Nel caso vi sia un contenzioso aperto con il fisco a seguito di un ricorso presentato a una Commissione tributaria provinciale, la conciliazione giudiziale permette di chiuderlo evitando il rischio e i costi del proseguimento della lite.
Con la conciliazione le parti fissano l’importo del tributo e delle altre somme dovute estinguendo il contenzioso.
La conciliazione può anche riguardare non già la controversia nel suo insieme ma solo alcuni suoi aspetti. In questo caso la controversia prosegue nei modi ordinari, limitatamente alle questioni non conciliate.

La conciliazione è applicabile a tutte le controversie per le quali sono competenti le Commissioni tributarie.
Pertanto, il tentativo di accordo conciliativo è consentito anche per le liti in materia di tributi locali.
È possibile conciliare anche le vertenze derivanti da richieste di rimborso nei casi in cui il contribuente, per propria tranquillità, ha preferito pagare per poi contestare davanti al giudice l’illegittimità delle pretese dell’Amministrazione. 
La conciliazione può essere realizzata solo nelle controversie davanti alla Commissione tributaria provinciale, e non oltre la prima udienza.

Il contribuente in caso di conciliazione consegue i seguenti benefici:
– le sanzioni amministrative sono ridotte ad un terzo delle somme irrogabili in rapporto all’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione;
– la misura delle sanzioni non può comunque essere inferiore ad un terzo dei minimi previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo;
– in caso di cumulo delle sanzioni derivante dall’applicazione delle regole sulla continuazione delle violazioni, si applicherà una sanzione unica solo per le violazioni espressamente indicate nell’atto di contestazione o nel provvedimento di irrogazione (es.: se nell’atto di contestazione sono indicate violazioni relative a più periodi d’imposta, ma riferite alle sole imposte dirette, la regola del cumulo giuridico si applicherà solo alle imposte dirette anche se le violazioni interessano altri tributi);

– le pene previste per i reati tributari sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie;
– le spese di giudizio restano compensate;
– si chiude definitivamente la partita con il fisco, se la conciliazione è totale.

Il tentativo di conciliazione non è vincolante, nel senso che il contribuente può tentare l’accordo; qualora non lo raggiunga può sempre proseguire il contenzioso.

Nel caso in cui la violazione configuri una delle condotte criminose punite dalla nuova legge sui reati tributari (decreto legislativo n. 74/2000), (Doc. Trib.)la conciliazione giudiziale costituisce una circostanza attenuante che consente la riduzione della sanzione penale fino alla metà e la non applicazione delle pene accessorie (es.: interdizione dagli uffici direttivi delle società e interdizione dai pubblici uffici). 

La conciliazione giudiziale può essere realizzata in udienza o fuori udienza.

La conciliazione fuori udienza
La conciliazione fuori udienza viene avviata formalmente una volta che sia intervenuto l’accordo tra l’ufficio e il contribuente sulle condizioni alle quali si può chiudere la controversia.
In questa ipotesi lo stesso ufficio, prima della fissazione della data di trattazione, provvede a depositare presso la segreteria della Commissione una proposta di conciliazione con l’indicazione dei contenuti dell’accordo.
Se l’accordo viene confermato, il Presidente della Commissione dichiara, con decreto, l’estinzione del giudizio. 

In udienza
La conciliazione in udienza può essere avviata su iniziativa delle parti o dello stesso giudice. 

– Il contribuente, con una domanda di discussione in pubblica udienza depositata presso la segreteria della Commissione e notificata all’Ufficio entro i dieci giorni precedenti la trattazione, può chiedere di conciliare in tutto o in parte la controversia; 
– l’ufficio, dopo la data di fissazione dell’udienza di trattazione e prima che questa si sia svolta, può depositare una proposta scritta già concordata con il ricorrente;
– il giudice tributario, con intervento autonomo, può invitare le parti ad esperire l’accordo conciliativo. Per le controversie pendenti alla data del 1° aprile 1996 dinanzi alle Commissioni tributarie di 1° grado, di valore inferiore a 5 milioni, il tentativo di conciliazione deve necessariamente essere esperito dal giudice unico.

Se l’accordo viene raggiunto e/o confermato, viene redatto un verbale, in udienza, contenente i termini della conciliazione e la liquidazione delle somme dovute.

In caso di esito favorevole, la conciliazione si conclude con la redazione di un atto scritto in doppia copia contenente:
– l’indicazione della Commissione tributaria provinciale alla quale era stato presentato il ricorso;
– l’indicazione dell’ufficio del Ministero delle finanze e del ricorrente;
– la manifestazione della volontà di conciliare, con l’indicazione degli 
elementi addotti nella proposta conciliativa e una succinta motivazione;
– la liquidazione delle somme dovute in base alla conciliazione giudiziale;
– la data, la sottoscrizione del titolare dell’ufficio e la sottoscrizione del ricorrente. 

La conciliazione si perfeziona, e quindi produce i suoi effetti, solo se il contribuente provvede al versamento delle somme dovute secondo le modalità seguenti:
– in unica soluzione, entro venti giorni dalla redazione del verbale o del decreto del Presidente della Commissione;
– in otto rate trimestrali di uguale importo (o in un massimo di dodici rate trimestrali, se le somme dovute superano i cento milioni). La prima delle rate deve essere versata entro il termine di venti giorni dalla data del processo verbale o del decreto presidenziale, mentre per le rate successive (che sono gravate degli interessi legali) è necessario che il contribuente presti garanzia secondo una delle forme previste dalla legge. 

La garanzia deve essere prestata in titoli di stato o garantiti dallo stato ovvero con fidejussione bancaria o polizza assicurativa fidejussoria, per tutto il periodo di rateazione aumentato di un anno. Gli interessi sulle rate sono calcolati dal giorno successivo a quello del processo verbale di conciliazione o a quello di comunicazione del decreto di estinzione del giudizio, e fino alla scadenza di ciascuna rata.

Il contribuente deve consegnare all’ufficio finanziario copia dell’attestazione del versamento accompagnata – nell’ipotesi di pagamento rateale – dalla documentazione della garanzia prestata.
In caso di mancato versamento delle rate nei termini stabiliti, l’Amministrazione finanziaria recupera le somme dovute presso chi ha garantito la cauzione o prestato la fideiussione. 

Il versamento delle somme dovute per la conciliazione delle controversie tributarie è effettuato presso qualsiasi concessionario, banca o ufficio postale, utilizzando il modello F24 per le imposte dirette e l’Iva e il modello F23 per le altre imposte indirette.

Per le imposte dirette e l’Iva è consentita la compensazione.

Fonte: Ministero delle Finanze, 2001

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