dal relativo onere economico.
A seguito della riforma di cui si discorre, le pene pecuniarie potranno essere irrogate solo a carico della persona giuridica cui è imputabile la violazione.

E’interessante notare come questa novità, o meglio questo ripristino del regime per-1997, si sarebbe dovuta introdurre in attuazione della riforma fiscale di cui alla legge delega 7 aprile 2003, n. 80. 
Il suo inserimento nell’ordinamento è stato, invece, anticipato al di fuori del meccanismo di decretazione delegata con cui verranno definiti i vari “moduli” del nuovo sistema tributario.

Art. 8: Ruling internazionale.

Viene introdotta una nuova forma di interpello dell’Amministrazione Finanziaria, specificamente destinata alle “imprese con attività internazionale (…) con principale riferimento al regime dei prezzi di trasferimento, degli interessi, dei dividendi e delle royalties".

Caratteristica peculiare di questa nuova forma di consultazione preventiva con l’Amministrazione è che essa si concluderà con un accordo, vincolante per le parti nel periodo d’imposta in cui è stato concluso e nei due successivi, salvi, naturalmente, mutamenti della fattispecie fattuale.

Al fine di rendere nota anche all’autorità straniera la valutazione concorde data alla fattispecie dal contribuente e dall’Erario italiano ne è disposta la comunicazione all’estero.
Dalla stipulazione del suddetto accordo, scaturiranno limiti al potere di accertamento dell’Amministrazione nelle materie oggetto dello stesso.
Si prospetta, pertanto, una nuova forma di interpello che va ad aggiungersi alle altre già contemplate nell’ordinamento e, quanto ad effetti, le supera, assicurando una copertura nei confronti dell’ulteriore attività accertativa per più periodi d’imposta.

Al fine di valutare in quale rapporto si porrà tale istituto con gli altri similari (l’interpello di cui all’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, quello previsto da singole norme del TUIR, come, ad es., il disposto dell’art. 76 in materia di transfer pricing, e quello speciale di cui all’art. 21, commi 9 e 10, della legge 30 dicembre 1991, n. 413) sembra necessario, anche in considerazione della normativa assolutamente scarna offerta dal D.L. n. 269/2003, attendere i provvedimenti attuativi della norma in commento, i quali disciplineranno anche le modalità di inoltro della relativa domanda agli uffici dell’Agenzia delle Entrate di Roma e Milano.

Art. 19: c.d. De – Tax.

Il meccanismo di devoluzione di parte dell’imposta sul valore aggiunto applicata sulle cessioni di beni e servizi al consumatore finale a scopi etici permette il perseguimento, da parte dello Stato, di finalità sociali senza l’aggravio di oneri tributari altrimenti inevitabili per i contribuenti.

Questo sistema di reperimento dei fondi si basa sulla possibilità di scelta, da parte dell’acquirente e del cedente la prestazione o il bene, della destinazione di una percentuale dell’imposta sul valore aggiunto ad enti che svolgono attività etiche.
Lo Stato, una volta percepita la somma versata dal soggetto passivo Iva in base all’aliquota ordinaria, provvederà a scorporare dalla stessa una quota che andrà poi a destinare agli organismi convenzionati con il nuovo sistema. 

Affinché il meccanismo definito dalla legge si concretizzi è necessario, perciò, che il beneficiario finale del contributo rientri nel novero degli enti dotati dei requisiti soggettivi ed oggettivi che verranno in seguito individuati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che l’esercizio commerciale presso il quale è effettuato l’acquisto sia con i medesimi convenzionato e che il cliente finale dia l’assenso alla destinazione della percentuale di imposta agli organismi in parola anziché allo Stato.

Art. 33: Concordato preventivo.

Con l’istituto del c.d. “concordato preventivo", il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova tecnica impositiva in base alla quale i contribuenti potranno, ex ante, determinare il carico fiscale che subiranno negli anni successivi, attraverso un particolare sistema di confronto dialettico con l’Amministrazione.
Tali caratteristiche, invero, saranno proprie dell’istituto solo una volta che questo sarà definitivamente in vigore, ossia quando verrà data attuazione alla norma di cui all’art. 3, comma 1, lett. e), n. 3) della legge delega per la riforma del sistema fiscale (legge 7 aprile 2003, n. 80).

Viceversa, il disposto dell’art. 33 definisce solamente un’anticipazione, di carattere sperimentale, del suddetto istituto previsto dalla riforma fiscale.
Si tratta di uno strumento diverso dal concordato che andrà poi a regime una volta adottati i decreti delegati di attuazione della legge n. 80/2003, poiché, innanzitutto, si rende applicabile solo con riguardo a due periodi d’imposta, ed, inoltre, poiché opera automaticamente, ossia senza la necessità del confronto dialettico di cui sopra con l’Amministrazione.

Il contribuente che sia interessato ad avvalersi dello strumento di cui al D.L. n. 269/2003, infatti, presenta apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate e si impegna, in seguito, a dichiarare, per i due periodi d’imposta concordati, i ricavi o i compensi minimi determinati con i criteri individuati dalla legge.
In altre parole, questo meccanismo si fonda su detti parametri indicati unilateralmente dal legislatore per masse di contribuenti, mentre quello di cui alla legge delega di riforma fiscale, non ancora attuato, permetterà la definizione di una base imponibile personalizzata. 
I soggetti nei cui confronti dei quali lo strumento opererà, sia nella sua forma sperimentale, sia in quella definitiva, sono, d’altra parte gli stessi interessati dagli studi di settore e questi ultimi troveranno applicazione per la determinazione del ricavo o del compenso minimo.

Sembra, invece, destinato a restare lettera morta, in quanto superato dalle disposizioni succedutesi nel tempo, il concordato preventivo originariamente introdotto dalla lettera dell’art. 6 della legge Finanziaria 2003 (legge 27 dicembre 2002, n. 289), svincolato com’è dalla logica dei citati studi di settore e teso a condurre il contribuente ad un accordo sul reddito imponibile e non sui soli ricavi.

Art. 34: Proroga dei termini in materia di definizioni agevolate.

Con questo articolo il Governo ha disposto l’attesa proroga dei condoni di cui alla legge n. 289/2002, come già ex D.L. 24 giugno 2003, n. 143.
Il decreto ritocca il precedente decreto di proroga disponendo che i termini per fruire delle suddette sanatorie, per i contribuenti che non abbiano perfezionato le medesime entro i termini originari, sono portati al 16 marzo 2004.

Entro tale data dovrà procedersi al versamento della prima rata e al compimento degli altri adempimenti previsti per la definizione dei condoni ex artt. 7, 8, 9, 9 bis, 11, comma 4, 12, 14, 15 e 16 della legge n. 289 (ovvero, rispettivamente, la definizione automatica dei redditi d’impresa e di lavoro autonomo per gli anni pregressi mediante autoliquidazione (c.d. concordato di massa), l’integrazione degli imponibili per gli anni pregressi (c.d. dichiarazione integrativa), la definizione automatica per gli anni pregressi (c.d. condono tombale), la definizione dei ritardati od omessi versamenti, la registrazione agevolata ai fini delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni e dell’incremento di valore degli immobili, qualora l’atto non sia stato registrato nei termini, la definizione dei carichi di ruolo pregressi, la regolarizzazione delle scritture contabili, la definizione delle liti potenziali e delle liti pendenti). 

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la proroga dei termini per fruire delle sanatorie non influisce sulle scadenze per i versamenti rateali degli importi dovuti dai contribuenti che si sono avvalsi delle sanatorie prima della proroga medesima: in altre parole, i nuovi termini saranno applicabili solo a contribuenti che si avvalgono per la prima volta dei condoni.

Art. 39, comma 14 undecies: Riapertura dei termini per le rivalutazioni del valore dei terreni edificabili e delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati.

Fino alla stessa data del 16 marzo 2004 è nuovamente possibile per i contribuenti avvalersi della rivalutazione dei terreni edificabili e delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati già introdotta con l’art. 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, successivamente prorogato prima con D.L. 24 dicembre 2002, n. 282, ed in seguito con la legge di conversione 21 febbraio 2003, n. 27.
Viene, pertanto, offerta ai possessori di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati e di terreni edificabili la possibilità, mediante l’assolvimento dell’imposta sostitutiva del 4 per cento sul plusvalore maturato, come emergente dalla perizia di stima imposta dalla legge, la possibilità di ridurre o elidere totalmente la tassazione sul maggiore valore emergente al momento dell’eventuale futura cessione dei beni stessi. 

Articolo a cura del Dott. Alessandro Galante
in collaborazione con La Rivista del Centro Studi – www.giuristionline.com

sottocategoria:    Leggi-e-normative-