Sotto analisi: le Previsioni macroeconomiche 2003, il quadro programmatico per il 2003, il Quadro di finanza pubblica per il 2002 e il Quadro programmatico di finanza pubblica per il 2003.

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IL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
ECONOMICO-FINANZIARIA
PER GLI ANNI 2003-2006

Il quadro macroeconomico di riferimento

Previsioni macroeconomiche per il 2003
Il quadro programmatico per il 2003
Il Quadro di finanza pubblica per il 2002
Il Quadro programmatico di finanza pubblica per il 2003

Prime osservazioni

La riduzione del prelievo fiscale sulle imprese
Infrastrutture
Ricerca e innovazione
Fattori della produzione
Spesa pubblica
L’inflazione

Il quadro macroeconomico di riferimento

Il quadro macreoeconomico di riferimento invia segnali molto controversi sul reale stato dell’economia mondiale.

Per il 2002 il tasso medio di crescita dei maggiori paesi più industrializzati dovrebbe assestarsi intorno all’1,7 per cento, confermando che ancora non è stata del tutto superata la fase negativa del ciclo economico. Dalle valutazioni effettuate dai maggiori centri di ricerca il punto di minimo della recessione è stato toccato sul finire del 2001.

A mettere a rischio la ripresa mondiale dell’economia potrebbero essere nuovi attacchi terroristici e un ulteriore peggioramento della crisi medio-orientale con riflessi negativi sui prezzi dei beni energetici.

Nell’area dell’euro il tasso di crescita dell’economia è stimato dell’1,3%. La crescita dell’economia non è ancora stata confermata: le previsioni stimano un’accelerazione dell’economia sostenuta dalla ripresa delle esportazioni e da una buona tenuta delle componenti interne della domanda.

In Italia, le stime di crescita dell’economia per il 2002, effettuate dai maggiori centri di ricerca, variano da uno 0,9% ad un massimo dell’1,5%. Il Governo stima all’1,3 la crescita del PIL.

Il rallentamento dell’economia riflette il deterioramento della domanda estera netta: tale dato conferma da un parte che l’economia italiana dipende dall’andamento dell’economia mondiale e dall’altra riflette la perdita di competitività delle imprese sui mercati esteri.

La perdita di quote di mercato rispecchia la debolezza della produzione nazionale, i maggiori costi che gravano sul sistema economico per effetto degli squilibri di finanza pubblica, la carenza cronica delle infrastrutture e la dimensione delle imprese.

 

Previsioni macroeconomiche per il 2003

Il governo stima la crescita tendenziale italiana al 2,7 per cento quale “riflesso del rimbalzo derivante dalla forte ripresa congiunturale di fine 2002” per poi collocarsi intorno al 2,3 per cento nella media del triennio successivo.

Le aspettative del Governo sono improntate su proiezioni dell’andamento dell’economia non ancora dimostrate.

I contributi alla crescita dovrebbero derivare per circa 2,3 punti percentuali dalla domanda interna sostenuta dai consumi delle famiglie.

Ciò dovrebbe comportare un recupero della redditività delle imprese con tassi di crescita degli investimenti fissi lordi che si dovrebbero assestare al 3 per cento. Per il Governo tale profilo di crescita sottende l’accelerazione della crescita degli investimenti nel comparto macchinari e attrezzature.

A lato delle esportazioni, il Governo prevede un aumento del tasso di crescita dell’8,5 per cento.

La ripresa delle esportazioni congiuntamente all’accelerazione degli investimenti dovrebbero, secondo il Governo, sostenere la crescita del valore aggiunto, in particolare dell’industria in senso stretto.

Il quadro programmatico per il 2003

Il governo intende portare a termine il processo di riforme volto ad incidere sui meccanismi di sviluppo del sistema economico in modo tale da assicurare tassi di crescita dell’economia sui valori prossimi al 3 per cento.

L’azione di Governo mira da un lato ad incrementare il tasso di occupazione e dall’altro ad inalzare il livello di produttività, migliorando il grado di concorrenza sul mercato dei beni e dei servizi.

Il Governo punta ad innalzare il tasso di crescita “tendenziale” dal 2,7 per cento al 2,9 per cento per stabilizzarlo al 3% per gli anni a venire.

Nel contempo promuove un calo della disoccupazione dal 9,1 per cento del 2002 al 8,5% per il 2003 per arrivare al 6,8 al 2006, ultimo anno considerato del DPEF.

L’inflazione programmata dovrebbe infine scendere dall’1,7 all’1,4%.

Per il raggiungimento di tali obiettivi molto dipenderà più che da fattori interni alla nazione da quelli esterni: l’andamento della congiuntura economico-internazionale, il cambio euro dollaro e il prezzo del petrolio.

 

Il Quadro di finanza pubblica per il 2002

A causa del ridimensionamento delle prospettive di crescita per il 2002, il deficit pubblico tende ad oltrepassare di circa un punto percentuale l’obiettivo programmatico fissato con lo scorso Dpef 2002-2006. Nel Documento dello scorso anno l’obiettivo di indebitamento fissato dal Governo era allo 0,5 per cento del Pil.

Dal lato delle entrate si registra una dinamica più contenuta delle entrate tributarie rispetto a quella prevista.

Dal lato della spesa i maggiori scostamenti si registrano nel comparto della sanità e nel comparto del pubblico impiego.

Il livello di indebitamento per l’anno 2002 è atteso collocarsi all’1,1 per cento del PIL

Le stime sugli andamenti delle entrate  delle spese delle Amministrazioni pubbliche in assenza di correzioni rilevano il persistere di un rapporto deficit/PIL ancora elevato.

 

Il Quadro programmatico di finanza pubblica per il 2003

La manovra di finanza pubblica è incentrata sul perseguimento degli obiettivi della crescita economica e degli impegni assunti con il patto di stabilità e crescita.

Il Governo mira al contenimento della spesa corrente e della riduzione della pressione fiscale. Le risorse finanziarie che si libereranno favoriranno il rilancio dell’economia attraverso maggiori consumi, maggiori investimenti e maggiore occupazione.

 

Prime osservazioni

Tra gli obiettivi del Governo vi è quello di innalzare il livello di produttività dell’economia.

Per il raggiungimento di questo obiettivo, il Governo si impegna sul fronte delle riforme da attuarsi nell’arco dell’intera legislatura.

Il DPEF contiene linee di una serie di riforme sia sulla struttura della spesa che del prelievo, i cui effetti però sul bilancio pubblico rimangono ancora relativamente non del tutto definiti e traslati agli anni successivi. Ragion per cui il 2003 appare un anno fortemente condizionato dagli andamenti tendenziali senza particolari effetti correttivi.

Il programma del Governo è ipotecato dall’effettivo andamento del ciclo congiunturale. In questi mesi il riavvio dell’economia dei maggiori paesi industrializzati non si è ancora consolidato. Pertanto lo stesso obiettivo tendenziale di crescita dell’economia fissato al 2,7 % non può essere ancora considerato di tendenza ma di programma.

Il permanere di forti rischi per l’economia mondiale riconducibili a vari fattori quali il terrorismo, la crisi in medio oriente e gli shock di Borsa, le crisi economiche di alcuni Paesi emergenti  unitamente a quelli interni legati alla crisi di settori strategici della nostra economia non assicurano  quel profilo evolutivo disegnato dal Governo con il Dpef 2003-2006.

Il contesto internazionale e nazionale evidenzia maggiormente il problema legato alla competitività del sistema industriale italiano. Le imprese italiane non esprimono aspettative positive. La crescita degli investimenti fissi dopo aver subito un rallentamento dal 6,5% del 2000 al 2,4% nel 2001 ha ripreso a salire al ritmo del 2,6% del PIL.

La Confapi sottolinea, come in assenza di prospettive macroeconomiche certe, la manovra di finanza pubblica impostata dal Governo per il 2003 potrebbe non riuscire a coniugare la crescita economica con il rispetto degli impegni finanziari assunti in sede europea.

Nel breve periodo, con il Patto per l’Italia, il Governo a fronte della collaborazione di tutte le parti sociali si impegna a favore delle imprese con una serie di misure.

 

La riduzione del prelievo fiscale sulle imprese

L’aspettativa di riduzione del carico fiscale sulle imprese viene sostanzialmente rinviata; per il 2003 è prevista solo una limatura di due punti dell’aliquota IRPEG poiché un punto in meno era già stato previsto con la finanziaria per il 2001. L’aliquota dovrebbe pertanto essere fissata al 34%.

È inoltre prevista una scalfitura della base imponibile IRAP; peraltro la misura è ancora indefinita nella sua applicazione (parziale deduzione del costo del lavoro dalla base imponibile o aumento dell’area di esenzione per fatturato). Confapi auspica l’avvio di un’effettiva riduzione della base imponibile tramite l’esclusione del costo del lavoro.

In merito alle scelte di riduzione del prelievo fiscale, Confapi avrebbe preferito un più deciso intervento sull’IRAP rispetto a quelli previsti sull’IRPEG per il suo effetto moltiplicativo sul reddito più consistente e durevole.

A fronte di tali limitati interventi a livello statale, poiché si assiste ad una continua crescita della fiscalità locale a causa del mancato rispetto del Patto di stabilità interno da parte degli enti locali, è necessario un intervento del Governo che definisca in chiave programmatica il livello massimo complessivo dell’imposizione fiscale sulle imprese.

 

Infrastrutture

L’inadeguatezza della rete infrastrutturale è comune a tutte le Regioni italiane e risulta essere un freno allo sviluppo economico a causa della sua inefficienza e della ripercussione sui costi delle imprese.

L’importanza e l’ampiezza degli interventi da realizzare e l’urgenza della loro effettiva esecuzione dovrebbero trovare già dal 2003 una congrua copertura che consenta di avviare i cantieri già dal prossimo anno anche al fine di contribuire al sostegno della spesa pubblica per investimenti nelle percentuali indicate nel DPEF.

 

Ricerca e innovazione

Occorre una fortissima iniezione di ricerca ed innovazione nel nostro sistema industriale già penalizzato da un modello di specializzazione che lo espone alla concorrenza più degli altri patners europei rispetto alla competizione dei Paesi delle aree emergenti. Si è intensificata la concorrenza di beni a media e bassa tecnologia prodotti negli altri Paesi emergenti a costi molto più contenuti.

Ai fini del sostegno della competitività, dovrebbero essere indicati nel DPEF stanziamenti, in percentuale al PIL, non inferiori a quelli dedicati a favore della ricerca dei nostri concorrenti.

Va contemporaneamente proseguita l’azione del Governo volta a rafforzare la dimensione delle imprese intervenendo su tutte le normative che attualmente penalizzano lo sviluppo fisiologico delle imprese rispetto alle esigenze del mercato.

 

Fattori della produzione

Occorre ricondurre i costi dei fattori “strategici” per il recupero di competitività quali l’energia, il gas e l’acqua e quello del fattore lavoro nell’alveo della loro sostenibilità in linea con quelli sostenuti dagli altri paesi più industrializzati. Le attuali differenze non sono compatibili con un’economia che ha adottato la moneta unica la quale trasferisce sulla competitività del nostro Paese le inefficienze del sistema che non possono più essere assorbite come in passato da periodiche correzioni dei tassi di cambio.

 

Spesa pubblica

Occorre rafforzare e qualificare l’impegno del Governo sul controllo della spesa pubblica corrente affinché questa non si ripercuota negativamente sulla economia. Il controllo della dinamica della spesa pubblica è necessario per il conseguimento del pareggio di bilancio come stabilito nel Patto di stabilità e crescita ma anche per perseguire con più convinzione un’effettiva riduzione della pressione fiscale.

Questo diventa tanto più necessario laddove il contributo allo sviluppo dell’economia italiana nel 2003 potrebbe non essere adeguatamente supportato dall’andamento della congiuntura economica.

In queste condizioni il controllo dei conti diverrebbe strategico per il raggiungimento degli obiettivi macroeconomici.

 

L’inflazione

Il controllo del tasso di inflazione rimane strategico e dovrà essere osservato in primis dal Governo tramite il rinnovo dei contratti del pubblico impiego ivi compreso quello degli enti locali e il controllo della dinamica delle tariffe dei beni e servizi erogati dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali.

tratto dalla Confapi

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