Le liti fiscali hanno sempre un costo, anche per chi le vince. È quindi interesse, sia dell’amministrazione sia del contribuente, che le controversie siano ridotte al minimo e che il rapporto tributario venga definito al più presto possibile con il pagamento di quanto dovuto, senza dover subire il peso e le incertezze dei giudizi.

In alcuni casi, il fisco svolge controlli e verifiche di carattere più sostanziale, che – qualora vengano rilevate delle irregolarità – si concludono con un atto di accertamento che prende nomi diversi a seconda delle imposte: avviso di accertamento per l’Irpef; avviso di rettifica o di accertamento induttivo per l’Iva; avviso di rettifica e liquidazione di maggiore imposta, per l’imposta di registro e di successione.
In particolare, quando vi è una verifica degli uffici finanziari o della Guardia di finanza sulla situazione contabile di un’azienda, il titolare riceve, in ordine di tempo:

1 – il verbale di constatazione
nel quale sono raccolte le contestazioni e gli addebiti mossi dai verbalizzanti a conclusione della verifica (e che non è detto siano tutti poi accolti dall’Ufficio);

2 – l’atto di accertamento
vero e proprio, nel quale sono indicati i tributi e le sanzioni che l’Ufficio ha accertato sulla base dell’esame del verbale di constatazione e degli altri elementi di valutazione in suo possesso;

3 – la cartella di pagamento
nella quale sono indicate le somme iscritte a ruolo. In questi casi l’eventuale ricorso alla Commissione tributaria deve essere presentato contro l’atto di accertamento 

Da notare che nel caso delle tasse auto, contrariamente a quanto accade di solito, l’atto contro cui si può fare ricorso non è l’atto di accertamento (atto n. 2) ma solo la cartella di pagamento (atto n. 3). Occorre quindi evitare di incorrere nell’errore di molti contribuenti, che ricorrono contro il processo verbale e poi, convinti che questo ricorso sia valido, omettono di presentarlo contro la cartella di pagamento.

Come indichiamo negli appositi capitoli, il contribuente che ha ricevuto un atto di accertamento può presentare ricorso oppure (nei casi in cui ciò è permesso) cercare di arrivare a un “concordato”. In caso di ricorso il fisco ha il potere, secondo la legge, di riscuotere a titolo provvisorio una parte del tributo accertato e i relativi interessi. 

Anche in questa ipotesi, in mancanza di un pagamento diretto, per essere riscosse le somme devono essere iscritte nei ruoli, i quali dovranno poi essere trasmessi ai concessionari, in modo che questi possano predisporre le relative cartelle. 

Dove ci si può informare sulle cartelle 
Il contribuente che desidera informazioni su una cartella si rivolge, frequentemente, agli sportelli del concessionario che ha predisposto la cartella. 
Questi potrà dare, però, indicazioni aggiornate sui pagamenti fatti e da fare ma non potrà entrare nel merito delle motivazioni dell’addebito in quanto, come abbiamo già chiarito, il suo compito è solo quello di trasferire sulla cartella i dati contenuti nei ruoli formati dall’ufficio impositore.

È presso questo ufficio che vanno, quindi, acquisite le informazioni e presentate eventuali contestazioni: ad esempio presso l’ufficio tributi dei Comuni, per la tassa sui rifiuti solidi urbani; presso gli uffici del registro o delle entrate, per gli accertamenti di maggior valore da loro effettuati in materia di imposta di registro, Invim, imposta sulle successioni; presso i centri di servizio o presso gli uffici delle imposte dirette e Iva e gli uffici delle entrate per le cartelle emesse a seguito della liquidazione delle dichiarazioni.

Per chiarimenti in materia di tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente può rivolgersi ai centri di assistenza telefonica, che rispondono al n. 848.800.444,
I passaggi da compiere quando arriva una cartella sono riassunti nel prospetto

Fonte: Ministero delle Finanze, 2001

Sottocategoria:  Contenziosi-