L’introduzione dell’Imposta sul Valore Aggiunto risale al Dpr 633/1972 con effetto a partire dal 1/1/1973. Parallelamente all’introduzione dell’Iva è stata soppressa l’Imposta Generale sulle Entrate (Ige).

L’Iva è un’imposta indiretta che colpisce il solo valore aggiunto di ogni fase del processo produttivo e distributivo.

Il fornitore addebita al cliente l’imposta sul valore totale del bene o del servizio fornito. Il versamento all’Erario avviene per la sola differenza tra il totale dell’Iva riscossa e il totale dell’Iva pagata.
Il costo effettivo rimane quindi a carico di chi non può ulteriormente scaricarlo sull’anello successivo della catena produttiva, ovvero, quasi sempre, sul consumatore finale. Ci sono, quindi, due categorie di contribuenti Iva. I contribuenti di diritto, che devono provvedere al versamento dell’imposta. E i contribuenti di fatto, che sopportano il carico fiscale.

Affinché un’operazione sia assoggettata all’Iva è necessario il concorso di tre condizioni:
1) Deve trattarsi di una cessione di beni o di una prestazione di servizi;
2) Deve essere effettuata all’interno del territorio italiano;
3) L’operazione deve essere eseguita nell’esercizio d’imprese, arti o professioni.

L’ultima modifica alle aliquote Iva è avvenuta l’1/10/1997 con la fissazione delle seguenti tre aliquote: 20% (aliquota ordinaria), 10% (aliquota ridotta), 4% aliquota ridotta. A queste si aggiunge l’aliquota zero per alcune categoria di beni di scarto.

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