Lo strumento finanziario denominato ETF (Exchange Traded Funds) identificano una soluzione per chi privilegia gli investimenti secondo la modalità di gestione passiva, cioè uno strumento di investimento che ha come obiettivo quello di replicare l’andamento di un determinato mercato


Dossier suddiviso in 2 parti: 
1° parte ETF:
Generalità, costi di gestione e regime fiscale 
2° parte ETF:
Utilizzo, vantaggi ed Il rovescio della medaglia

Generalità

Nell’autunno del 2002, con l’autorizzazione della Banca d’Italia e della Consob, è entrato in negoziazione sull’MTA l’exchange trade fund o ETF; uno strumento nuovo per il mercato italiano, ma con una storia più che decennale, scritta per lo più in inglese. Alcuni dei titoli più scambiati nel mondo (SPIDER e QQQ) fanno parte di questa tipologia di strumenti finanziari.

Il principio è semplice: si tratta di un fondo comune (OICRVMT: Organismo di investimento collettivo del risparmio in valori mobiliari trasferibili), il cui portafoglio è costruito utilizzando, totalmente o parzialmente, le azioni che fanno parte di un benchmark, oppure di un paniere di titoli, noto e a larga diffusione, o appositamente creato da primarie case di investimento. 
La gestione del fondo è definita “passiva”, in quanto un apposito programma, attuando raffinate tecniche operative, provvede a replicare, il più fedelmente possibile, ma senza garanzia, gli indici di riferimento (benchmark).

A differenza della dichiarata , pagata, ma non sempre attuata, gestione attiva di tanti fondi nostrani la particolarità che rende profondamente diversi i certificati ETF dalle quote di fondi , è la tipologia di negoziazione, identica a quella delle azioni.
Le quote, rappresentative di sottomultipli dell’indice di riferimento ( 1/10, 1/100) vengono scambiate in trattazione continua, sull’incontro dei prezzi di domanda-offerta, direttamente sul mercato, in contropartita con l’intermediario che ne ha disponibilità .

A differenza delle quote di fondo che fanno il prezzo solo a chiusura della giornata, a valore di NAV., e vengono ritirati o consegnati dal fondo stesso.

Uno specialist, in qualità di market maker, è incaricato di assistere la liquidità del titolo durante le contrattazioni, e impegnato a contenere la differenza ( spread) denaro lettera entro l’1 %, anche se generalmente, sul campo, fa di meglio, riducendo anche abbondantemente tale valore. 
La valuta di regolamento è di 3 giorni lavorativi. Alcuni ETF possono distribuire , con diverse cadenze, un provento o dividendo. Questa ed altre caratteristiche particolari, sono rilevabili dalla attenta lettura ( sempre assolutamente raccomandata) del prospetto informativo , ma soprattutto dalla sintesi delle più pratiche informazioni , il tutto scaricabile semplicemente dal sito istituzionale della Borsa di Milano www. borsaitalia.it. L’ETF potrebbe quindi scalzare i fondi comuni aperti a gestione passiva.

I costi ed il regime fiscale

Un paragrafo interessante questo, che in effetti potrebbe fare la differenza.
Costi di gestione (comprensivi anche delle commissioni della banca depositaria) sono molto ridotti rispetto a quelli dei fondi corrispondenti: salvo un paio di eccezioni , mediamente lo 0,35%, ma negli USA anche meno.
Nessuna commissione di entrata.
Nessuna commissione di performance ( per definizione .. ).
Commissioni di negoziazione da concordare con il proprio intermediario.

Per il regime fiscale poiché si tratta di un fondo, anche se negoziato come una azione, l’impositore fiscale qui si è esercitato in artistici bizantinismi burocratici, ai quali pur dovremmo, essere abituati.

Tre le imposizioni nel rapporto amministrato:

– reddito di capitale sul dividendo , 12,5%
– reddito di capitale sull’incremento del valore dal momento dell’acquisto , 12,5%
– redditi diversi (capital gain) sulla differenza tra valore del Nav del giorno di vendita e di quello di acquisto, rettificato, 12,5%
– quando in guadagno: a debito; quando in perdita: a credito di imposta

L’intermediario è dolorosamente sostituto di imposta, salvo diversa possibile scelta di regime dell’investitore autolesionista.

Attenzione: strumenti di emittenti estere potrebbero essere tassati, con diritto di credito d’imposta in caso di dichiarazione, dall’impositore estero ( leggere bene il prospetto)

Nel rapporto gestito: esattamente come le azioni.

Nonostante i dati contenuti siano frutto di una attenta analisi e le fonti consultate siano da ritenersi affidabili, non mi è possibile comunque garantirne l’esattezza. Questa email non deve essere letta come fonte di consigli per interventi su mercati finanziari, e non costituisce servizio di consulenza o sollecitazione del pubblico risparmio.

Articolo scritto da Antonio Lucenti – BCV Gestion sim spa 
Per informazioni scrivere a
lucenti@antoniolucenti.it – Tel 02 58303435

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