Nella srl la responsabilità degli amministratori è prevista in relazione “ai danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società” (art. 2476, primo comma, c.c.).

Servizio aggiornamento gratuito a disposizione degli utenti registrati di Unione Consulenti.

Schema guida: il ruolo del socio della nuova Srl
1. Premessa
2. L’amministrazione della società
3. Conflitto di interessi dell’amministratore
4. I controlli dei soci
5. L’azione sociale di responsabilità
6. La responsabilità dei soci
7. La ripartizione di competenze tra soci ed amministratori
8. Le materie riservate alla competenza dei soci
9. I procedimenti decisionali
10. L’invalidità delle decisioni dei soci

Manca, a differenza che per la s.p.a, il riferimento alla diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalla specifica competenza posseduta.

In ogni caso, in assenza di una previsione espressa, è riferibile, anche per la s.r.l., il generico dovere di diligenza, in conformità alle regole generali in tema di adempimento delle obbligazioni (art. 1176, primo comma, c.c.). Diligenza non commisurata all’uomo medio, bensì a quella di chi deve svolgere un’attività che implica la capacità di gestione volta a perseguire un risultato economico positivo.
La responsabilità degli amministratori consegue sempre ad un fatto personale e non deriva mai dalla sola qualità di amministratori.

E’, inoltre, necessario che l’amministratore abbia personalmente partecipato all’atto che ha causato il danno, o, in mancanza, che non riesca a dimostrare di essere esente da colpa e non abbia manifestato il proprio dissenso, se era a conoscenza dell’operazione che si stava per compiere (art. 2476, primo comma, c.c.).

La disciplina della s.r.l. non prevede più, dunque, né il dovere generale di vigilare sull’andamento della gestione, né l’obbligo per l’amministratore, a conoscenza di operazioni pregiudizievoli, di fare il possibile per impedire od attenuare il danno.
E’, pertanto, difficile dimostrare di essere esente da colpa, la cui valutazione dovrà essere effettuata di volta in volta dal giudice.

La colpa dovrà, altresì, essere determinata in relazione alla struttura organizzativa scelta dall’autonomia statutaria.
Nel caso in cui l’amministratore sia a conoscenza dell’atto pregiudizievole, egli, se non vuole incorrere in responsabilità, dovrà manifestare il proprio dissenso, che dovrebbe, in ogni caso, risultare dal libro delle decisioni degli amministratori.

La legittimazione ad esperire l’azione di responsabilità contro gli amministratori spetta innanzitutto ai soci, indipendentemente dalla qualifica o meno di amministratori (art. 2476, terzo comma, c.c.).
Il socio esercita l’azione in nome proprio e per conto della società. 

L’azione in esame è, comunque, posta a tutela dell’integrità del patrimonio sociale, come si deduce sia dal fatto che la società fa propri i risultati utili dell’azione, sia il fatto che, in caso di accoglimento della domanda, la società rimborsa ai soci le spese sostenute, salvo il diritto di regresso nei confronti degli amministratori.
Ciascun socio è legittimato all’azione qualunque sia la sua quota di partecipazione al capitale sociale.

L’entità della partecipazione rileva, invece, per quanto riguarda la rinuncia o transazione dell’azione (art. 2476, quinto comma, c.c.). In tal caso, salva diversa disposizione dell’atto costitutivo, si richiede una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale.

Il potere di iniziativa processuale del singolo socio previsto per la s.r.l. è decisamente più snello rispetto alla disciplina della s.p.a., che impone la nomina di un rappresentante comune, oltre, naturalmente ad una percentuale minima di capitale sociale.
Il socio che promuove l’azione può, altresì, chiedere, in caso di gravi irregolarità della gestione sociale, il provvedimento cautelare di revoca dell’amministratore. Il provvedimento cautelare, inserendosi nell’azione di responsabilità, presuppone, comunque, che un danno si sia già verificato.

L’azione di responsabilità non è, infatti, esperibile in presenza di un danno solo potenziale.
Legittimata attiva alla proposizione dell’azione in commento è, anche, la società. Tale conclusione si basa sul fatto che il diritto al risarcimento danni compete alla società e, di conseguenza l’esercizio dell’azione per farlo valere spetta anche ad essa.
Inoltre la società può rinunciare o transigere l’azione di responsabilità contro gli amministratori.
Nel caso che sia il socio sia la società abbiano promosso l’azione è opportuna qualche precisazione.

Nel caso in cui la società abbia promosso l’azione in tutta la sua estensione sotto il profilo soggettivo ed oggettivo, non c’è più spazio, infatti, per esercitare l’azione in proprio.
L’azione del socio, pur non avendo carattere surrogatorio in senso proprio, non può essere esperita per conto della società, avendo quest’ultima già azionato il suo diritto.

Il socio può, comunque, intervenire nel giudizio. Tale intervento va qualificato come adesivo autonomo, conformemente al potere autonomo di iniziativa processuale. La conclusione è la medesima anche nel caso che l’azione sia stata promossa da un altro socio.

Per quanto riguarda la prescrizione dell’azione di responsabilità, in assenza di un apposita previsione, il termine è quello di cui all’art. 2949, primo comma, c.c.. Il termine di cinque anni inizia a decorrere dal prodursi del danno a carico della società.
In considerazione, peraltro, che il danno è immediato e che la prescrizione è sospesa finché gli amministratori restano in carica, il termine inizia a decorrere dalla cessazione della carica. 

Articolo a cura di Silvia Petruzzino – Rivista del Centro Studi
Per informazioni www.giuristionline.com

Sottocategoria  Srl- Amministratori-e-sindaci- 

Per avere ulteriori informazioni vi ricordiamo che è disponibile il servizio professionale di risposta ai quesiti personali: Richiedi un parere all’esperto