Il contratto di factoring è definito come atipico, in quanto non è prevista una specifica disciplina normativa. Per un generico inquadramento, si ricorre agli articoli del codice civile che regolamentano la cessione dei crediti d’impresa.

Nel 1991 viene emanata in materia, la legge 21 febbraio n. 52, recante la disciplina della cessione dei crediti d’impresa; successivamente intervengono altri due provvedimenti, la legge n. 197/1991, sulle norme antiriciclaggio e la legge n. 154/1992 sulla trasparenza bancaria.

Il factoring è costituto da una serie di attività diverse, quali attività di gestione, finanziamento e assicurazione che completano l’intera procedura di cessione, verso corrispettivo, dei crediti d’impresa ad una società di factoring.

I soggetti parte del rapporto sono tre: il concedente, colui che trasferisce i suoi crediti, il cessionario, colui che si occupa di gestire i crediti acquisiti, ed infine il debitore, anche se il ruolo di quest’ultimo è abbastanza marginale.

La cessione può essere effettuata “pro soluto” o “pro solvendo”, a seconda che sia prestata o meno una garanzia sulla solvibilità del debitore, da parte del cedente.

La legge n. 52/1991, all’art. 1 prevede che la disciplina si applica esclusivamente alle cessioni di crediti in cui:

– il cedente è un imprenditore;
– i crediti derivano da contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa;
– il cessionario è una banca o un intermediario finanziario disciplinato dalla legge n. 142/1992 e il cui oggetto sociale preveda l’esercizio dell’attività di acquisto di crediti d’impresa.

L’art. 2 della legge ammette la cessione anche di crediti futuri e in massa, cioè vi è la possibilità che i crediti vengano ceduti prima che siano stati conclusi i contratti dai quali deriveranno. Tali contratti dovranno, però, essere conclusi entro 24 mesi dalla data della cessione.

Ulteriore particolarità della legge consiste nell’obbligo per il cedente di garantire al cessionario, la solvibilità del debitore, a meno che il cessionario rinunci alla garanzia.

L’art.5 si occupa, in particolare sull’opponibilità ai terzi, dove è previsto che qualora il cessionario abbia pagato in tutto o in parte il corrispettivo della cessione e qualora il pagamento abbia data certa, allora la cessione è opponibile agli altri aventi causa del cedente e al creditore del cedente (art.5).

L’art. 6 e l’art7 della legge, in chiusura, si riferiscono alle procedure concorsuali, in merito al fallimento del concedente.

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