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Art. 20.
Protezione da agenti cancerogeni: modifiche degli articoli 61, 63, 69 e 70 del decreto legislativo n. 626/1994

1. All’art. 61, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 626/1994, le parole: "in cancro" sono sostituite dalle seguenti: "il cancro".

2. All’art. 63, comma 1, del decreto legislativo n. 626/1994, le parole: "commi 2 e 3" sono sostituite dalle seguenti: "comma 2".

3. All’art. 69, del decreto legislativo n. 626/1994, il comma 5 e’ sostituito dal seguente:

" 5. A seguito dell’informazione di cui al comma 4 il datore di lavoro effettua:

a) una nuova valutazione del rischio in conformita’ all’art. 63;

b) ove sia tecnicamente possibile, una misurazione della concentrazione dell’agente in aria per verificare l’efficacia delle misure adottate.".

4. L’art. 70 del decreto legislativo n. 626/1994 e’ sostituito dal seguente:

"Art. 70 (Registro di esposizione e cartelle sanitarie). – 1. I lavoratori di cui all’art. 69 sono iscritti in un registro nel quale e’ riportata, per ciascuno di essi, l’attivita’ svolta, l’agente cancerogeno utilizzato e, ove noto, il valore dell’esposizione a tale agente. Detto registro e’ istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi e il rappresentante per la sicurezza hanno accesso a detto registro.

2. Il datore di lavoro:

a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro ed all’organo di vigilanza competente per territorio e comunica loro ogni 3 anni, e comunque ogni qualvolta i medesimi ne facciano richiesta, le variazioni intervenute;

b) consegna, a richiesta, all’Istituto superiore di sanita’ copia del registro di cui al comma 1;

c) comunica all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all’organo di vigilanza competente per territorio la cessazione del rapporto di lavoro dei lavoratori di cui all’art. 69, con le eventuali variazioni sopravvenute dall’ultima comunicazione delle relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1. Consegna all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro le relative cartelle sanitarie e di rischio;

d) in caso di cessazione di attivita’ dell’azienda, consegna il registro di cui al comma 1 all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro copia dello stesso all’organo di vigilanza competente per territorio. Consegna all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro le cartelle sanitarie e di rischio;

e) in caso di assunzione di lavoratori che hanno in precedenza esercitato attivita’ con esposizione al medesimo agente, richiede all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro copia delle annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1, nonche’ copia della cartella sanitaria e di rischio;

f) tramite il medico competente comunica ai lavoratori interessati le relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e nella cartella sanitaria e di rischio ed al rappresentante per la sicurezza i dati collettivi anonimi contenuti nel registro di cui al comma 1.

3. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio sono conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro fino a quaranta anni dalla cessazione di ogni attivita’ che espone ad agenti cancerogeni.

4. La documentazione di cui ai commi 1, 2 e 3 e’ custodita e trasmessa con salvaguardia del segreto professionale.

5. I modelli e le modalita’ di tenuta del registro di cui al comma 1 e delle cartelle sanitarie e di rischio sono determinati con decreto del Ministro della sanita’ di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione consultiva permanente.

6. L’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro trasmette annualmente al Ministero della sanita’ dati di sintesi relativi alle risultanze dei requisiti di cui al comma 1.".

Note all’art. 20:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’art. 61, comma 1, cosi’ recita:

"1. Agli effetti del presente decreto si intende per agente cancerogeno:

a) una sostanza alla quale, nell’allegato 1 della direttiva 67/548/CEE, e’ attribuita la menzione R 45: ‘Puo’ provocare il cancro’ o la menzione R 49: ‘Puo’ provocare il cancro per inalazione’;

b) un preparato su cui, a norma dell’art. 3, paragrafo 5, lettera j), della direttiva 88/379/CEE deve essere apposta l’etichetta con la menzione R 45: ‘Puo’ provocare il cancro’ o con la menzione R 49: ‘Puo’ provocare il cancro per inalazione’;

c) una sostanza, un preparato o un processo di cui all’allegato VIII nonche’ una sostanza od un preparato prodotti durante un processo previsto all’allegato VIII".

– L’art. 63, comma 1, del citato D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recita: "1. Fatto salvo quanto previsto all’art. 62, il datore di lavoro effettua una valutazione dell’esposizione a agenti cancerogeni, i risultati della quale sono riportati nel documento di cui all’art. 4, commi 2 e 3".

– L’art. 69, comma 5, dello stesso D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recitava: "5. A seguito dell’informazione di cui al comma 4 il datore di lavoro dispone una nuova valutazione del rischio in conformita’ all’art. 63 e, ove tecnicamente possibile, una misurazione della concentrazione dell’agente in aria, per verificare l’efficacia delle misure adottate".

– L’art. 70, del medesimo D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recitava:

"Art. 70 (Registro di esposizione e cartelle sanitarie).

– 1. I lavoratori di cui all’art. 69 sono iscritti in un registro nel quale e’ riportata, per ciascuno di essi, l’attivita’ svolta, l’agente cancerogeno utilizzato ed, ove noto, il valore dell’esposizione a tale agente. Detto registro e’ istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente.

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi e il rappresentante per la sicurezza hanno accesso a detto registro.

2. Per ciascuno dei lavoratori di cui all’art. 69 e’ istituita una cartella sanitaria e di rischio, custodita, a cura del medico competente, presso l’azienda ovvero l’unita’ produttiva, sotto la responsabilita’ del datore di lavoro.

3. Il datore di lavoro:

a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all’ISPESL ed all’organo di vigilanza competente per territorio e comunicando loro ogni 3 anni, e comunque ogni qualvolta i medesimi ne facciano richiesta, le variazioni intervenute;

b) consegna, a richiesta, all’Istituto superiore di sanita’ copia del registro di cui al comma 1;

c) comunica, all’ISPESL e all’organo di vigilanza competente per territorio, la cessazione del rapporto di lavoro dei lavoratori di cui all’art. 69, con le eventuali variazioni sopravvenute dall’ultima comunicazione, delle relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1. Consegna all’ISPESL le relative cartelle sanitarie e di rischio di cui al comma 2;

d) in caso di cessazione di attivita’ dell’azienda, consegna il registro di cui al comma 1 all’ISPESL e copia dello stesso all’organo di vigilanza competente per territorio. Consegna all’ISPESL le cartelle sanitarie e di rischio di cui al comma 2;

e) in caso di assunzione di lavoratori che hanno in precedenza esercitato attivita’ con esposizione al medesimo agente, richiede all’ISPESL copia delle annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1, nonche’ copia della cartella sanitaria e di rischio di cui al comma 2;

f) tramite il medico competente comunica ai lavoratori interessati le relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e nella cartella sanitaria e di rischio di cui al comma 2 ed al rappresentante per la sicurezza, i dati collettivi anonimi contenuti nel registro di cui al comma 1.

4. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio di cui al comma 2 sono conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall’ISPESL fino a quaranta anni dalla cessazione di ogni attivita’ che espone ad agenti cancerogeni.

5. La documentazione di cui ai precedenti comma e’ custodita e trasmessa con salvaguardia del segreto professionale.

6. I modelli e le modalita’ di tenuta dei registri e delle cartelle sanitarie di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 sono determinati con decreto del Ministro della sanita’ di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione consultiva permanente.

7. L’ISPESL trasmette annualmente al Ministero della sanita’ dati di sintesi relativi alle risultanze dei requisiti di cui al comma 1".

Art. 21.
Protezione da agenti biologici: modifiche agli articoli 73, 78, 86 e 87 del decreto legislativo n. 626/1994

1. All’art. 73 del decreto legislativo n. 626/1994, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

” 2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati. Il comma 1 dell’art. 7 del decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 91, e’ soppresso.”.

2. All’art. 78 del decreto legislativo n. 626/1994, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

” 2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente titolo, adattandole alle particolarita’ delle situazioni lavorative.”.

3. All’art. 86 del decreto legislativo n. 626/1994, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

“2-bis. Ove gli accertamenti sanitari abbiamo evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente, l’esistenza di anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente ne informa il datore di lavoro.

2-ter. A seguito dell’informazione di cui al comma 3 il datore di lavoro effettua una nuova valutazione del rischio in conformita’ all’art. 78.

2-quater. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sul controllo sanitario cui sono sottoposti e sulla necessita’ di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attivita’ che comporta rischio di esposizione a particolari agenti biologici individuati nell’allegato XI, nonche’ sui vantaggi ed inconvenienti della vaccinazione e della non vaccinazione.”.

4. All’art. 87, comma 3, del decreto legislativo n. 626/1994, le lettere a), b) e c) sono sostituite dalle seguenti:

” a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all’Istituto superiore di sanita’, all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all’organo di vigilanza competente per territorio, comunicando ad essi, ogni tre anni e comunque ogni qualvolta questi ne fanno richiesta, le variazioni intervenute;

b) comunica all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all’organo di vigilanza competente per territorio la cessazione del rapporto di lavoro dei lavoratori di cui al comma 1 fornendo al contempo l’aggiornamento dei dati che li riguardano e consegna al medesimo Istituto le relative cartelle sanitarie e di rischio;

c) in caso di cessazione di attivita’ dell’azienda, consegna all’Istituto superiore di sanita’ e all’organo di vigilanza competente per territorio, copia del registro di cui al comma 1 e all’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro copia del medesimo registro nonche’ le cartelle sanitarie e di rischio;”.

5. All’art. 87, comma 3, lettere d) ed e), e comma 4, del decreto legislativo n. 626/1994, le parole: “di cui all’art. 86, comma 5,” sono soppresse.

6. All’art. 87 del decreto legislativo n. 626/1994, il comma 6 e’ sostituito dal seguente:

” 6. I modelli e le modalita’ di tenuta del registro di cui al comma 1 e delle cartelle sanitarie e di rischio sono determinati con decreto del Ministro della sanita’ e del lavoro e della previdenza sociale sentita la commissione consultiva permanente.”.

Note all’art. 21:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’art. 73, comma 2, cosi’ recitava: “2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull’impiego confinato di microorganismi geneticamente modificati e sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati”.

– L’art. 78, comma 2, del medesimo D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recitava: “2. Il datore di lavoro, in relazione al rischio accertato, adotta le misure protettive e preventive di cui al presente titolo, adattandole alle particolarita’ delle situazioni lavorative”.

– L’art. 86 dello stesso D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recita:

“Art. 86 (Prevenzione e controllo). – 1. I lavoratori addetti alle attivita’ per le quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un rischio per la salute sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria.

2. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure speciali di protezione, fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono gia’ immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

b) l’allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell’art. 8 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277″.

– L’art. 87, comma 3, del citato D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recita:

“3. Il datore di lavoro:

a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all’Istituto superiore di sanita’ e all’ISPESL, comunicando ad essi ogni tre anni e comunque ogni qualvolta questi ne fanno richiesta, le variazioni intervenute;

b) comunica all’ISPESL la cessazione del rapporto di lavoro, dei lavoratori di cui al comma 1 fornendo nel contempo l’aggiornamento dei dati che li riguardano e consegna al medesimo Istituto le relative cartelle sanitarie e di rischio di cui all’art. 86, comma 5;

c) in caso di cessazione di attivita’ dell’azienda, consegna all’Istituto superiore di sanita’ copia del registro di cui al comma 1 ed all’ISPESL copia del medesimo registro nonche’ le cartelle sanitarie e di rischio di cui all’art. 86, comma 5;

d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno esercitato attivita’ che comportano rischio di esposizione allo stesso agente richiede all’ISPESL copia delle annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1, nonche’ copia della cartella sanitaria e di rischio di cui all’art. 86, comma 5;

e) tramite il medico competente comunica ai lavoratori interessati le relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e nella cartella sanitaria e di rischio di cui all’art. 86, comma 5, ed al rappresentante per la sicurezza i dati collettivi anonimi contenuti nel registro di cui al comma 1″.

– L’art. 87, comma 6, dello stesso D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recitava: “6. I modelli e le modalita’ di tenuta dei registri e delle cartelle sanitarie di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 sono determinati con decreto dei Ministri della sanita’ e del lavoro e della previdenza sociale sentita la commissione consultiva permanente”.

Art. 22.
Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti

1. L’art. 89 del decreto legislativo n. 626/1994, e’ sostituito dal seguente:

“Art. 89 (Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti). – 1. Il datore di lavoro e’ punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milioni a otto milioni per la violazione degli articoli 4, commi 2, 4, lettera a), 6, 7 e 11, primo periodo; 63, commi 1, 4 e 5; 69, comma 5, lettera a); 78, commi 3 e 5; 86, comma 2-ter.

2. Il datore di lavoro ed il dirigente sono puniti:

a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 7, comma 2; 12, commi 1, lettere d) ed e) e 4; 15, comma 1; 22, commi da 1 a 5; 30, commi 3, 4, 5 e 6; 31, commi 3 e 4; 32; 35, commi 1, 2, 4 e 5; 38; 41; 43, commi 3, 4, lettere a), b), d) e g) e 5; 48; 49, comma 2; 52, comma 2; 54; 55, commi 1, 3 e 4; 56, comma 2; 58; 62; 63, comma 3; 64; 65, comma 1; 66, comma 2; 67, commi 1 e 2; 68; 69, commi 1, 2 e 5, lettera b); 77, comma 1; 78, comma 2; 79; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82; 83; 85, comma 2; 86, commi 1 e 2;

b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni per la violazione degli articoli 4, commi 4, lettere b) e c), 5, lettere c), f), g), i), m) e p); 7, commi 1 e 3; 9, comma 2; 10; 12, comma 1, lettere a), b) e c); 21;

37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f); 49, comma 1; 56, comma 1; 57;

66, commi 1 e 4; 67, comma 3; 70, comma 1; 76, commi 1, 2 e 3; 77, comma 4; 84, comma 2; 85, commi 1 e 4; 87, commi 1 e 2.

3. Il datore di lavoro ed il dirigente sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni per la violazione degli articoli 4, commi 5, lettera o), e 8; 8, comma 11; 11; 70, commi 2 e 3; 87, commi 3 e 4.”.

Nota all’art. 22:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’art. 89 cosi’ recitava:

“Art. 89 (Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti). – 1. Il datore di lavoro ed il dirigente sono puniti:

a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 22, comma 1; 30, commi 3, 4, 5 e 6; 31; 54, commi 1, 2, 3 e 4; 55, commi 1, 3 e 4; 58;

b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni per la violazione dell’art. 4, comma 5, lettere a), c), f), g), i), m) e p).

2. Il datore di lavoro e’ punito:

a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per la violazione degli articoli 4, commi 2 e 7; 12, comma 1, lettere d), e), e comma 4; 15, comma 1; 32; 35, commi 1, 2, 4 e 5; 38; 43, commi 3, 4, lettere a), b), d), g), e comma 5; 48; 49, comma 2; 52, comma 2; 56, comma 2; 62; 63, commi 1, 3, 4 e 5; 64; 65, comma 1; 66, comma 2; 68; 69, commi 1, 2 e 5;

78, comma 2; 79, comma 2; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82, commi 1, 2, 3 e 4; 83; 85, comma 2; 86;

b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni per la violazione degli articoli 4, commi 4 e 6; 7, commi 1, 2 e 3; 6, commi 2, 3, 7 e 8; 9, comma 2; 10; 12, comma 1, lettere a), b) e c); 15, comma 2; 21; 37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f);

49, comma 1; 56, comma 1; 57; 63, comma 6; 66, commi 1 e 4;

67; 70, commi 1 e 2; 76; 77, commi 1 e 4; 78, comma 3; 84, commi 2 e 4; 85, comma 1; 87, commi 1 e 2.

3. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni per la violazione dell’art. 4, comma 5, lettera o).

4. Il datore di lavoro e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni per la violazione degli articoli 4, comma 8; 8, comma 11; 11, commi 1 e 3; 70, commi 3 e 4; 87, commi 3 e 4″.

Art. 23.
Contravvenzioni commesse dai preposti

1. L’art. 90 del decreto legislativo n. 626/1994, e’ sostituito dal seguente:

“Art. 90 (Contravvenzioni commesse dai preposti). – 1. I preposti sono puniti:

a) con l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 7, comma 2; 12, commi 1, lettere d) ed e), e 4; 15, comma 1; 30, commi 3, 4, 5 e 6;

31, commi 3 e 4; 32; 35, commi 1, 2, 4 e 5; 41; 43, commi 3, 4, lettere a), b) e d); 48; 52, comma 2; 54; 55, commi 1, 3 e 4; 58; 62;

63, comma 3; 64; 65, comma 1; 67, commi 1 e 2; 68; 69, commi 1 e 2;

78, comma 2; 79; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82; 83; 86, commi 1 e 2;

b) con l’arresto sino a un mese o con l’ammenda da lire trecentomila a lire un milione per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere c), f), g), i) e m); 7, commi 1, lettera b), e 3; 9, comma 2; 12, comma 1, lettere a) e c); 21; 37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f); 49, comma 1; 56, comma 1; 57; 66, commi 1 e 4; 85, commi 1 e 4.”.

Nota all’art. 23:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’art. 90 cosi’ recitava:

“Art. 90 (Contravvenzioni commesse dai preposti). – 1. I preposti sono puniti:

a) con l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 22, comma 1; 31, nonche’ per la inosservanza delle prescrizioni minime di cui all’art. 30, comma 3; 54, commi 1, 2, 3 e 4; 55, commi 1, 3 e 4; 58;

b) con l’arresto sino ad un mese o con l’ammenda da lire trecentomila a lire un milione per la violazione dell’art. 4, comma 5, lettere a), c), f), g), i), m) e p);

c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la violazione dell’art. 4, comma 5, lettera o)”.

Art. 24.
Contravvenzioni commesse da altri soggetti

1. La rubrica dell’art. 91 del decreto legislativo numero 626/1994 e’ sostituita dalla seguente: “Contravvenzioni commesse dai progettisti, dai fabbricanti e dagli installatori”.

2. Al comma 1, lettera a), dell’art. 92 del decreto legislativo n.

626/1994 le parole: “70, commi 1 e 2” sono sostituite dalle seguenti:

“86, comma 2-bis”.

3. Al comma 1, lettera b), dell’art. 92 del decreto legislativo n.

626/1994 le parole: “69, comma 6” sono soppresse.

4. Al comma 1, lettera a), dell’art. 93 del decreto legislativo n.

626/1994 dopo le parole: “articoli 5, comma 2;”, sono inserite le seguenti: “12, comma 3, primo periodo;”.

Note all’art. 24:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse. La rubrica dell’art. 91 era cosi’ formulata: “Contravvenzioni commesse dai commercianti e dagli installatori”.

– L’art. 92, comma 1, lettera a) e b), del medesimo D.Lgs. n. 626/1994 cosi’ recitano:

“1. Il medico competente e’ punito:

a) con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire sei milioni per la violazione degli articoli 17, comma 1, lettere b), d), h) e l); 69, comma 4;

70, commi 1 e 2;

b) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la violazione degli articoli 17, comma 1, lettere e), f), g) ed i), nonche’ del comma 3; 69, comma 6″.

– L’art. 93, comma 1, lettera a), del citato D.Lgs. n.

626/1994 cosi’ recita:

“1. I lavoratori sono puniti:

a) con l’ammenda da lire quattrocentomila a lire un milione e duecentomila per la violazione degli articoli 5, comma 2; 39; 44; 84, comma 3″.

Art. 25.
Attuazione degli obblighi

1. Dopo l’art. 96 del decreto legislativo n. 626/1994, e’ inserito il seguente:

“Art. 96-bis (Attuazione degli obblighi). – 1. Il datore di lavoro che intraprende un’attivita’ lavorativa di cui all’art. 1 e’ tenuto a elaborare il documento di cui all’art. 4, comma 2, del presente decreto entro tre mesi dall’effettivo inizio dell’attivita’.”.

Art. 26.
Modifiche all’allegato I del decreto legislativo n. 626/1994

1. L’allegato I al decreto legislativo n. 626/1994, e’ modificato come segue:

a) al punto 1, dopo la parola: “industriali” e’ aggiunta la seguente espressione: “(1)”;

b) al punto 2, dopo la parola: “addetti” l’espressione “(1)” e’ sostituita dalla seguente: “(2)”;

c) al punto 4 i rinvii alle note sono soppressi;

d) le note: “(1)” e “(2)” sono sostituite dalle seguenti:

“( 1) Escluse le aziende industriali di cui all’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all’obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le centrali termoelettriche, gli impianti ed i laboratori nucleari, le aziende estrattive ed altre attivita’ minerarie, le aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, le strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private.

( 2) Addetti assunti a tempo indeterminato.”.

Note all’art. 26:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’allegato I era cosi’ formulato:

“ALLEGATO I CASI IN CUI E’ CONSENTITO LO SVOLGIMENTO DIRETTO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO DEI COMPITI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI (ART.

10).

1. Aziende artigiane e industriali . . . . . . fino a 30 addetti 2. Aziende agricole e zootecniche . . . . . . fino a 10 addetti (1) 3. Aziende della pesca . . . . . . fino a 20 addetti 4. Altre aziende (2) . . . . . . fino a 200 addetti (2) ___________ (1) Addetti assunti a tempo indeterminato.

(2) Escluse le attivita’ industriali di cui all’art. 1 del D.P.R. n. 175/88, le centrali termoelettriche, gli impianti ed i laboratori nucleari, le aziende estrattive e altre attivita’ minerarie, le aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, gli ospedali e le cliniche”.

– Per il D.P.R. n. 175/1988 vedi note all’art. 3.

Art. 27.
Integrazioni all’allegato IV del decreto legislativo n. 626/1994

1. All’allegato IV al decreto legislativo n. 626/1994, sono aggiunti, in fine, i seguenti paragrafi:

“Scarpe con protezione supplementare della punta del piede;

Scarpe e soprascarpe con suola anticalore;

Scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il calore;

Scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il freddo;

Scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro le vibrazioni;

Scarpe, stivali e soprastivali di protezione antistatici;

Scarpe, stivali e soprastivali di protezione isolanti;

Stivali di protezione contro le catene delle trance meccaniche;

Zoccoli;

Ginocchiere;

Dispositivi di protezione amovibili del collo del piede;

Ghette;

Suole amovibili (anticalore, antiperforazione o antitraspirazione);

Ramponi amovibili per ghiaccio, neve, terreno sdrucciolevole.

Dispositivi di protezione della pelle Creme protettive/pomate.

Dispositivi di protezione del tronco e dell’addome Giubbotti, giacche e grembiuli di protezione contro le aggressioni meccaniche (perforazioni, tagli, spruzzi di metallo fuso, ecc.);

Giubbotti, giacche e grembiuli di protezione contro le aggressioni chimiche;

Giubbotti termici;

Giubbotti di salvataggio;

Grembiuli di protezione contro i raggi x;

Cintura di sicurezza del tronco.

Dispositivi dell’intero corpo Attrezzature di protezione contro le cadute;

Attrezzature cosiddette anticaduta (attrezzature complete comprendenti tutti gli accessori necessari al funzionamento);

Attrezzature con freno ‘ad assorbimento di energia cinetica’ (attrezzature complete comprendenti tutti gli accessori necessari al funzionamento);

Dispositivo di sostegno del corpo (imbracatura di sicurezza).

Indumenti di protezione Indumenti di lavoro cosiddetti ‘di sicurezza’ (due pezzi e tute);

Indumenti di protezione contro le aggressioni meccaniche (perforazioni, tagli, ecc.);

Indumenti di protezione contro le aggressioni chimiche;

Indumenti di protezione contro gli spruzzi di metallo fuso e di raggi infrarossi;

Indumenti di protezione contro il calore;

Indumenti di protezione contro il freddo;

Indumenti di protezione contro la contaminazione radioattiva;

Indumenti antipolvere;

Indumenti antigas;

Indumenti ed accessori (bracciali e guanti, ecc.) fluorescenza di segnalazione, catarifrangenti;

Coperture di protezione.”.

Nota all’art. 27:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’allegato IV e’ cosi’ formulato:

“ALLEGATO IV ELENCO lNDICATIVO E NON ESAURIENTE DELLE ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE DISPOSlTIVI DI PROTEZIONE DELLA TESTA.

– Caschi di protezione per l’industria (caschi per miniere, cantieri di lavori pubblici, industrie varie);

– Copricapo leggero per proteggere il cuoio capelluto (berretti, cuffie, retine con o senza visiera);

– Copricapo di protezione (cuffie, berretti, cappelli di tela cerata, ecc., in tessuto, in tessuto rivestito, ecc.).

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DELL’UDITO.

– Palline e tappi per le orecchie;

– Caschi (comprendenti l’apparato auricolare);

– Cuscinetti adattabili ai caschi di protezione per l’industria;

– Cuffie con attacco per ricezione a bassa frequenza;

– Dispositivi di protezione contro il rumore con apparecchiature di intercomunicazione.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DEGLI OCCHI E DEL VISO.

– Occhiali a stanghette;

– Occhiali a maschera;

– Occhiali di protezione contro i raggi x, i raggi laser, le radiazioni ultraviolette, infrarosse, visibili;

– Schermi facciali;

– Maschere e caschi per la saldatura ad arco (maschere a mano, a cuffia o adattabili a caschi protettivi).

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE.

– Apparecchi antipolvere, antigas e contro le polveri radioattive;

– Apparecchi isolanti a presa d’aria;

– Apparecchi respiratori con maschera per saldatura amovibile;

– Apparecchi ed attrezzature per sommozzatori;

– Scafandri per sommozzatori.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DELLE MANI E DELLE BRACCIA.

– Guanti:

contro le aggressioni meccaniche (perforazioni, tagli, vibrazioni, ecc.);

contro le aggressioni chimiche;

per elettricisti e antitermici;

– Guanti a sacco;

– Ditali;

– Manicotti;

– Fasce di protezione dei polsi;

– Guanti a mezze dita;

– Manopole.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DEI PIEDI E DELLE GAMBE.

– Scarpe basse, scarponi, tronchetti, stivali di sicurezza;

– Scarpe a slacciamento o sganciamento rapido”.

Art. 28.
Modifiche all’allegato V del decreto legislativo n. 626/1994

1. L’allegato V al decreto legislativo n. 626/1994, e’ modificato come segue:

a) al punto 1, le parole: “elementi di protezione” sono sostituite dalle seguenti: “elmetti di protezione”;

b) al punto 8, le parole: “lavori fosforescenti” sono sostituite dalle seguenti: “indumenti fosforescenti”.

Nota all’art. 28:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’allegato V era cosi’ formulato ai punti 1 e 8:

“1. PROTEZIONE DEL CAPO (PROTEZIONE DEL CRANIO).

Elementi di protezione.

– Lavori edili, soprattutto lavori sopra, sotto o in prossimita’ di impalcature e di posti di lavoro sopraelevati, montaggio e smontaggio di armature, lavori di installazione e di posa di ponteggi e operazioni di demolizione;

– Lavori su ponti d’acciaio, su opere edili in strutture d’acciaio di grande altezza, piloni, torri, costruzioni idrauliche in acciaio, altiforni, acciaierie e laminatoi, grandi serbatoi, grandi condotte, caldaie e centrali elettriche;

– Lavori in fossati, trincee, pozzi e gallerie di miniera;

– Lavori in terra e in roccia;

– Lavori in miniere sotterranee, miniere a cielo aperto e lavori di spostamento di ammassi di sterile;

– Uso di estrattori di bulloni;

– Brillatura mine;

– Lavori in ascensori e montacarichi, apparecchi di sollevamento, gru e nastri trasportatori;

– Lavori nei pressi di altiforni, in impianti di riduzione diretta, in acciaierie, in laminatoi, in stabilimenti metallurgici, in impianti di fucinatura a maglio e a stampo, nonche’ in fonderie;

– Lavori in forni industriali, contenitori, apparecchi, silos, tramogge e condotte;

– Costruzioni navali;

– Smistamento ferroviario;

– Macelli.

2-7. (Omissis).

8. LAVORI FOSFORESCENTI.

– Lavori in cui e’ necessario percepire in tempo la presenza dei lavoratori”.

Art. 29.
Integrazioni all’allegato VII del decreto legislativo n. 626/1994

1. Nell’allegato VII al decreto legislativo n. 626/1994, sono aggiunti, in fine i seguenti paragrafi:

“2. AMBIENTE a) Spazio Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi.

b) Illuminazione L’illuminazione generale ovvero l’illuminazione specifica (lampade di lavoro) devono garantire un’illuminazione sufficiente ed un contrasto appropriato tra lo schermo e l’ambiente, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell’utilizzatore.

Fastidiosi abbagliamenti e riflessi sullo schermo o su altre attrezzature devono essere evitati strutturando l’arredamento del locale e del posto di lavoro in funzione dell’ubicazione delle fonti di luce artificiale e delle loro caratteristiche tecniche.

c) Riflessi e abbagliamenti I posti di lavoro devono essere sistemati in modo che le fonti luminose quali le finestre e le altre aperture, le pareti trasparenti o traslucide, nonche’ le attrezzature e le pareti di colore chiaro non producano riflessi sullo schermo.

Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro.

d) Rumore Il rumore emesso dalle attrezzature appartenenti al/ai posto/i di lavoro deve essere preso in considerazione al momento della sistemazione del posto di lavoro, in particolare al fine di non perturbare l’attenzione e la comunicazione verbale.

e) Calore Le attrezzature appartenenti al/ai posto/i di lavoro non devono produrre un eccesso di calore che possa essere fonte di disturbo per i lavoratori.

f) Radiazioni Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la parte visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.

g) Umidita’ Si deve fare in modo di ottenere e mantenere un’umidita’ soddisfacente.

3. INTERFACCIA ELABORATORE/UOMO All’atto dell’elaborazione, della scelta, dell’acquisto del software, o allorche’ questo viene modificato, come anche nel definire le mansioni che implicano l’utilizzazione di unita’ videoterminali, il datore di lavoro terra’ conto dei seguenti fattori:

a) il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere;

b) il software deve essere di facile uso e, se del caso, adattabile a livello di conoscenza e di esperienza dell’utilizzatore;

nessun dispositivo o controllo quantitativo o qualitativo puo’ essere utilizzato all’insaputa dei lavoratori;

c) i sistemi debbono fornire ai lavoratori delle indicazioni sul loro svolgimento;

d) i sistemi devono fornire l’informazione di un formato e ad un ritmo adeguato agli operatori;

e) i principi dell’ergonomia devono essere applicati in particolare all’elaborazione dell’informazione da parte dell’uomo.”.

Nota all’art. 29:

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

L’allegato VII e’ cosi’ formulato:

“ALLEGATO VII PRESCRIZIONI MINIME Osservazione preliminare.

Gli obblighi previsti dal presente allegato si applicano al fine di realizzare gli obiettivi del titolo VI e qualora gli elementi esistano sul posto di lavoro e non contrastino con le esigenze o caratteristiche intrinseche della mansione.

1. ATTREZZATURE.

a) Osservazione generale.

L’utilizzazione in se’ dell’attrezzatura non deve essere fonte di rischio per i lavoratori.

b) Schermo.

I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente e vi deve essere uno spazio adeguato tra i caratteri e le linee.

L’immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da sfarfallamento o da altre forme d’instabilita’.

La brillanza e/o il contrasto tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell’utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali.

Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente e facilmente per adeguarsi alle esigenze dell’utilizzatore.

E’ possibile utilizzare un sostegno separato per lo schermo o un piano regolabile.

Lo schermo non deve avere riflessi e riverberi che possano causare molestia all’utilizzatore.

c) Tastiera.

La tastiera dev’essere inclinabile e dissociata dallo schermo per consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l’affaticamento delle braccia o delle mani.

Lo spazio davanti alla tastiera dev’essere sufficiente onde consentire un appoggio per le mani e le braccia dell’utilizzatore.

La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi.

La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono tendere ad agevolare l’uso della tastiera stessa.

I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.

d) Piano di lavoro.

Il piano di lavoro deve avere una superficie poco riflettente, essere di dimensioni sufficienti e permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio.

Il supporto per i documenti deve essere stabile e regolabile e deve essere collocato in modo tale da ridurre al massimo i movimenti fastidiosi della testa e degli occhi.

E’ necessario uno spazio sufficiente che permetta ai lavoratori una posizione comoda.

e) Sedile di lavoro.

Il sedile di lavoro dev’essere stabile, permettere all’utilizzatore una certa liberta’ di movimento ed una posizione comoda.

I sedili debbono avere altezza regolabile.

Il loro schienale deve essere regolabile in altezza e in inclinazione.

Un poggiapiedi sara’ messo a disposizione di coloro che lo desiderino”.

Art. 30.
Disposizioni transitorie e finali

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto gli organi di direzione politica o, comunque, di vertice delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, procedono all’individuazione dei soggetti di cui all’art. 2, comma 1, lettera b), secondo periodo, del presente decreto, tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attivita’.

2. I decreti di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 626/1994, come modificato dall’art. 1 del presente decreto, sono emanati entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto.

3. Le disposizioni di cui all’art. 4, commi 1, 2, 4 e 11, del decreto legislativo n. 626/1994, come modificato dall’art. 3 del presente decreto, devono essere osservate:

a) entro il 1 luglio 1996 dalle imprese di cui all’art. 8, comma 5, lettere a), b), c), d), e) ed f), del decreto legislativo n. 626/1994;

b) entro il 1 gennaio 1997 negli altri settori di attivita’.

4. Sino al 31 dicembre 1997, per le contravvenzioni di cui al titolo IX del decreto legislativo n. 626/1994, come modificate dagli articoli 22, 23 e 24, relativamente alla violazione degli obblighi non ancora vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, i termini previsti dall’art. 20, comma 1, del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, sono raddoppiati e la somma di cui all’art. 21, comma 2, dello stesso decreto e’ ridotta della meta’.

Note all’art. 30:

– Per il D.Lgs. n. 29/1993 vedi note all’art. 2.

– Per il D.Lgs. n. 626/1994 vedi note alle premesse.

– Il D.Lgs. n. 758/1994 reca modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro. L’art. 20, comma 1, cosi’ recita: “1. Allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l’organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni polizia giudiziaria di cui all’art. 55 del codice di procedura penale, impartisce al contravventore un’apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario. Tale termine e’ prorogabile a richiesta del contravventore, per la particolare complessita’ o per l’oggettiva difficolta’ dell’adempimento. In nessun caso esso puo’ superare i sei mesi. Tuttavia, quando specifiche circostanze non imputabili al contravventore determinano un ritardo nella regolarizzazione, il termine di sei mesi puo’ essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un tempo non superiore ad ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che e’ comunicato immediatamente al pubblico ministero”.

– L’art. 21, comma 2, del medesimo D.Lgs. n. 758/1994 cosi’ recita: “2. Quando risulta l’adempimento alla prescrizione, l’organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza comunica al pubblico ministero l’adempimento alla prescrizione, nonche’ l’eventuale pagamento della predetta somma”.

Art. 31.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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