Si ricomincia con i concordati, questa volta si individualizza lo strumento ad ogni singolo contribuente. Il disegno di Legge alla finanziaria 2005, all’art. 34, mette in campo la “Pianificazione Fiscale Concordata”.

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L’istituto prende sicuramente spunto dal “vecchio” concordato preventivo, quello della scorsa finanziaria per il biennio 2003/2004, ma se ne discosta nella denominazione, non si parla più di “concordato preventivo triennale”. Il triennio in esame è il 2005/2007 e prende in esame una definizione preventiva della base imponibile caratteristica dell’attività svolta dal soggetto.

I destinatari della Pianificazione Fiscale Concordata sono potenzialmente tutti gli imprenditori e gli esercenti un’arte o una professione. Il Fisco invierà ai contribuenti una proposta “individualizzata” formulata sulla base di elaborazioni effettuate dall’anagrafe tributaria, tenendo conto delle risultanze degli studi di settore, dei dati sull’andamento dell’economia nazionale per distinti settori di attività, della coerenza dei componenti negativi di reddito e di ogni altra informazione disponibile relativa al contribuente. Quest’ultimo ha trenta giorni di tempo dal ricevimento della proposta per aderire e, quindi, accettare gli importi indicati. 

Nel caso in cui il contribuente sia in grado di documentare l’infondatezza della proposta, la stessa, sempre entro trenta giorni, può essere definita in contraddittorio con l’Ufficio. 

Le motivazioni che possono giustificare l’infondatezza, sono determinate da significative variazioni degli elementi strutturali dell’attività rispetto a quelli presi in considerazione dalla proposta o da dati ed elementi divergenti sensibilmente. Certo sarà da accertare come il contribuente possa effettivamente far valere le sue ragioni rispetto a quelle “statistiche” dell’Ufficio. Infatti, come in ogni norma che si rispetti, il legislatore spesso fa di “tutta l’erba un fascio”, tralasciando l’esame effettivo delle singole posizioni. Del resto non sarebbe possibile riuscire effettivamente a considerare le molteplici e diversificate realtà aziendali presenti sul territorio. Si confida, almeno noi operatori del settore lo auspichiamo, di trovare più elasticità, da parte degli uffici preposti, ad applicare la regola ad ogni singolo caso.

Aderendo al nuovo istituto, il contribuente ottiene l’inibizione degli accertamenti analitici, analitici induttivi e induttivi in relazione al reddito “caratteristico”; sul reddito che eccede quello definito viene prevista una riduzione di 4 punti percentuali (sia ai fini Ire che Ires) dell’aliquota, fatta eccezione per quella Ire del 23%, ed è esclusa l’applicazione dei contributi previdenziali per la parte di reddito che eccede quello definito. Di questi benefici non potranno fruire i soggetti nei cui confronti viene constatata l’emissione o utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Ai fini Iva si stabilisce che sui maggiori ricavi rispetto a quelli annotati nelle scritture occorre assolvere l’imposta mediante il procedimento dell’aliquota media.

Articolo scritto dal Rag. Angelo Facchini
email facchiniangelo@virgilio.it

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