1. Il nuovo regime


Sommario:
1.
Il nuovo regime
2. Disciplina transitoria

1. Il nuovo regime

La riforma del sistema fiscale ha inciso anche sulla disciplina tributaria delle plusvalenze scaturenti dalle cessioni di partecipazioni.

Oggetto di questa seconda parte della relazione è il regime delineato per il percipiente persona fisica. Ai sensi della norma di cui all’art. 68, comma 3, del nuovo TUIR “le plusvalenze di cui alla lettera c) del comma 1 dell’art. 67 [plusvalenze qualificate], per il 40 per cento del loro ammontare sono sommate algebricamente alla corrispondente quota delle relative minusvalenze; se le minusvalenze sono superiori alle plusvalenze, l’eccedenza è riportata in deduzione, fino a concorrenza del 40 per cento dell’ammontare delle plusvalenze dei periodi successivi, ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze sono realizzate”.
Nella vigenza della disciplina pre riforma le plusvalenze da partecipazioni qualificate erano soggette a imposta sostitutiva ad aliquota del 27 per cento (art. 5, comma 1, D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461, oggi abrogato; vedi esempio SLIDE n. 9).

Il disposto dell’art. 67, equipara, alle riferite plusvalenze quelle realizzate per il tramite della cessione dei nuovi strumenti partecipativi del patrimonio di un ente previsti dalla riforma del diritto societario.
Coerentemente con quanto già esposto in materia di dividendi, alla disciplina tributaria delle partecipazioni qualificate è assimilata, anche per ciò che riguarda le plusvalenze, quella applicabile alle ipotesi in cui esse emergano da cessioni di contratti di associazione in partecipazione che prevedano conferimenti ulteriori o diversi dal mero lavoro, laddove il valore dell’apporto sia, comunque, superiore al 5 o al 25 per cento del patrimonio della società, a seconda che i rispettivi titoli siano o meno quotati in mercati regolamentati.

Il D.Lgs. n. 344/2003 non ha, peraltro, modificato la disciplina sostanziale contemplata dalla norma di cui all’art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 461/1997, la quale ancora prevede che si sconti un’imposta sostitutiva del 12,50 per cento sui proventi scaturenti dalla cessione di dette partecipazioni non qualificate.Il percipiente è tenuto alla compilazione di apposito quadro della dichiarazione dei redditi afferente il periodo d’imposta in cui la plusvalenza si è realizzata.

Concorrono nella misura del 100 per cento alla formazione del reddito imponibile anche i plusvalori prodotti dalla cessione di partecipazioni, pure qualificate, in società ubicate nei Paesi definiti paradisi fiscali ed inseriti nella c.d. black list di cui alla lettera dell’art. 167, comma 7.
Se il percettore dei proventi di detta provenienza è un imprenditore individuale o una società di persone il regime di tassazione presenta alcune peculiarità.
In linea di principio, assume rilievo il disposto dell’art. 86 del nuovo TUIR, che stabilisce l’integrale concorso alla formazione del reddito del percipiente .
Tuttavia, ai sensi dell’art. 58, comma 2, laddove ricorrano le condizioni previste dall’art. 87 per l’applicazione del c.d. privilegio di affiliazione , la tassazione resta limitata al 40 per cento.

Ciò detto, le uniche novità introdotte dalla riforma nella disciplina dei capital gains concernono il trattamento delle plusvalenze da trasferimento di partecipazioni qualificate e le modalità di compensazione con le stesse delle minusvalenze e degli altri eventuali costi afferenti.
Più in dettaglio, la novella riserva ai soli proventi che conseguano dalla vendita di quote qualificate di capitale un trattamento tributario migliore rispetto a quello precedente, lasciando inalterato il gravame sui plusvalori da cessione di partecipazioni non qualificate.
Come richiesto dalla legge delega, è, altresì, disposta l’indeducibilità delle minusvalenze iscritte e di quelle prodottesi nell’ambito delle operazioni in parola, riguardanti società con o senza personalità giuridica, residenti e non residenti, che si qualifichino per l’esenzione da tassazione della corrispondente plusvalenza realizzata.
Sono indeducibili anche i costi afferenti partecipazioni esenti. 
Qualora gli stessi siano, dunque, inclusi fra i c.d. oneri accessori, ai fini della determinazione civilistica del plusvalore di realizzo, dovrà apportarsi una variazione in dimunizione nella dichiarazione dei redditi, pari al loro ammontare.
Laddove, invece, il capital gain sia solo parzialmente esente, anche la possibilità di scomputare dal medesimo precedenti minusvalenze e costi di gestione della partecipazione è limitata fino alla concorrenza della percentuale di esenzione (combinato disposto degli artt. 58, comma 2, 64, comma 1, e 87, TUIR).

L’opportunità di ridurre l’ammontare delle plusvalenze mediante scorporo dalle stesse dei menzionati elementi negativi deve, peraltro, ritenersi possibile solo in modo, per così dire, omogeneo.
Dalla formula dell’art. 68, comma 3, sembra, infatti, dedursi che il riferimento alle minusvalenze “corrispondenti” e “relative” ai plusvalori da cessione realizzati comporti che questi ultimi se scaturiti dalla vendita di partecipazioni qualificate (o non qualificate) possano essere erosi solo da oneri o differenze negative imputabili a quote di capitali di identica tipologia.

Articolo scritto dall’ Avv. Massimiliano Nicodemo
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