La circolare INPS n. 103 del 6 luglio 2004, fornisce le modalità applicative dell’imposizione contributiva per i prestatori di lavoro autonomo occasionale con reddito annuo derivante superiore a euro 5.000.

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Il provvedimento amministrativo interpreta quanto previsto dall’articolo 44 del D. L. 30 settembre n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326: «A decorrere dal 1° gennaio 2004 i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati alle vendite a domicilio di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, solo qualora il reddito annuo derivante da dette attività sia superiore ad euro 5.000. Per il versamento del contributo da parte dei soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale si applicano le modalità ed i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla predetta gestione separata».

Come già a suo tempo verificatosi per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, la base imponibile, ai fini previdenziali, si determina con riferimento alla categoria di reddito conseguito ai fini fiscali. I prestatori di lavoro autonomo occasionale conseguono redditi diversi, definiti a norma dell’art 67, coma 1, lettera l, del TUIR e determinati a norma del successivo articolo 71. Con riferimento alla normativa fiscale occorrerà verificare il presupposto contributivo, integrato dal superamento della soglia dei 5.000 euro di reddito annuo. Il riferimento alla normativa fiscale implica che debba trattarsi di redditi percepiti nel periodo d’imposta, indipendentemente dal periodo di maturazione del compenso (c. d. criterio di cassa). Fanno eccezione i compensi originati da prestazioni rese nel 2003 e percepiti nel 2004 in analogia con le previsioni del DM 2 maggio 1996, n. 281, istitutivo della Gestione separata, che restano esenti da contribuzione. 

La classificazione fiscale data ai redditi de quo mette in risalto la differenza esistente con le collaborazioni coordinate occasionali. Queste ultime infatti danno luogo a redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e sono soggette a contribuzione secondo regole analoghe a quanto previsto per collaborazioni coordinate e continuative tipiche e a progetto.

Sul piano civilistico occorre sottolineare che le collaborazioni coordinate così come le attività di lavoro autonomo occasionale originano dall’art. 2222 del codice civile, ossia dall’alveo del lavoro autonomo reso senza vincolo di subordinazione, qualificandosi, quindi, come obbligazioni di risultato. Tuttavia, la coordinazione implica l’inserimento nella struttura e nel processo produttivo del committente, attenuando, in qualche modo, il grado di autonomia del collaboratore, almeno da un punto di vista pratico. Si pensi, ad esempio, all’impossibilità di accedere ai luoghi ove si svolge l’attività di collaborazione, in coincidenza con la chiusura degli stessi, in ragione di motivazioni organizzative decise dal committente.

In merito alle modalità di riscossione, la circolare non può prescindere dal testo normativo e dalla sua infelice scelta. Là si legge, infatti, che le modalità di riscossione sono mutuate dai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Ciò comporta un notevole appesantimento burocratico della gestione ed un’incerta possibilità di accertare il responsabile di eventuali evasioni e/o omissioni contributive.

Sul prestatore d’opera ricade, infatti, l’obbligo d’iscrizione alla gestione separata, all’atto del superamento della soglia di reddito esente da contribuzione. Tuttavia, la particolare determinazione del reddito, di cui all’art. 71 del TUIR, fatta di contrapposizione di compensi e costi inerenti al conseguimento degli stessi, rende assai ardua una precisa determinazione del reddito in corso d’anno. Sicuramente più logico sarebbe stato assimilare le modalità di riscossione per tali prestatori a quelle previste per i professionisti iscritti alla medesima gestione separata, con le relative scadenze scandite dalla dichiarazione dei redditi annuale.

In conseguenza di questo contorcimento logico, sul prestatore autonomo occasionale ricade l’obbligo di comunicare al committente il superamento della fascia di esenzione, mentre quest’ultimo ha la responsabilità dei versamenti nonché la facoltà di rivalsa sui compensi corrisposti in ragione di un terzo della contribuzione dovuta.

Circa le aliquote applicabili, valgono in tutto e per tutto le previsioni in vigore per le collaborazioni coordinate: 

– 17,80% per chi non è provvisto di altra copertura previdenziale, con applicazione, con il sistema del contatore, dell’1% aggiuntivo sulla parte di compensi eccedente la prima fascia di retribuzione pensionabile;

– 15,00% per i titolari di pensione diretta;

– 10,00% per tutti gli altri.

Identica è anche la previsione del massimale contributivo.

Da ultimo giova ricordare che con circolare del 18 marzo 2004 l’INAIL ha precisato che restano escluse dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro «le attività di lavoro autonomo occasionale vero e proprio, nelle quali non si riscontra un coordinamento ed una continuità nelle prestazioni».

Articolo a cura del Dott. Stefano Camassa
Consulente del Lavoro – stcamass@tin.it

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