Secondo la normativa tributaria vigente nei Paesi Bassi, i contribuenti residenti scontano l’imposizione sui redditi ovunque prodotti

Le imposte sui redditi e il regime delle holding
E’, pertanto, stato adottato un criterio di individuazione dell’imponibile e dei soggetti passivi d’imposta assimilabile a quello assunto nell’ordinamento italiano: vengono, infatti, considerate residenti le società costituite secondo il diritto olandese o che abbiano nel territorio dello Stato la sede effettiva dell’amministrazione ed, in tal caso, concorrono alla formazione del reddito tutti i proventi, ovunque nel mondo siano stati prodotti (c.d. world wide principle).

Con la locuzione “sede effettiva dell’amministrazione” si qualifica il luogo dove si tengono le assemblee dei soci, ovvero dove si riunisce l’organo amministrativo. Il regime tributario al quale sono sottoposte le società di diritto olandese prevede l’applicazione di un’imposta ordinaria commisurata al 30% degli utili da queste percepiti fino alla concorrenza di un importo pari ad Euro 113.445 ed al 35% di quelli di ammontare eccedente. 

Il reddito prodotto dall’impresa è, dunque, soggetto a piena imposizione. Esso è, però, determinato in modo diverso rispetto a quanto avviene in Italia, poiché si procede con la tecnica della c.d. “equità comparison”, ossia con il raffronto dell’entità del patrimonio netto all’inizio ed alla chiusura dell’esercizio di riferimento, apportando allo stesso le opportune modifiche dettate dalla normativa tributaria. I dividendi distribuiti ai soci sono, di norma, indeducibili e, quindi, non erodono la base imponibile. 

Tuttavia, in certe circostanze, possono fruire dell’esenzione fiscale (c.d. participation exemption). Il relativo principio – introdotto dal Business Act del 1896 e, in seguito, più volte modificato – consente, la non imponibilità dei dividendi infragruppo o distribuiti ai propri azionisti dalla holding, nonché delle plusvalenze derivanti dall’alienazione di partecipazioni azionarie e degli interessi percepiti a fronte di finanziamenti erogati. In tal modo, viene eliminata la doppia imposizione sul reddito, in quanto gli utili, assoggettati ad imposta in capo alla società partecipata, non sono nuovamente tassati come dividendi in capo alla partecipante. Possono usufruire di tale regime di esenzione, le società residenti nei Paesi Bassi e le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. 

I requisiti richiesti dalla legge per godere del beneficio sono i seguenti: 
– la società olandese (o la stabile organizzazione di una società estera nonresidente) deve detenere almeno il 5% del capitale della società partecipata;
– la partecipazione non dev’essere detenuta con esclusive finalità di investimento (c.d. portfolio investment); al riguardo, non si considera mirata a questo unico scopo (e, quindi, il suo espletamento rende accessibile il regime di esenzione) l’attività finanziaria e di coordinamento svolta dalla capogruppo nei confronti delle controllate, nonché quella di gestione delle partecipazioni di una holding a sua volta detenuta da un’impresa non residente (in tale ipotesi, la società olandese farebbe, infatti, da anello di congiunzione tra strutture estere, comunque, operative); 
– le società partecipate devono avere personalità giuridica ed un capitale
rappresentato da azioni; 
– le stesse devono scontare l’imposta sul reddito nel Paese di residenza, a nulla rilevando l’aliquota applicata;
– la capogruppo olandese non deve effettuare, in via esclusiva, compravendita di azioni.

Si noti come, a differenza di quanto prescritto da analoghe disposizioni presenti in molti altri Paese europei, non è richiesto un periodo minimo di detenzione della partecipazione.
Le società che godono del descritto regime di esenzione non beneficiano, per contro, della deduzione degli oneri finanziari, delle spese di gestione inerenti le partecipazioni
detenute e delle eventuali minusvalenze da cessione delle stesse.
Da notare che, con decorrenza dall’1 gennaio 2002, è stata esclusa l’applicabilità della suddetta regola alle società di diritto olandese che detengano almeno il 25% di altra società residente in un altro Paese della Comunità Europea al solo scopo di fruire dell’esenzione in parola con riferimento a dividendi provenienti da società residenti in Paesi extracomunitari nei cui confronti, in virtù delle norme di cui sopra, non potrebbe applicarsi, direttamente, la participation exemption.

Con tale norma, “in pratica, si è voluto interdire un comportamento elusivo messo in atto per tramite di una sub holding residente in un Paese UE”11 . Per avere la certezza dell’applicabilità al caso concreto del regime di cui si discorre è possibile promuovere apposito ruling dinanzi all’Amministrazione Finanziaria locale. Da ultimo merita di essere rilevato come i notevoli vantaggi che in passato potevano conseguirsi dall’allocazione di società collegate alla holding olandese in Stati a fiscalità privilegiata, come le Antille Olandesi, sembrano oggi ridursi sempre più in quanto viene applicata una ritenuta ai dividendi in uscita oscillante fra l’8 e il 15 per cento.

Sono, infatti, state concluse dai Paesi Bassi nuove Convenzioni contro le doppie imposizioni con Stati a fiscalità privilegiata meno vantaggiose delle precedenti. 

Rimane, comunque, il beneficio che deriva dall’esistenza di Convenzioni di questo genere con tali Paesi e con un gran numero di Paesi a fiscalità ordinaria.

Il regime delle ritenute sui proventi finanziari e la Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa fra Italia e Paesi Bassi 

La ritenuta sui dividendi in uscita applicata in Olanda è del 25 per cento, tuttavia, come in ogni Paese della Comunità Europea, assume rilievo la c.d. direttiva madre – figlia, in base alla quale i flussi di dividendi che intercorrono fra società legate da un significativo vincolo partecipativo site in Stati diversi possono subire ritenute di entità non superiore al 5 per cento.
Il legislatore olandese ha optato per la non applicazione di alcuna decurtazione alla fonte. Anche gli interessi passivi e le royalties corrisposti a non residenti sono esenti da ritenute. La Convenzione Italia – Paesi Bassi risale all’8 maggio 1990 ed è stata ratificata con la legge n. 305 del 26 luglio 1993. Tale Convenzione rispecchia, in buona sostanza, il modello Ocse e dispone, all’art. 10, comma 3, il diritto al rimborso della maggiorazione di conguaglio per l’effettivo beneficiario olandese del dividendo distribuito da società italiana.

Come noto, tuttavia, tale strumento, originariamente studiato per alleviare gli effetti economici della doppia imposizione, è stato poi abrogato con il D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 467, che ha, invece,
introdotto nel nostro sistema il complesso meccanismo dei “basket”. La Convenzione in questione, però, non è stata analogamente ritoccata e, pertanto, la società holding olandese, è destinata a subire almeno una parziale doppia imposizione.
La dottrina più attenta 12 segnala, perciò,come la prospettiva di collocare la holding capogruppo in Olanda abbia così un elemento di svantaggio rispetto alla holding inglese, posto che nella Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa fra Italia e Regno Unito è prevista la possibilità
per la percipiente britannica di chiedere il rimborso del 50 per cento del credito d’imposta afferente i dividendi distribuiti e maturato in Italia.

Profili di diritto societario
Due sono i tipi principali di società di capitali previste dall’ordinamento olandese:

– la besloten vennootschap (BV); 
– e la naamloze vennootschap (NV).

La prima è una società privata a responsabilità limitata con capitale azionario minimo di euro 18.151. Sia la sua costituzione, sia l’eventuale successivo trasferimento di azioni rappresentative del capitale devono avvenire per mezzo di atto autenticato da notaio: per la cessione delle quote, che sono nominative, è, inoltre, richiesta l’approvazione dell’assemblea dei soci. Gli azionisti sono iscritti in un apposito registro, conservato presso la sede della società.

La NV è, invece, una società per azioni privata con capitale minimo di euro 45.378: è possibile che tale società abbia un solo socio, anche non residente nei Paesi Bassi. Può emettere azioni nominative o al portatore che possono essere liberamente trasferite senza particolari formalità. Le azioni al portatore devono essere sempre interamente versate, mentre quelle nominative possono esserlo anche solo fino al 25 per cento del rispettivo valore nominale.

Caratteristica delle società di capitali olandesi è la particolarità di poter emettere strumenti finanziari “atipici”, dotati di diritti amministrativi ed economici stabiliti ad hoc dall’atto costituivo. Tale possibilità sarà prevista anche dal diritto societario italiano a seguito della riforma attuata con il D.Lgs. n. 6/2003 e destinata ad entrare in vigore dal 1 gennaio 2004. E’, altresì, possibile (come pure sarà in Italia a far data dal prossimo anno) che siano assegnate azioni rappresentative di una parte del capitale sociale in modo non proporzionale al valore del conferimento effettuato.

Gli organi sociali, comuni ad entrambi i suddetti tipi di società, sono: 

a)l’assemblea generale degli azionisti;
b)l’amministratore unico o il consiglio di amministrazione.

L’assemblea delibera a maggioranza assoluta, anche se per determinate materie stabilite dalla legge o in altri casi fissati dallo Statuto è possibile che venga richiesto un quorum diverso o l’unanimità.
E’ riconosciuta la possibilità di tenere assemblee all’estero, anche se in questo caso occorrerà la presenza di tutti i soci per la validità della delibera che fosse assunta.
E’ possibile, altresì, l’adozione di delibere senza la materiale riunione dell’assemblea ricorrendo ad atto scritto firmato da tutti i soci, sempre che non siano state emesse azioni al portatore. All’assemblea (o al socio unico) spettano i poteri di:

1) nomina dell’amministratore o dei membri del consiglio;
2) emendamento dello Statuto;
3) approvazione del bilancio annuale;
4) nomina dei revisori contabili;
5) liquidazione volontaria della società. 

Gli amministratori, che hanno la rappresentanza legale della società, possono essere sia persone fisiche, sia persone giuridiche. Sebbene non vi siano vincoli in ordine alla loro nazionalità, per motivi pratici è consigliabile che almeno uno sia olandese ed abbia la propria residenza nei Paesi Bassi. Gli amministratori di società sono considerati dal legislatore olandese alla stessa stregua degli altri lavoratori dipendenti e, pertanto, l’assemblea dovrà motivare l’eventuale provvedimento di revoca, onde evitare di dover corrispondere all’amministratore revocato le indennità prescritte dalla legge. E’ facoltà dell’assemblea, inoltre, istituire un organo di controllo, destinato ad esercitare la supervisione sull’attività dell’amministratore unico o del consiglio. 

Articolo a cura di Avv. Massimiliano Nicodemo e Alessandro Galante
in collaborazione con La Rivista del Centro Studi – www.giuristionline.com

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