Con un parere emanato in data 19 maggio 2000, il Garante per la protezione dei dati personali Rodotà è intervenuto a definire un’interessante questione connessa ai rapporti tra tutela del diritto alla privacy e disciplina relativa al trattamento dei dati personali nell’ambito della documentazione condominiale.

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Le questioni affrontate dal Garante riguardavano, in prima istanza, l’ammissibilità del potere da parte dell’amministratore di chiedere ai singoli condomini copia delle pagine dell’atto notarile al fine di verificare l’effettivo diritto di partecipazione all’assemblea condominiale (oltre che del potere da parte del medesimo di rendere noto l’aggiornamento periodico di tali dati agli altri condomini). 

È connessa, poi, alla precedente questione la tematica relativa alla legittimità della condotta dell’amministratore che comunichi al condominio richiedente l’elenco dei proprietari di singole unità immobiliari, nonché dei conduttori (qualora i temi da trattare nel corso dell’assemblea richiedano la partecipazione di questi ultimi) e che renda noto ai condomini i prospetti contabili con l’indicazione delle relative posizioni attive e passive.

In materia, il Garante ha puntualizzato che ai condomini va riconosciuta la contitolarità del trattamento dei dati gestiti in concreto dall’amministratore. In quanto tali, i condomini hanno il diritto di conoscere i dati personali trattati in materia condominiale a norma e secondo le finalità descritte dagli artt. 1117 e seguenti del codice civile, relative al condominio degli edifici.

La documentazione afferente la gestione condominiale potrà, di conseguenza, essere messa a disposizione dei condomini che ne facciano richiesta, allo scopo di verificare la regolarità delle procedure assembleari (dal punto di vista del controllo dei nominativi dei condomini in quanto indispensabili ai fini della regolare convocazione assembleare), nonché per accertare la validità delle deliberazioni medesime.

L’Autorità ha poi specificato che l’amministratore ha la possibilità di acquisire le informazioni in oggetto anche mediante la preventiva esibizione da parte dei condomini di una copia o di un estratto dell’atto notarile di proprietà.

Non rappresenta, pertanto, violazione della normativa sulla privacy (introdotta, come è noto, dalla legge n. 675 del 31 dicembre 1996) la comunicazione da parte dell’amministratore ai condomini dei dati riguardanti la gestione condominiale e necessari a verificare sia la titolarità effettiva in capo ai singoli soggetti del diritto a partecipare alle assemblee condominiali che delle singole quote rappresentate.

Occorre, tuttavia, considerare che un limite inamovibile alla trasparenza della gestione condominiale è rappresentato dalla lesione del diritto alla riservatezza: il Garante ha, infatti, precisato che il condominio, in particolare attraverso l’amministratore, ha in ogni caso il dovere di adottare le cautele idonee e necessarie ad impedire la divulgazione dei dati trattati a terzi non legittimati.

Incombe, dunque, in particolare all’amministratore il dovere di impedire la diffusione a terzi estranei dei dati personali necessari alla gestione amministrativa della proprietà condominiale, fermo restando il diritto del singolo condominio a ricevere le informazioni relative all’amministrazione del condominio. 

In quest’ottica, il Garante per la protezione dei dati personali, con un provvedimento del 16 ottobre 2000, ha chiarito che l’amministratore non può disporre l’affissione in bacheca dell’elenco dei nominativi dei condomini morosi (né di solleciti di pagamento indirizzati a singole persone) senza tenere conto di quanto previsto dalla legge sulla tutela della privacy, delle disposizioni civilistiche relative alle attribuzioni e ai poteri dell’amministratore ed eventualmente di quanto disposto dal regolamento condominiale. È evidente che tale modalità di trattamento dei dati personali nell’ambito della gestione condominiale non presenta le sufficienti garanzie di tutela del diritto alla riservatezza richieste dalla legge n. 675 del 1996. 

L’affissione in bacheca, infatti, potrebbe consentire anche a terzi estranei alla gestione condominiale di venire a conoscenza di dati aventi carattere personale – quali l’indicazione delle posizioni debitorie dei singoli condomini – configurando così una modalità di trattamento dei dati esorbitante rispetto alle finalità perseguite.

Va precisato, tuttavia, che resta fermo il diritto del singolo condomino, che ne faccia richiesta, alla comunicazione dei dati di bilancio e dei prospetti contabili relativi alle quote pagate e alle eventuali morosità (in ragione della sopracitata contitolarità al trattamento dei dati), incombendo sull’amministratore il dovere di adottare le opportune cautele – scegliendo a tal fine adeguate modalità di comunicazione dei dati – per evitare l’accesso alle informazioni in esame da parte di soggetti terzi non legittimati.

In definitiva, l’Autorità ha definito la complessa problematica dei rapporti tra legge di tutela del diritto alla riservatezza e disciplina della cosa comune, realizzando un equo contemperamento tra due opposte esigenze: da un lato l’esigenza di tutela di dati di carattere personale, dall’altro la necessità di assicurare ai condomini la possibilità di verificare la regolarità della gestione condominiale, assicurando ai medesimi (con esclusione dei terzi non legittimati) il diritto di accedere e di ricevere le informazioni relative al funzionamento e all’amministrazione del condominio.

Articolo a cura della Dott.ssa Elena Cavani
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Sottocategoria  Condominio-

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