Il riordino degli strumenti normativi

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1. Principi e valori dell’Unione europea
2. Il nuovo riparto di competenze tra l’Unione e gli Stati membri
3. Le modifiche inerenti all’apparato istituzionale
4. Il riordino degli strumenti normativi
5. Il riassetto dei processi decisionali 
6. Le politiche dell’Unione europea
7. Considerazioni conclusive

4. Il riordino degli strumenti normativi

Il riassetto degli strumenti normativi comunitari configura un’innovazione rilevante e necessaria, introdotta dalla Trattato che istituisce una costituzione per l’Europa.

Il sistema attuale riflette, infatti, una fase storica del processo di integrazione ormai superata, poiché la tecnica di procedere per atti tipici , aventi struttura ed effetti predeterminati, appartiene alla tradizione delle organizzazioni internazionali classiche ed al bisogno di definire e limitare il loro ambito di competenza e i relativi strumenti d’azione.

Tale tecnica, certamente appropriata nella fase iniziale della costruzione europea, in cui le Comunità nascevano come organizzazioni internazionali, si è rivelata, da tempo, incompatibile con la fase più complessa del processo di integrazione.

Di conseguenza le crescenti competenze acquisite dalle comunità e la stessa evoluzione dei rapporti interistituzionali hanno profondamente modificato il quadro di riferimento fino a fare sentire la necessità di superare la tecnica originaria .
La riforma ha, così, istituito una gerarchia delle fonti, rivedendo la tipologia degli strumenti di azione dell’Unione.

La Costituzione ridefinisce completamente i tipi di atti dell’Unione, individuando una pluralità di strumenti: “legge europea”; “legge quadro europea”; “regolamento europeo”; “decisione europea”; “raccomandazioni” e “pareri” (art. I-32.1).
Di regola la scelta dei diversi strumenti dipende dalle specifiche basi giuridiche. In particolare, il campo di applicazione della legge è determinato con precisione dall’espressa indicazione del tipo di atto.
Solo eccezionalmente la scelta di questo è lasciata alle istituzioni, nel rispetto del principio di proporzionalità (art. I-37.1).
In caso di avvio di un processo legislativo è preclusa l’adozione di atti di tipo diverso da quelli indicati (art. I-32.2).
Tra i tipici, come anticipato, è istituita un’esplicita gerarchia. 

Al vertice si collocano gli atti legislativi, cioè la “legge europea” e la “legge quadro europea”. Viene così introdotta la nozione di “legge” nel sistema comunitario.
Essi sono riservati essenzialmente all’autorità legislativa e si strutturano secondo il precedente modello del regolamento e della direttiva.

L’attuazione degli atti legislativi è rimessa al “regolamento europeo”, che può assumere, a seconda dei casi, la struttura degli attuali regolamenti e direttive. L’adozione spetta al Consiglio dei Ministri e alla Commissione.

Tra i “regolamenti europei” si distinguono quelli delegati e quelli di esecuzione. 
I primi, per espressa previsione (art. I-35), possono essere emanati, su delega della “legge europea” e della “legge quadro europea”, dalla Commissione.
I secondi possono essere adottati dalla Commissione , per l’attuazione degli atti legislativi, ove questi le conferiscano tale competenza .

Per quanto riguarda, infine, le decisioni, raccomandazioni e pareri, tali atti non si differenziano dagli attuali omonimi strumenti. Viene, tuttavia, precisata la definizione degli effetti della decisione, che può essere assunta da tutte le istituzioni, incluso il Consiglio europeo e la BCE, ma escluso il Parlamento europeo.

Le raccomandazioni possono, invece, essere adottate, nei casi previsti, dalla Commissione, dalla BCE ed anche dal Consiglio dei Ministri.

Articolo scritto da Silvia Petruzzino – www.giuristionline.com

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