La legge n. 366 del 2001, con la quale il Governo viene delegato all’esercizio della funzione legislativa prevede, entro un anno, l’emanazione di uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali.

Arriviamo, dunque al D. lgs 61/2002, che apporta importanti modifiche in particolare al reato di falso in bilancio e alla bancarotta societaria e introduce nuove fattispecie rispetto a quelle già esistenti nella disciplina codicistica.
L’art. 4 del decreto prevede la riformulazione delle norme sui reati fallimentari che richiamano reati societari.

Le più interessanti novità riguardano, però , l’art. 2621 “False comunicazioni sociali”, così rubricato dopo il presente decreto, che può essere contestato ai seguenti soggetti:
– amministratori;
– direttori generali;
– sindaci;
– liquidatori.

Sulla base della nuova formulazione dell’art. 2639 “Estensione delle qualifiche soggettive”, risulta equiparato ai soggetti di cui sopra, anche “chi è tenuto a svolgere la stessa funzione, diversamente qualificata” e “chi esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici inerenti alla qualifica o alla funzione” in oggetto.

I nuovi artt. 2621 e 2622 c.c., distinguono il reato di false comunicazioni in due casi, quello in cui da tale comportamento derivino danni patrimoniali per i soci e i creditori, dal caso in cui ciò non si verifichi.

Il reato di false comunicazioni si configura quando nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali, vengano esposti fatti materiali non rispondenti al vero oppure si ravvisa l’omissione di informazioni sulla situazione economica e patrimoniale, la cui comunicazione è imposta dalle legge.

La punibilità è, comunque esclusa in casi che possiamo definire di minore gravità, vale a dire quando le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la situazione economica societaria.

Non è, infatti, configurabile il reato di false comunicazioni sociali se:
– le falsità od omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%;
– il reato è conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10% da quella corretta.

Con riferimento alla procedibilità, questa sarà d’ufficio nei seguenti casi:
– il reato è relativo a società non quotata e non ha cagionato un danno patrimoniale a soci, creditori sociali o altri soggetti privati;
– il reato è relativo a società non quotata e ha cagionato un danno patrimoniale allo Stato, ad altri enti pubblici o alle Comunità europee;
– il reato è relativo a società quotata (in ogni caso).
Si procederà su querela della parte offesa se:
– il reato è relativo a società non quotata ed ha cagionato un danno patrimoniale a soggetti diversi dallo Stato, altri enti pubblici o Comunità europee.

L’art. 3 del presente decreto introduce, inoltre, il concetto di responsabilità amministrativa delle società, derivante dal reato commesso da suoi rappresentanti. La responsabilità che ne deriva è di tipo amministrativo ed è prevista una sanzione pecuniaria di entità variabile, in presenza di un danno patrimoniale per i soci o altri soggetti e se la società è quotata in borsa.

E’ interessante sottolineare che, la nuova disciplina, essendo più favorevole, si applicherà anche ai reati commessi prima del 16.04.2002, sulla base del principio del favor rei.

Ne discende, quindi che per i procedimenti in corso varranno i nuovi presupposti di procedibilità e di punibilità.
    

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