L’imposta gravante sui redditi delle società di capitali è denominata Koeperschftseuer e colpisce tutte le imprese residenti in Austria, in relazione ai proventi, ovunque prodotti, e quelle non residenti, in ordine ai redditi percepiti sul territorio nazionale.

L’aliquota ordinaria applicata è attualmente del 34 per cento, anche se esistono misure agevolative che permettono di stanziare quote di ammortamenti maggiorate e imputare costi finanziari “virtuali”, determinati applicando un dato coefficiente alla differenza fra il capitale medio di un esercizio e quello medio più alto di un certo numero di esercizi precedenti (si tratta, in sostanza, di una misura volta a favorire la ricapitalizzazione delle imprese, sul tipo della c.d. agevolazione Dit, utilizzata anche in Italia). 

Ogni impresa residente, indipendentemente dalla produzione di qualsiasi utile, deve corrispondere, comunque, un’imposta minima sul reddito che ammonta ad Euro 1.750, per la Gmbh (S.r.l.) e ad Euro 3.500, per la A.G. (S.p.a.).

Degna di nota, inoltre, è l’assenza di norme volte disconoscere gli effetti di finanziamenti fittizi infragruppo o erogati da soci (c.d. thin capitalization rules), anche se la giurisprudenza tende a riqualificare come capitale i finanziamenti in parola nei casi in cui il rapporto tra capitale proprio e debiti sia inferiore ad 1/10.

Non sono presenti nell’ordinamento nemmeno norme finalizzate a contrastare la deduzione di costi da parte di società residenti per effetto di operazioni intrattenute con imprese ubicate nei c.d. paradisi fiscali: non è rinvenibile, in altre parole, alcun principio di automatico disconoscimento di tali elementi negativi di reddito, come invece avviene nell’ordinamento italiano (cfr. art. 76 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917).

Sconosciuto al diritto austriaco è, infine, il meccanismo (regolato, in Italia, dalla norma di cui all’art. 127 bis, D.P.R. 917/1986) dell’imputazione automatica al reddito interno dei proventi realizzati da eventuali controllate estere di società nazionali. 

A decorrere dal periodo d’imposta 2001 è possibile la compensazione dell’utile con perdite “riportate a nuovo” da esercizi precedenti fino al limite del 75 per cento del reddito del periodo corrente.

E’ precluso, in ogni caso, il “riporto all’indietro” delle perdite medesime.
Infine, sono state introdotte norme che regolamentano i valori delle operazioni di trasferimento di beni e servizi intercompany, ed è assicurata ai contribuenti la possibilità di interpellare l’Amministrazione finanziaria preliminarmente al compimento di tali operazioni.
Il regime delle società holding e la disciplina dei gruppi
In virtù dell’adesione dell’Austria all’Unione Europea trova ivi applicazione la c.d. direttiva madre – figlia (23 agosto 1990, n. 90/435/CEE).
Pertanto, si beneficia di esenzione totale da imposizione sui redditi da dividendi “in uscita” dall’Austria e diretti verso altro Paese membro, qualora gli stessi provengano da imprese organizzate in una delle forme previste dalla legge (sostanzialmente le società di capitali), la partecipazione detenuta sia almeno pari al 25 per cento e sia stata posseduta per almeno due anni.

In difetto dei predetti requisiti, si applica una ritenuta alla fonte del 22 per cento, fatte salve le diverse disposizioni eventualmente contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Austria con lo Stato di destinazione dei dividendi.
Deve precisarsi, tuttavia, che, ai sensi della legge austriaca, è possibile per l’Amministrazione contrastare l’impiego delle agevolazioni in materia di tassazione di gruppi societari per finalità ritenute elusive: sono, ad esempio, considerati indici di abuso, la percezione esclusiva dei c.d. passive incomes (interessi, dividendi, royalties, canoni), un’aliquota di tassazione nel Paese di destinazione inferiore al 15 per cento e/o l’impossibilità di provare che la società madre sia prevalentemente partecipata da persone fisiche non residenti.

In presenza di tali evenienze, potrebbe disconoscersi l’applicabilità dell’esenzione e provvedersi al recupero dell’imposta ordinariamente dovuta, attenuando la possibile doppia tassazione solo per effetto del riconoscimento del credito per i tributi assolti all’estero.
Per ciò che concerne gli utili in entrata, l’esenzione dall’imposizione si applica se la società madre austriaca detiene ininterrottamente da almeno due anni una partecipazione di almeno il 25 per cento nella figlia, residente in altro Paese membro dell’Unione.

E’ prevista, comunque, una forma di ristoro per le imposte corrisposte prima del decorso di tale termine poiché, alla scadenza del biennio, sarà possibile per la società austriaca chiedere il rimborso di quanto corrisposto oppure riportare a credito cio` che ha già versato.
Il regime esentivo si estende anche ai capital gains derivanti dalla cessione delle partecipazioni aventi le su indicate caratteristiche, riconoscendo così un beneficio ulteriore, non previsto dalla normativa comunitaria.

In Austria è, inoltre, in vigore anche una forma di “beneficio d’affiliazione” applicabile ai gruppi societari di rilievo esclusivamente nazionale, in relazione ai flussi di dividendi che intercorrono fra le imprese residenti che li compongono; l’ulteriore agevolazione non si estende pero` alle plusvalenze realizzate mediante la cessione delle suddette quote. 
L’applicazione interna del privilegio di affiliazione è presente nell’ordinamento da ormai molti anni e risponde alla finalità di evitare la doppia imposizione dell’utile prima in capo alla collegata e poi in capo alla percipiente.

Tale tecnica di tassazione sembra destinata, peraltro, a prevalere sul sistema del credito d’imposta anche in Italia, ove il progetto di riforma fiscale prevede l’abrogazione del complesso meccanismo dei canestri di cui all’art. 105, D.P.R. n. 917/1986. 
Merita di essere segnalata, infine, l’esistenza di una forma di holding privilege applicabile in caso di detenzione di partecipazioni transnazionali in società extracomunitarie: l’agevolazione consiste nell’esenzione totale da tassazione dei dividendi percepiti dalla società austriaca, nonché nella cancellazione del capital gain derivante dalla cessione delle partecipazioni medesime. 

In questi casi, è richiesta una detenzione, ininterrotta da almeno due anni, di quote rappresentative di almeno il 25 per cento del capitale della società estera; quest’ultima deve avere, inoltre, una forma assimilabile a quella di una società di capitali austriaca.
Dunque, “a differenza di quanto spesso avviene in altre legislazioni, il beneficio di affiliazione austriaco prescinde dal fatto che gli utili prodotti dalle partecipate abbiano subito un certo livello di imposizione” . 
Proprio per questo il regime in commento è stato oggetto di critiche da parte del c.d. “gruppo Primarolo”, ovvero il gruppo di studio insediato dall’Unione Europea per analizzare le normative in vigore negli Stati membri che potrebbero costituire casi di concorrenza fiscale dannosa. 

La convenzione fra Italia e Austria contro le doppie imposizioni

La Convenzione in vigore fra l’Italia e l’Austria per evitare le doppie imposizioni e prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio è stata firmata a Vienna il 29 giugno 1981 e recepita nel nostro Paese con legge 18 ottobre 1984, n. 762.

Essa prescrive, all’art. 23, che il contribuente residente in Italia che possieda redditi imponibili in Austria e che li veda includere nella base di calcolo per la tassazione italiana, possa fruire della deduzione, dalle imposte determinate secondo le previsioni interne, di quanto corrisposto all’estero.

La deduzione non può essere superiore alla quota d’imposta italiana proporzionalmente riferibile all’incidenza del reddito estero su quello complessivo.
Simmetrica disposizione è prevista per i residenti in Austria che percepiscano redditi imponibili in Italia.

Per i dividendi è prevista una ritenuta nello Stato della fonte pari al 15 per cento, ferma restando, ovviamente, la diversa disciplina comunitaria.
Per gli interessi è generalmente stabilita l’esenzione nello Stato della fonte, anche qualora questi scaturiscano da titoli pubblici. 

I canoni provenienti da uno dei due Paesi e corrisposti ad un soggetto residente nell’altro, sono imponibili in detto altro Stato quando il residente ne sia l’effettivo beneficiario. 
Se il percipiente, tuttavia, detiene più del 50 per cento del capitale della società erogante è possibile la tassazione anche nello Stato della fonte.
In ogni caso l’imposta applicata non può essere superiore al 10 per cento dei canoni lordi.
Per canoni si intendono i compensi di qualsiasi natura corrisposti per l’uso o la concessione di attrezzature industriali, commerciali e scientifiche. 


Profili di diritto societario

Le forme sociali più adatte allo svolgimento dell’attività di holding finanziaria che possono essere assunte dalle società austriache sono due: quella della società a responsabilità limitata (Gesellschaft mit beschrankter haftung – Gmbh) e quella della società per azioni (Aktiengesellschaft – AG). 
Quest’ultima, in particolare, appare la più idonea a fruire delle indicate norme tributarie di favore. 

La legge che disciplina la società per azioni prevede che per la costituzione di questo tipo di impresa occorrano almeno due soci e un capitale minimo di 70.000. euro, un quarto dei quali deve essere versato all’atto della costituzione.

L’atto costitutivo deve avere forma notarile ed essere iscritto nel registro delle imprese.
I soci sono rappresentati nell’assemblea i cui principali poteri sono la nomina del consiglio di controllo e dei revisori, la scelta in merito alla destinazione dell’utile e quella relativa all’esonero della responsabilità per gli amministratori.
Da notare che l’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea è solo eventuale poiché esso viene redatto dall’organo amministrativo e ratificato dall’organo di controllo. Solo laddove quest’ultimo si opponga è richiesto l’intervento dell’assemblea dei soci.
Le delibere assembleari sono di norma assunte a maggioranza semplice, ferma restando la possibilità di prevedere nello statuto diversi quorum qualificati.
Per alcune delibere, tuttavia, ad es. quelle modificative dello statuto, è la legge a richiedere maggioranze particolari.

L’amministrazione della società è affidata ad un organo consiliare che la rappresenta e assume collegialmente la responsabilità per gli atti compiuti.
I membri del consiglio di amministrazione possono essere revocati, anche senza la ricorrenza di una giusta causa, dal consiglio di controllo.

Non ricorrono particolari cause ostative alla nomina di amministratore: potranno, pertanto, essere nominati amministratori anche persone fisiche non residenti
Per gli atti di straordinaria amministrazione è richiesta l’approvazione, da parte del consiglio di controllo, della decisione dell’organo amministrativo.

E’evidente, in definitiva, che l’organo di controllo “svolge funzioni assai più penetranti del tradizionale collegio sindacale italiano, perché ben può, ed anzi deve, occuparsi del controllo dell’economicità e del merito della gestione sociale; gli spetta inoltre la nomina e la revoca dell’organo amministrativo, nonché l’approvazione del bilancio annuale di esercizio ed il controllo della contabilità sociale, rimanendo soggetto solo alle delibere dell’assemblea dei soci” . 

Per ciò che concerne le società a responsabilità limitata, si segnala la possibilità di costituirne anche di unipersonali; in tal caso l’amministratore ben potrebbe essere l’unico socio, anche nell’ipotesi di non residenza in Austria.
Il capitale sociale minimo richiesto in tal caso è di 35.000. euro. 

Articolo scritto dall’ Avv. Massimiliano Nicodemo e Alessandro Galante
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