La disciplina dettata per la srl in materia di conflitto di interessi dell’amministratore si differenzia sensibilmente da quella, altamente innovativa, prevista per la spa.

Servizio aggiornamento gratuito a disposizione degli utenti registrati di Unione Consulenti.

Schema guida: il ruolo del socio della nuova Srl
1. Premessa
2. L’amministrazione della società
3. Conflitto di interessi dell’amministratore
4. I controlli dei soci
5. L’azione sociale di responsabilità
6. La responsabilità dei soci
7. La ripartizione di competenze tra soci ed amministratori
8. Le materie riservate alla competenza dei soci
9. I procedimenti decisionali
10. L’invalidità delle decisioni dei soci

In tale ultimo caso, l’art. 2391 c.c. si basa sui doveri di trasparenza ed informazione circa ogni interesse che un amministratore abbia per conto proprio o di terzi, in conflitto con la società, di cui è, peraltro, tenuto a specificarne natura, termini, origine e portata.

Il conflitto stesso può essere attuale o potenziale. Secondo la portata innovativa della riforma, l’amministratore che rende con la dovuta trasparenza tutte le informazioni non ha nemmeno l’obbligo di astensione dal partecipare alle delibere riguardanti operazioni nelle quali può avere un interesse in conflitto con la società.

L’obbligo di astensione permane solo in caso di amministratore delegato. La nuova disciplina della s.r.l. è, invece, fondata sul diritto accordato alla società di chiedere l’annullamento dei contratti conclusi dagli amministratori in conflitto di interessi con la stessa, per conto proprio o di terzi, come rimedio al fine di evitare un danno dall’esecuzione dei contratti stessi, a condizione che tale conflitto fosse conosciuto o conoscibile dal terzo (art. 2475 ter, primo comma, c.c.).

La norma attribuisce, altresì, agli amministratori e – ove nominato – al collegio sindacale la legittimazione ad impugnare, entro il termine di decadenza di novanta giorni, le decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con voto determinante dell’amministratore in conflitto di interessi, qualora tale decisone cagioni un danno patrimoniale alla società (art.2475 ter, secondo comma, c.c.).

Il rimedio di cui sopra non è, dunque, esperibile ove siano stati scelti modelli di governance che non prevedano un consiglio di amministrazione. In questo caso l’iniziativa volta a sottrarre la società dal danno derivante dal contratto viziato dal conflitto di interessi dell’amministratore è rimessa all’azione di annullamento, oppure, in caso di amministrazione disgiuntiva, dall’opposizione dei soci e degli altri amministratori, prima che l’operazione sia compiuta.

Il legislatore richiede, comunque, un danno effettivo e non meramente potenziale.

In ogni caso, sono fatti salvi i diritti acquisiti in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della decisione.

Non è, invece, richiamata la disposizione di cui all’art. 2390 c.c., relativa al divieto di concorrenza. In assenza di espresso rinvio, si ritiene, pertanto, che non sia applicabile in via analogica alla s.r.l.. 

Articolo a cura di Silvia Petruzzino – Rivista del Centro Studi
Per informazioni www.giuristionline.com

Sottocategoria  Srl- Amministratori-e-sindaci- 

Per avere ulteriori informazioni vi ricordiamo che è disponibile il servizio professionale di risposta ai quesiti personali: Richiedi un parere all’esperto