Con l’espressione framing, si intende l’inserimento in un sito del contenuto di un altro sito, da questo richiamato tramite un link.

Il problema che si pone, in primo piano, è il rischio di ingenerare confusione nell’utente, circa la reale provenienza dell’argomento di cui si prende visione.

In particolare, il contenuto viene riportato all’interno di una cornice grafica, ossia il frame, in un primo sito a cui si accede, che non consente di risalire in modo immediato alla provenienza del contenuto.

La cornice con il nuovo contenuto è, infatti, inclusa in un sito di cui sarà sempre accessibile il nome di dominio e non sarà, invece, individuabile il riferimento al sito richiamato.

Problemi normativi sono legati alla tutela prevista dalla legge n. 633/1941, “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”, in quanto nel comportamento suesposto potrebbe ravvisarsi la volontarietà di appropriarsi di contenuti appartenenti al titolare di un altro sito.

Il framing è, dunque, l’inserimento di una pagina, detta linkata, all’interno di un altro sito, detto linkante. Per non incorrere in violazioni delle norme sul copyright, sarebbe sufficiente l’autorizzazione da parte del sito richiamato, ad essere inserito nel sito linkante.

Il fenomeno è abbastanza diffuso, ma in Italia non esiste, al momento, una regolamentazione specifica, a differenza degli Stati Uniti in cui è stata prevista una disciplina volta a reprimere tali comportamenti. Nel nostro Paese non risulterebbe applicabile la normativa statunitense.

Oltre ad un’ipotetica lesione del diritto d’autore, il framing potrebbe integrare la violazione delle norme di leale concorrenza, comportando un illegittimo utilizzo di contenuti appartenenti ad altro titolare e rischiando di ingenerare confusione nell’utente, circa i segni distintivi di due diversi imprenditori.

Il danno al titolare del sito richiamato riguarderebbe, anche la mancata pubblicità che questo si vede sottratta, nel caso dell’inserimento di propri contenuti, sotto il nome di dominio di un altro titolare;
inoltre, non vengono visualizzati dall’utente neanche gli eventuali messaggi pubblicitari presenti sul sito richiamato, che in tal modo non risulterebbero accessibili.

Si potrebbe predisporre un link al contenuto di un altro sito, prevedendo che questo link rinviasse entro pochi secondi alla pagina principale del sito richiamato, altrimenti si potrebbe prevedere un avvertenza ad aprire una nuova finestra, essendo il link richiamato, nella disponibilità di un diverso titolare.

Il problema non si porrebbe, inoltre, nel caso in cui fosse previsto l’obbligo per il sito richiamante di inserire il collegamento alla “home page” del sito richiamato.

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