L’azione ordinaria è la rappresentazione completa di una parte dell’azienda emittente, che ne contiene i diritti, i doveri, i dati di bilancio, gli impegni fiscali, e, di particolare interesse, la redditività

Il dividendo
Rappresenta la remunerazione, per azione, del capitale conferito dall’investitore, che l’assemblea dei soci può decidere di distribuire, o di riportare a riduzione del debito, o di destinare a nuovi investimenti
Una ricerca della Columbia University, su un arco temporale di 130 anni, recentemente confermata e pubblicata sul Financial Analist Journal, rileva che le aziende che hanno distribuito dividendi con regolarità, si sono apprezzate mediamente più di quelle che invece li hanno capitalizzati.
Il motivo sembrerebbe essere questo: i managers dell’azienda che distribuisce i propri utili ai soci e tende a finanziarsi dall’esterno, devono gestire con maggiore attenzione le risorse finanziarie, rispetto a quelli che, poiché utilizzano l’auto finanziamento, non si devono confrontare con il mercato dei capitali e quindi subiscono un controllo meno stringente, e soprattutto più soggettivo.
W.Buffett, riconosciuto universalmente come figura di riferimento della finanza, ritiene invece che il dividendo debba essere capitalizzato, fintanto che i managers riescono a farlo rendere più di quanto renderebbe se investito sul mercato monetario.
Due esempi pratici :
-una società (Unipol) che ogni anno paga un dividendo maggiore, pur diminuendo la payout ratio, è evidentemente una azienda di grande redditività, perchè oltre ad aumentare le proprie riserve e la propria capacità di autofinanziamento, riesce a remunerare in modo crescente i propri soci.
-una società (Telecom I.) che paga dividendi addirittura anticipati, grattando il fondo del cassetto per far cassa e girare liquidità su posizioni a debito della controllante, invece, impoverisce l’azienda, almeno nel momento dell’evento.
Rimane quindi aperta e da valutare di volta in volta, la questione dividendo sì, dividendo no.
Dal punto di vista fiscale, il dividendo è portatore di un credito di imposta, utilizzabile in certe situazioni, in opzione all’investitore.
Per legge il dividendo può essere distribuito solo quando faccia effettivamente parte degli utili, e non può quindi essere tolto da altre riserve;questo fatto lo rende un parametro di valutazione di una certa importanza, e la payout ratio (percentuale del dividendo rispetto all’utile) è una grandezza importante nella valutazione dei fondamentali di una società.

La cedola
Essa, che troppo spesso viene confusa con il dividendo, nasce invece da altri lombi. 
Il dividendo nasce da un utile, la cedola nasce da un debito.
Il debito contratto da un soggetto, tramite una obbligazione, viene onorato alle scadenze previste, dal pagamento degli interessi pattuiti secondo le regole contrattuali, che chiamiamo cedola.
Si tenga presente che il dividendo può essere distribuito o no (per i motivi menzionati), la cedola invece risulta essere certa. Oltretutto mentre lo stacco del dividendo procura una riduzione del valore dell’azione, perché parte integrante dell’azione, lo stacco della cedola lascia inalterato il valore del capitale nominale del creditore, perché è un interesse pagato dal debitore per disporre di quel capitale.
A seconda delle clausole che regolano l’obbligazione, la cedola sarà sempre uguale (ob bligazioni a tasso fisso), oppure agganciata ad un parametro di riferimento più uno spread (obbligazioni a tasso variabile), oppure variabile secondo complicate condizioni di calcolo e strani limiti temporali (obbligazioni strutturate), oppure potrebbe non esserci (zero coupon) perché la remunerazione del debito è la differenza tra valore di rimborso e costo di acquisto.
Da tenere presente che il trattamento fiscale della cedola è regolato dalla trattenuta alla fonte da parte del sostituto di imposta.

La simpatia, evidente, che viene sentita verso il dividendo, nasce dal fatto che questo deriva da un utile, e quindi da un consuntivo di buoni risultati dell’azienda, della quale si detengono le azioni, che ne manifesta il valore. 

Infine, se in passato è sempre stato attribuito alla cedola, un valore “conservativo” rispetto al dividendo per le caratteristiche indicate, negli ultimi anni questo preconcetto è stato rimosso da eventi decisamente incresciosi (Cirio, Argentina, Turchia, Abb, ecc).

Ancora una volta si ritorna a parlare di qualità: non è la classe dello strumento che ne connota la rischiosità, bensì le qualità specifiche e soggettive dell’emittente.

Articolo scritto da Antonio Lucenti – BCV Gestion sim spa 
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