Il Parlamento svedese il 14 maggio 2003 ha adottato nuove regole fiscali in merito alla gestione delle partecipazioni in capo ad una capogruppo ubicata nel territorio dello Stato. Le stesse sono entrate in vigore il 1° luglio 2003. In sintesi, la nuova disciplina introdotta.

Introduzione
I gruppi multinazionali, tradizionalmente, investono una o più holdings dei compiti di coordinamento delle attività proprie delle varie società collegate e/o controllate, onde fruire dei vantaggi che si traggono da una gestione globale accentrata, in termini di migliore coordinamento delle strategie comuni e di ottimizzazione di costi amministrativi generali.

Tale esigenza si sposa con l’obiettivo, parimenti perseguito, di ridurre la tassazione sui dividendi e sulle plusvalenze realizzate per effetto dell’alienazione di partecipazioni.
Per venire incontro ai bisogni delle imprese transnazionali, molti Paesi europei hanno deciso di offrire agli investitori stranieri opportunità sempre più interessanti di localizzazione, impegnandosi in forme di concorrenza fiscale talvolta anche assai aggressive.

Le società Holding come strumento di pianificazione fiscale

In un sistema tributario internazionale ancora non armonizzato in cui gli utili societari sono soggetti molto spesso a doppia imposizione, anche in ordinamenti diversi, la holding può costituire un prezioso strumento di pianificazione del carico fiscale.
Il Paese su cui far cadere la scelta della localizzazione dovrebbe, attraverso il proprio ordinamento giuridico:

– garantire l’esenzione totale o, almeno, parziale dalla tassazione, dei dividendi pagati alla capogruppo dalle società controllate;
– evitare l’applicazione di ritenute alla fonte sugli utili distribuiti e sugli interessi corrisposti a finanziatori non residenti, oppure prevedere un’aliquota minima;
– assicurare il non assoggettamento all’imposta locale sulle plusvalenze;
– ammettere la completa deduzione delle spese sostenute per l’acquisizione di società figlie residenti all’estero;
– godere di un’estesa rete di Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni sui redditi;
– offrire condizioni favorevoli in ordine al rapporto fra mezzi propri e mezzi di terzi da impiegare nella società;
– ridurre al minimo l’imposizione indiretta (imposte sul capitale, di registro e IVA);
– avere maturato una prassi consolidata in materia di accordi tra contribuente ed amministrazione finanziaria;
– potere disporre di un ordinamento giuridico moderno, di burocrazie snelle ed infrastrutture efficienti che favoriscano la crescita e lo sviluppo delle attività economiche di respiro internazionale.

Molte delle caratteristiche illustrate si riscontrano nel regime delle holding svedesi.

La nuova legislazione svedese

Il 14 maggio 2003 il Parlamento Svedese ha adottato nuove regole fiscali di gestione di partecipazioni in capo ad una capogruppo ubicata nel territorio dello Stato. Le stesse sono entrate in vigore il 1° luglio 2003.
In sintesi, la nuova disciplina introdotta offre queste opportunità:

completa esenzione dalle imposte domestiche sui dividendi e sul capital gain;

assenza di condizioni che impongano un periodo (holding period) ed un importo minimo (holding minimum) ai fini della configurazione della fattispecie della detenzione di partecipazioni in societa’ non quotate. Per le partecipazioni in societa’ quotate l’holding period e’ di 1 anno ed l’holding minimum e’ fissato al 10%;

esclusione dall’assoggettamento a ritenute alla fonte domestiche in caso di distribuzione di dividendi a societa’ madri ubicate nell’UE (in forza della Direttiva CEE 90/435), residenti in Paesi con i quali la Svezia ha firmato un trattato contro la doppia imposizione, oppure localizzate in Stati con una tassazione definita “sufficient tax” (*).Altri vantaggi generali che ben si 
combinano con questo flessibile regime di participation exemption sono:

– il principio del riporto delle perdite per un tempo indefinito;
– la deducibilità degli interessi passivi;
– l’assenza di regole che ostacolino la c.d. capitalizzazione sottile (thin capitalization rules);
– l’esclusione dall’assoggettamento a ritenute alla fonte all’atto della corresponsione di interessi;
– la totale mancanza di imposte sul capitale (capital duties);
– la completa assenza di CFC rules (attualmente in discussione in Parlamento);
– la possibilita’ di operare trasferimenti di azioni al di sotto del valore di mercato;
– l’insussistenza di alcuna tassazione in sede di liquidazione della societa’;
– la possibilità di beneficiare del regime, anche da parte di holding con rilevanti cespiti immobiliari;
– la presenza di una vasta rete di trattati contro le doppie imposizioni (circa 80);
– l’assoggettamento ad aliquota ordinaria per tutte le classi di reddito diverse dai dividendi, nella misura del 28%.

Le holdings svedesi devono essere costituite rispettando requisiti accettabili di sostanza economica: la maggioranza degli amministratori deve essere residente nello SEE (**). 
La societa’ e’ obbligata a tenere una adeguata contabilita’ e a presentare e depositare il bilancio di esercizio. 
La forma piu’ comune e’ quella della “aktiebolag”, abbreviato in AB, che corrisponde alla “societa’ a responsabilita’ limitata” dell’ordinamento italiano.Il capitale sociale minimo di una AB e’ pari a SEK 100.000 (circa € 11.500) e viene depositato in una banca svedese. 
La legge ammette la costituzione di “shelf companies” da attivare al momento dell’utilizzo.

Regimi tributari delle società Holding in Europa

Il confronto con altre tipologie di strutture similari localizzabili in altri stati europei evidenzia ancora meglio le interessanti opportunità che ad oggi offre il regime delle capogruppo sin qui illustrato.

SVEZIA OLANDA BELGIO LUSSEM DANI
BURGO MARCA
Aliq. tassaz. 2002 0,28 34,50% 0,34 30,38% 0,30
Trattamento  dividendi esente esente 95% esente esente esente
 
Holding minimum nessuno* 0,05 0,05 0,1 0,2
per i dividendi
 
Holding period per i dividendi nessuno* Nessuno nessuno 12 mesi 12 mesi
 
Trattam. delle plusvalenze esente* esente esente esente esente
 
Holding minimum per le plusvalenze nessuno* 0,05 nessuno 0,25 nessuno
Holding period per le plusvalenze nessuno* Nessuno nessuno 12 mesi 3 anni
Deduz. degli interessi Si No si si si
 
Thin cap. rules No No si si si
CFC Si per soc. finanziarie No no no Si per soc. finanziarie
 
 
Imposta sul capitale No Si si si no
 
Tassazione alla fonte No No no no no
 
Trattati contro le doppie imposizioni 80 70 70 40 70

* applicato per le società non quotate

NOTE:
(*) il concetto di “sufficient tax” impone che la societa’ partecipata sia soggetta effettivamente ad imposte nel proprio Paese nella misura minima del 15,4% (che e’ pari al 55% dell’aliquota ordinaria del 28%) oppure residente in uno Stato tra quelli inseriti in una apposita white list, attualmente in preparazione.
(**) Spazio Economico Europeo: zona di libero scambio fra i Paesi dell’UE e quelli aderenti all’EFTA, ovvero, Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. 

Articolo a cura di Dott. Andrea Crespi e Dott. Marco Cancelli
in collaborazione con La Rivista del Centro Studi – www.giuristionline.com

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