Le liti fiscali hanno sempre un costo, anche per chi le vince. È quindi interesse, sia dell’amministrazione sia del contribuente, che le controversie siano ridotte al minimo e che il rapporto tributario venga definito al più presto possibile con il pagamento di quanto dovuto, senza dover subire il peso e le incertezze dei giudizi.
Possono essere “concordate” tutte le più importanti imposte dirette e indirette:

Imposte dirette
– Irpef
– Irpeg
– Ilor
– Irap
– Contributo straordinario per l’Europa
– Imposta sul patrimonio netto delle imprese
– Imposte sostitutive sulla rivalutazione dei beni delle imprese
– Imposta sostitutiva su riserve o fondi in sospensione – Irpef
– Irpeg
– Ilor
– Irap
– Contributo straordinario per l’Europa
– Imposta sul patrimonio netto delle imprese
– Imposte sostitutive sulla rivalutazione dei beni delle imprese
– Imposta sostitutiva su riserve o fondi in sospensione

Imposte indirette
– Iva
– imposta sulle successioni e donazioni
– imposta di registro
– imposta ipotecaria e catastale
– Invim (ordinaria e decennale)
– imposta sostitutiva dell’Invim
– imposta sostitutiva sulle operazioni di credito
– imposta erariale di trascrizione e addizionale regionale all’imposta erariale di trascrizione
– imposta provinciale sull’immatricolazione di nuovi veicoli.

I casi a cui più di frequente si può applicare il concordato possono riguardare:
– accertamento analitico ai fini delle imposte dirette con valutazione induttiva (maggiori ricavi, minori costi);
– accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche sulla base di presunzioni;
– accertamenti d’ufficio in caso di omessa dichiarazione;
– accertamento analitico Iva con poste induttive;
– accertamento induttivo imposte dirette;
– accertamenti basati su coefficienti;
– accertamenti basati su parametri o studi di settore;
– accertamenti in base al redditometro;
– accertamenti basati su valutazioni dell’Ute;
– accertamenti riguardanti la qualificazione del reddito (d’impresa, di lavoro autonomo, di capitale, ecc.);
– accertamenti riguardanti la qualificazione di certe spese (pluriennali e no, promozionali o di rappresentanza, ecc.);
– accertamenti per i sostituti d’imposta in merito all’ammontare degli imponibili o alla quantificazione dei redditi in natura.

Quando ci si fa rappresentare
ll contribuente può farsi rappresentare da un procuratore, anche con un incarico speciale relativo solo al concordato. In questo caso la procura deve essere conferita per iscritto e la firma autenticata.

Non è necessaria l’autentica se la procura è fatta al coniuge o a parenti e affini entro il quarto grado (o, in caso di società ed enti, ai propri dipendenti). Si ricorda che entro il quarto grado rientrano fratelli e sorelle, figli e genitori, nipoti, cognati ed altri familiari.

Il concordato per le imposte dirette e per l’Iva

Chi può farlo, per quali casi
La possibilità di concordare è estesa a tutti i contribuenti (persone fisiche, società di persone, associazioni professionali, società di capitali, enti), compresi i sostituti d’imposta.

Il concordato si può utilizzare anche per definire:
– i periodi d’imposta per i quali erano applicabili precedenti tipi di concordato (il cosiddetto “concordato di massa” per il periodo 1987-1993 e il “concordato 1994”)
– gli accertamenti induttivi, gli accertamenti sintetici basati sul cosiddetto redditometro, gli accertamenti fondati sui “coefficienti presuntivi”, sui parametri o sugli studi di settore. 

Gli effetti sui contributi e sui reati tributari
La definizione ha effetto sui contributi assistenziali e previdenziali, che hanno la stessa base imponibile di quella delle imposte sui redditi. In pratica, il contribuente che concorda con il fisco dovrà poi regolarizzare la sua posizione anche con gli enti previdenziali.

Ai maggiori contributi non vanno però aggiunti interessi e sanzioni.
Il concordato non ha invece conseguenze per quanto riguarda l’Iciap e per eventuali fini extratributari.

A seguito della definizione concordata, inoltre, le pene previste per i reati tributari connessi all’avviso di accertamento sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie, se il concordato è stato perfezionato prima dell’apertura del dibattimento di primo grado con estinzione del debito tributario.

Gli effetti sull’Iva
La definizione delle imposte sui redditi ha effetto anche per l’imposta sul valore aggiunto quando l’accertamento riguarda voci che possano riferirsi ad entrambe le imposte. Per esempio, un accertamento riguardante prestazioni non dichiarate può avere effetti sull’Iva dovuta dall’artigiano o dal professionista. Viceversa, la definizione di un accertamento riguardante ammortamenti non riconosciuti non assume rilevanza ai fini dell’Iva.

È anche possibile utilizzare il concordato per definire contestazioni riguardanti solamente l’Iva senza riflessi sull’imposizione diretta, come nell’ipotesi di rettifiche relative all’aliquota adottata oppure al regime di non imponibilità o di esenzione applicato dal contribuente.

Gli eventuali accertamenti successivi al concordato
L’accertamento definito con il concordato non può essere integrato o modificato dall’ufficio finanziario, a meno che successivamente non emergano nuovi elementi che attestano un’evasione macroscopica.

Devono però sussistere, contemporaneamente, le seguenti condizioni:
– i nuovi elementi non dovevano essere conosciuti (né conoscibili) dall’ufficio finanziario al momento della definizione;
– da questi elementi deve emergere un maggior reddito superiore al 50 per cento di quello definito;
– il maggior reddito deve comunque essere non inferiore a centocinquanta milioni.

N.B.: queste condizioni, a partire dal periodo di imposta 1998, non sono necessarie ai fini di un ulteriore accertamento nei casi di concordato relativo ad accertamento basato sugli studi di settore o sui parametri.

Un nuovo accertamento è inoltre possibile in alcuni casi particolari riguardanti le società di persone, le associazioni e le aziende coniugali:
– se la definizione ha riguardato esclusivamente i redditi di partecipazione nei confronti di società di persone ed associazioni professionali, ovvero del coniuge dell’azienda coniugale non gestita in forma societaria;
– se viene accertato un maggior reddito nei confronti della società, associazione o azienda coniugale alla quale partecipano soggetti che, limitatamente ai redditi diversi da quelli di partecipazione, hanno già definito la loro posizione individuale. Questi accertamenti possono riguardare, perciò, soltanto il maggior reddito di partecipazione attribuibile al socio, all’associato o al coniuge in conseguenza dell’accertamento effettuato nei confronti della società, associazione o azienda coniugale.

Un nuovo accertamento è possibile, infine, nei confronti di tutti i contribuenti, quando la definizione ha riguardato un accertamento parziale.

Sanzioni
A seguito del concordato, le sanzioni per le violazioni concernenti i tributi oggetto di definizione e il contenuto delle dichiarazioni si applicano nella misura di un quarto del minimo previsto.

Si ricorda comunque che, in caso di cumulo delle sanzioni derivante dall’applicazione delle regole sulla continuazione delle violazioni, per ciascun tributo oggetto dell’adesione sarà determinata una sanzione unica per tutte le violazioni ad esso riferite nell’ambito del periodo d’imposta interessato dalla definizione.

In tal caso, la continuazione assorbirà esclusivamente le sanzioni inerenti alle violazioni “prodromiche” in rapporto di progressione con quella più grave. Maggiori delucidazioni su questo punto sono contenute nella circolare 180/E del 10 luglio 1998.
Sono escluse dalla riduzione le sanzioni applicate per gli errori formali riscontrati in sede di liquidazione delle dichiarazioni dei redditi ed Iva (in base agli articoli 36-ter del D.p.r. 600/73 e 60, comma 6, del D.p.r. 633/72) ( Doc. Trib.), ossia durante il primo controllo effettuato dai Centri di servizio e dagli Uffici Iva su queste dichiarazioni, nonché le sanzioni per omessa, incompleta o non veritiera risposta alle richieste dell’Ufficio.

Scritture contabili
Il concordato, a differenza di quanto venne a suo tempo previsto per il cosiddetto concordato di massa, non elimina l’obbligo di conservazione delle scritture e dei documenti contabili riguardanti l’annualità definita.

Le società di persone e le associazioni professionali
L’ufficio competente all’accertamento nei confronti delle società di persone o dell’associazione professionale effettua anche la definizione della quota di reddito attribuibile ai soci o associati, con un unico atto ed in
contraddittorio con ciascuno di loro.

L’amministrazione finanziaria è quindi tenuta a convocare, oltre al rappresentante legale, tutti i soci o associati.
La definizione può essere effettuata anche solo da alcuni degli interessati (il singolo socio o associato può, quindi, definire la propria posizione a prescindere dalla scelta della società o dell’associazione).

Nell’ipotesi in cui solo alcuni dei soggetti interessati abbiano aderito all’accertamento, l’amministrazione provvederà a notificare, sulla base degli imponibili definiti, atti di accertamento sia ai soggetti che sono intervenuti al contraddittorio e non hanno aderito sia a quelli che, pur convocati, non sono intervenuti. In tal caso, non essendo applicabile la riduzione prevista per l’accertamento con adesione, le sanzioni verranno irrogate nella misura ordinaria.

Quali sono gli Uffici competenti per il concordato
Sono competenti ad applicare il concordato gli uffici delle entrate, nelle circoscrizioni in cui sono stati istituiti (vedi indirizzi). (all’indirizzario delle entrate)
Nelle circoscrizioni in cui questi uffici non esistono ancora, la competenza spetta agli uffici delle imposte dirette (e, per gli accertamenti da loro notificati, agli Uffici Iva).
Se il concordato riguarda società di persone, associazioni professionali, o aziende coniugali gestite in forma associata, l’ufficio competente all’accertamento con adesione della società (o dell’associazione o dell’azienda) effettua anche la definizione del reddito attribuibile ai soci o agli associati, con unico atto e in contraddittorio con loro, a prescindere dalla loro residenza.

Come si avvia il concordato
Il concordato può essere avviato dagli uffici finanziari o dal contribuente.
Nella prima ipotesi l’ufficio invia al contribuente un “invito a comparire”, avente unicamente carattere informativo, nel quale sono indicati i periodi di imposta suscettibili di accertamento, il giorno e il luogo dell’appuntamento, nonché gli elementi rilevanti ai fini dell’accertamento.

Nel caso in cui il contribuente sia soggetto all’applicazione dei coefficienti presuntivi, la richiesta di chiarimenti inviata dall’ufficio delle entrate o delle imposte dirette vale anche come invito a comparire.

Il contribuente può attivare autonomamente la procedura del concordato quando ha ricevuto la notifica di un atto di accertamento non preceduto da un invito a comparire, presentando all’ufficio una domanda in carta libera.

Si sottolinea che l’accertamento non deve essere stato preceduto da un invito a comparire in quanto, se fosse stato inviato tale avviso, il contribuente avrebbe già dovuto presentarsi presso l’ufficio per avviare la procedura di concordato. Se non lo ha fatto, lasciando cadere nel vuoto la proposta dell’ufficio, non ha più la possibilità di riproporlo.

La domanda, con l’indicazione del recapito anche telefonico, deve essere presentata all’ufficio che ha emesso l’atto di accertamento, mediante consegna diretta o a mezzo posta (v. fac-simile in Appendice). L’ufficio, entro quindici giorni dal ricevimento della domanda, invita, anche telefonicamente, il contribuente a comparire.

Un secondo caso in cui il contribuente può avviare di sua iniziativa il procedimento di concordato è quando sono stati effettuati nei suoi confronti accessi, ispezioni o verifiche da parte della Guardia di finanza o degli Uffici dell’amministrazione finanziaria. In questo caso il contribuente, sempre con una domanda in carta libera presentata con le stesse modalità (v. fac-simile) può chiedere all’Ufficio competente di formulare una proposta di accertamento ai fini dell’eventuale definizione.
Se lo ritiene opportuno, l’Ufficio invierà un invito per instaurare il contraddittorio con il contribuente.

L’ufficio non è obbligato a inviare l’invito a comparire prima dell’accertamento, così come il contribuente non è obbligato a rispondere alla convocazione: se non si presenta, non è soggetto ad alcuna sanzione (quando poi arriverà l’atto di accertamento non potrà però prendere l’iniziativa di proporre il concordato). 

Sospensione dei termini
Allo scopo di non danneggiare il contribuente che ha presentato la domanda di concordato, il termine per impugnare un atto di accertamento presso la Commissione tributaria provinciale è sospeso per un periodo di 90 giorni a decorrere dalla data di presentazione.

Il contribuente che entro questo termine non riesce a mettersi d’accordo con l’ufficio non perde quindi la possibilità di ricorrere alla Commissione tributaria provinciale.
Dalla data della domanda è sospeso per 90 giorni anche il termine per il pagamento dell’Iva (o della maggiore Iva) accertata.

Anche l’iscrizione a ruolo a titolo provvisorio delle imposte accertate dall’Ufficio è effettuata, ricorrendone i presupposti, dopo la scadenza del termine di sospensione.

Attenzione
È possibile chiedere il concordato e poi, se non viene concluso, fare ricorso, ma non il contrario. Se, pertanto, il contribuente dopo aver ricevuto un avviso di accertamento presenta ricorso alla Commissione tributaria, non può più fruire del concordato.

Come si conclude il concordato
In caso di esito favorevole del contraddittorio, il procedimento si conclude con la redazione di un atto, in doppia copia. 

L’atto conclusivo del concordato deve indicare:
– gli elementi e la motivazione del concordato
– le maggiori imposte, sanzioni e interessi dovuti a seguito della definizione
– le altre somme eventualmente dovute, compreso il contributo al Servizio sanitario nazionale.

Come si perfeziona
Il concordato si perfeziona con il versamento delle somme risultanti dall’accordo. Questo può essere effettuato:
– in unica soluzione, entro i venti giorni successivi alla redazione dell’atto
– in un massimo di otto rate trimestrali di uguale importo, o in un massimo di dodici rate trimestrali, se le somme dovute superano i cento milioni, delle quali la prima da versare entro il termine di venti giorni dalla redazione dell’atto.
Per le rate successive (gravate degli interessi legali) è però necessario che il contribuente presti garanzia secondo una delle forme previste dalla legge (titoli di stato o garantiti dallo stato, fidejussione bancaria o polizza assicurativa fidejussoria).

Entro i dieci giorni successivi al pagamento dell’intero importo o della prima rata il contribuente deve far pervenire all’ufficio competente la quietanza (accompagnata, nei casi di rateazione, dalla documentazione relativa alla garanzia), dopodichè potrà ottenere dall’ufficio la consegna della copia dell’atto di adesione.

Nel momento in cui si perfeziona il concordato non ha più alcuna efficacia l’eventuale avviso di accertamento ricevuto in precedenza.

Attenzione
In caso di mancato versamento delle somme rateizzate nei termini stabiliti, l’amministrazione finanziaria recupera le somme dovute attraverso la cauzione o le garanzie prestate.

Come si versano le somme dovute
Il versamento deve essere effettuato, distintamente per ciascun anno definito, presso qualsiasi concessionario della riscossione, banca o ufficio postale, utilizzando il mod. F24 è possibile anche avvalersi della compensazione tra debiti e crediti d’imposta del contribuente.
I codici tributo da utilizzare sono indicati nel sito. (ai codici tributo) 

Il concordato per le altre imposte indirette

Oggetto del concordato
Anche se l’ipotesi tipica di concordato in materia di imposte indirette riguarda i casi in cui l’ufficio stima il valore di un atto (per esempio, l’accertamento di maggior valore in caso di compravendita), è possibile arrivare al concordato in tutte le circostanze in cui è attribuito agli uffici un potere di accertamento.

La definizione ha effetto per tutti i tributi dovuti dal contribuente, relativamente ai beni e ai diritti indicati in ciascun atto, denuncia o dichiarazione che ha determinato l’accertamento.

In ogni caso, il valore definito a seguito del contraddittorio fra l’ufficio ed il contribuente vincola l’ufficio solo per la definizione dei tributi trattati.
Il concordato non può essere impugnato dal contribuente e non può essere integrato o modificato dall’ufficio. Né l’ufficio tributario né il contribuente, in altri termini, possono presentare una ulteriore contestazione per i rapporti tributari definiti.

Sono escluse adesioni parziali riguardanti singoli beni o diritti contenuti nello stesso atto, denuncia o dichiarazione.
L’atto non è divisibile, ai fini dell’accertamento con adesione, quando contiene disposizioni necessariamente connesse.
Se, invece, un atto contiene più disposizioni che non derivano necessariamente le une dalle altre per la loro intrinseca natura, ciascuna di esse, se soggetta ad autonoma imposizione, può formare oggetto di definizione come se fosse un atto distinto.

Ad esempio, è di regola un atto non divisibile la denuncia di successione, mentre sono divisibili le diverse compravendite eventualmente contenute in un unico atto.

Sanzioni
Le sanzioni dovute per ciascun tributo, a seguito del concordato, si applicano nella misura di un quarto del minimo previsto dalla legge, con modalità simili a quelle previste per le imposte dirette e per l’imposta sul valore aggiunto.

Uffici competenti
Competente per il procedimento di definizione delle imposte indirette è l’Ufficio delle entrate, se questo è istituito. Altrimenti, la competenza spetta agli Uffici del registro.

Come si avvia
Per l’avvio del concordato possono presentarsi due diverse situazioni:

A. nel caso in cui è stato notificato un avviso di accertamento, non preceduto dall’invito a comparire, il contribuente può presentare all’Ufficio competente una domanda di concordato in carta libera indicando il proprio recapito, compreso quello telefonico.

La presentazione della domanda da parte del contribuente sospende per 90 giorni sia i termini per l’impugnazione dell’atto davanti alla giurisdizione tributaria sia il pagamento delle somme dovute in pendenza del giudizio.

Attenzione
Non è consentita la presentazione della domanda di concordato se il contribuente ha già impugnato l’atto davanti alla commissione tributaria provinciale.

L’Ufficio è tenuto, entro 15 giorni dalla ricezione della domanda, a trasmettere al contribuente, anche mediante telefono, l’invito a comparire.

B. nel caso in cui non è stato notificato un avviso di accertamento, il procedimento può essere iniziato dall’ufficio che invia al contribuente un invito a comparire nel quale devono essere indicati:

– gli elementi identificativi dell’atto, della denuncia o della dichiarazione cui si riferisce il rapporto tributario per il quale si può arrivare al concordato
– il giorno e il luogo della comparizione.
– gli elementi rilevanti ai fini dell’accertamento.

L’invio della proposta di adesione non è obbligatorio ma è lasciato alla valutazione degli uffici, che devono tenere conto anche delle proprie capacità operative, soprattutto in prossimità della scadenza dei termini per l’accertamento.

Come si conclude
In caso di esito positivo del contraddittorio, il procedimento di accertamento con adesione si conclude con la redazione da parte dell’Ufficio di un atto in doppia copia contenente:
– l’indicazione per ogni tributo degli elementi su cui la definizione si fonda e della sua motivazione;
– la liquidazione delle maggiori imposte, sanzioni e interessi dovuti a seguito della definizione.

Quando ci sono più interessati
La definizione delle imposte indirette, nelle quali possono essere coinvolti più contribuenti allo stesso titolo, può essere chiesta ed ottenuta anche da uno solo degli obbligati.

In questi casi:
– l’ufficio deve inviare l’invito a comparire a tutti gli obbligati, per consentire a ciascuno di partecipare al contraddittorio;
– la definizione chiesta e ottenuta da uno degli obbligati estingue l’obbligazione tributaria nei confronti di tutti con conseguente perdita di efficacia dell’avviso di accertamento eventualmente già notificato;
– la presentazione della domanda di concordato, anche da parte di un solo obbligato, comporta la sospensione per un periodo di 90 giorni, per tutti i coobbligati, dei termini per l’impugnazione e di quelli per la riscossione delle imposte in pendenza di giudizio.

Come si perfeziona
Il concordato si perfeziona con il versamento delle intere somme dovute o con il pagamento della prima rata e la prestazione di idonea garanzia.
In dettaglio il versamento delle somme risultanti dalla definizione può essere effettuato:

– in unica soluzione, entro i venti giorni successivi alla redazione dell’atto di adesione
– in otto rate trimestrali di uguale importo, o in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i cento milioni, delle quali la prima da versare entro il termine dei venti giorni.

Per le rate successive (gravate degli interessi legali) è necessario che il contribuente presti garanzia secondo una delle forme previste dalla legge (titoli di stato o garantiti dallo stato, fidejussione bancaria o polizza assicurativa fidejussoria).

Dal momento del perfezionamento del concordato non ha più alcuna efficacia l’eventuale avviso di accertamento emanato in precedenza.

Entro i dieci giorni successivi al pagamento il contribuente deve far pervenire all’ufficio competente la quietanza e, nei casi di rateazione, la documentazione relativa alla garanzia in modo da ottenere da parte dell’ufficio la consegna della copia dell’atto di adesione.
In caso di mancato versamento delle somme rateizzate nei termini stabiliti, l’amministrazione finanziaria recupera le somme dovute presso chi ha garantito la cauzione o prestato la fideiussione.

Modalità di versamento
Le somme dovute devono essere versate presso qualsiasi concessionario, banca o ufficio postale, utilizzando il modello F23 (il modello F24) per l’imposta sugli intrattenimenti) e indicando i codici-tributo (al sito).

Fonte: Ministero delle Finanze, 2001

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