Da tempo numerosi dubbi sono stati sollevati sulla costituzionalità dell’imposta; fra questi vi è, in particolare, quello relativo all’applicazione dell’ Irap in capo ai singoli lavoratori autonomi che operino senza impiego di mezzi organizzati.

L’Irap, introdotta nell’ordinamento tributario con il D. Lgs. 446 del 15 dicembre 1997, ha come presupposto lo svolgimento di un’attività economica con organizzazione di mezzi; rientrano, pertanto, nell’ambito oggettivo di applicazione dell’imposta imprese, lavoratori autonomi, enti pubblici nazionali e territoriali e non profit.

Con la sentenza 21 maggio 2001, n. 156, la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulle più spinose questioni, nel respingere l’eccezione sollevata dai ricorrenti, ha ammesso la sussistenza di limitazioni nell’assoggettamento al tributo a beneficio di alcune tipologie di lavoratori autonomi. 

Secondo la Consulta, infatti, “mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui.
Ma è evidente che nel caso di una attività professionale che fosse svolta in assenza di elementi di organizzazione – il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto – risulterà mancante il presupposto stesso dell’imposta sulle attività produttive, per l’appunto rappresentato, secondo l’art. 2, dall’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta stessa”.

Come era avvenuto in passato per l’Ilor, quindi, la Corte Costituzionale ne ha riconosciuto l’inapplicabilità laddove difettino i necessari elementi di organizzazione, precisando che la verifica di tali circostanze rappresenta un accertamento di mero fatto, di competenza dei giudici speciali di primo e di secondo grado. 

Questi ultimi, chiamati a pronunziarsi da numerosi contribuenti, pur non assumendo in materia sempre una posizione univoca, hanno, nel corso degli ultimi anni, delineato una tendenza complessivamente favorevole ai lavoratori autonomi operanti senza avere i requisiti su indicati.

La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 25/17/01, per esempio, ha riconosciuto il diritto al rimborso dell’imposta, in quanto indebitamente corrisposta, ad un soggetto (persona fisica) esercente la propria attività esclusivamente impiegando il suo apporto professionale.

In occasione della suddetta pronunzia è stato, peraltro, rilevato come l’onere di dimostrare l’assenza di organizzazione di mezzi e di capitali, nonché dell’autonomia funzionale degli stessi nell’espletamento dell’attività, sia sempre onere di chi vanti il diritto alla ripetizione del tributo assolto.

Postula l’assoggettabilità all’Irap dei soli lavoratori dotati di autonoma organizzazione anche la sentenza 9 maggio 2003, n. 316, della Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, secondo la quale “un’autonoma organizzazione può essere riscontrata solo in relazione alla possibilità di esercizio di prerogative da parte del titolare dell’organizzazione stessa che non ammettano facoltà di limitazioni o interferenze da parte di altri”; nella fattispecie è stata, quindi, riconosciuta la non applicabilità dell’imposta ad un avvocato che prestava i propri servizi presso uno studio di cui non era titolare ed esclusivamente dirigendoli nei confronti dei partners della struttura nella quale era inserito. 

Recenti sono le prime pronunce dei giudici di secondo grado: la Commissione Tributaria Regionale di Firenze, con sentenza 7 febbraio 2003, n. 91, ha sostanzialmente confermato l’indicata posizione favorevole al contribuente, delineatasi in primo grado, affermando che “spetta il rimborso dell’Irap al professionista se dalla documentazione prodotta si evince senza ombra di dubbio che il contribuente svolgeva la propria attività professionale senza dipendenti, senza impiego di capitali e senza alcuna organizzazione”. 

La Commissione Tributaria Regionale di Reggio Emilia, Sez. staccata di Parma, con sentenza 13 marzo 2003, n. 11, ha fornito, invero, un’interpretazione anche più favorevole al professionista, statuendo che “il profilo organizzativo dell’attività professionale non costituisce requisito qualificante dell’attività di un libero professionista iscritto ad una professione “protetta” poiché, complesso o meno che sia tale profilo organizzativo, l’attività non potrà mai svolgersi senza la presenza personale del professionista abilitato e la struttura organizzativa da sola non potrà mai supplire alla sua assenza personale. L’attività professionale, pertanto, non integra il presupposto dell’Irap per carenza di autonoma organizzazione”.

Non può non segnalarsi, tuttavia, l’orientamento diametralmente opposto assunto dalla Commissione Tributaria Regionale di Venezia, la quale, con sentenza 10 ottobre 2002, n. 82, ha statuito che, ai fini dell’applicazione del tributo, “alla luce della normativa esistente, la quantificazione dei singoli fattori tra loro coordinati, cioè organizzati, sia ininfluente, così come appare ininfluente il numero e la qualità degli stessi. Infatti, per produrre valore aggiunto non sono sempre indispensabili quantità anche minime di capitali o di lavoro altrui, ma può bastare la capacità di ottenere credito o la possibilità di procurarsi una propria clientela”; ciò significa, in altre parole, concludere per l’applicazione dell’Irap a tutti i lavoratori autonomi, indipendentemente dal requisito dell’organizzazione. 

La posizione, in realtà, è rimasta piuttosto isolata, attesa l’assoluta prevalenza dell’opposto orientamento sin qui argomentato.

Cresce, così, il numero delle rivendicazioni che si traducono in ricorsi dinanzi ai giudici tributari.

La querelle, assolutamente aperta per il passato, potrebbe essere superata per il futuro qualora vada in porto la riforma fiscale di cui alla legge 7 aprile 2003, n. 80, atteso che il disposto dell’art. 8 di detto provvedimento prevede “la graduale eliminazione dell’imposta regionale sulle attività produttive”.

Articolo scritto dall’ Avv. Massimiliano Nicodemo
Studio legale tributario aziendale
Tel 031/242369 -www.giuristionline.com

sottocategoria:   Irap-